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Petrolio nel nostro mare, Nunca Máis.

Ci rassicurano. Dicono che il pericolo è passato, l’emergenza rientrata e non c’è nessun pericolo per nessuno. Insomma, non ci preoccupiamo e lasciamoli lavorare tranquillamente. E invece no. Noi ci dobbiamo preoccupare e non dobbiamo lasciarli lavorare tranquilli perché il pericolo non è passato ed il peggio, probabilmente, deve ancora venire. Le rassicurazioni non bastano perché nessuno ci ha ancora spiegato cos’è successo, dove si è sbagliato, chi ha sbagliato e chi pagherà. Le rassicurazioni non bastano perché non è vero che non è successo niente: abbiamo visto le foto dei gabbiani sporchi, sicuramente non sono stati gli unici ad essere stati avvelenati. Le rassicurazioni non bastano perché non sappiamo se ci saranno altre perdite o sversamenti e se il danno sarà maggiore.
 
Il petrolio versato in mare nella scorsa notte è un avviso di ciò che potrebbe succedere, della spada di Damocle che pende sulle nostre teste da quando alcuni furbi businessmen hanno deciso che il nostro mare non è nostro, ma loro. Che il mare non serve per la pesca o per il turismo, ma ai petrolieri. Non più un’economia sicura, diffusa e praticamente eterna, per le regioni della costa, ma un affare da molti milioni di euro, per poche persone e per pochi anni. Un’attività pericolosa e che non ha conseguenze positive sulla nostra economia, ma la mette a rischio, mettendo in pericolo le attività tradizionali delle nostre terre: il turismo, la pesca e l’agricoltura.Pane per oggi (per pochi), fame per domani (per molti).
 
Adesso, a tragedia consumata, i nostri rappresentanti politici fanno a gara a condannare l’estrazione di petrolio nell’Adriatico e a liberarsi delle responsabilità. Da quelli che “noi eravamo per il Parco della Costa Teatina”, a quelli che “non era di nostra competenza”, però tutti d’accordo: bisogna fermarli. Allora, facciamolo. Fermiamoli. Che non ci sia un altro incidente con il petrolio nell’Adriatico mai più. Nunca Máis, come gridavano i galiziani nel 1992La Società Civile lo chiede da tempo, studi e ricerche ci appoggiano, ma manca la volontà politica. Tra non molto ci saranno le elezioni in Italia, ci verranno a chiedere il nostro voto, costringiamoli a impegnarsi pubblicamente a fermare le estrazioni di idrocarburi nell’Adriatico.
 
Con questo fine, lanciamo l’iniziativa ‘Mai più nel mio mare’: scrivere email o messaggi nelle reti sociali ai candidati dell’Abruzzo per costringerli a prendere una posizione netta e chiara contro l’estrazione di idrocarburi nell’Adriatico. Questo è il testo che proponiamo, ma chiunque può modificarlo come vuole:
 

“Signor candidato, lei mi chiede il voto per le prossime elezioni e spera di rappresentarmi nella prossima Legislatura. Le chiedo di promettere che farà tutto il possibile per fermare l’estrazione di idrocarburi nell’Adriatico e appoggerà attività economiche ecosostenibili per la valorizzazione del nostro mare. Le chiedo di dare da subito prova del suo valore politico appoggiando, scrivendo ed inviando osservazioni critiche ai ministeri competenti circa le concessioni relative al progetto di ampliamento di ‘Rospo Mare’ e ai permessi di ‘Ombrina’, pozzo che dovrebbe sorgere ancora una volta nel nostro mare (tutti progetti in attesa della necessaria Valutazione di Impatto Ambientale). Le chiedo di adoperarsi a che le regione Abruzzo, Molise e Puglia si esprimano al più presto contro le trivellazioni per mezzo di osservazioni ufficiali al governo centrale.”

 

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