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Guardie mediche, in Consiglio regionale D’Alfonso disattende gli impegni

foto di Pietro Smargiassi
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Era stato a Celenza sul Trigno venerdì sera, Luciano D’Alfonso, una visita a sorpresa per ribadire il proprio impegno a rivedere al geografia dell’assistenza sanitaria nell’entroterra disegnata dal governo regionale targato Gianni Chiodi ed evitare, almeno per ora la chiusura della Guardia medica del centro dell’alto vastese.

Una promessa sbugiardata secondo i più il giorno dopo nel corso della seduta dell’assise regionale quando si è proceduto alla votazione della risoluzione firmata dai consiglieri del Movimento 5 Stelle e dai rappresentanti di Abruzzo Civico che chiedeva la revisione del piano.

All’Emiciclo finisce 16 a 14 per i contrari all’approvazione grazie all’assenza in aula di uno dei firmatari, Andrea Gerosolimo, ed ai voti contrari di Pietrucci e dello stesso D’Alfonso, alla fine decisivo.

Insomma salvo miracoli il 31 agosto verrà soppressa la Guardia medica di Celenza sul Trigno e la più vicina resterà quella di Carunchio. Una decisione che ha fatto andare su tutte le furie il sindaco del piccolo centro del Vastese, Andrea Venosini, presente a L’Aquila, e che in segno di protesta ha lasciato la sua fascia tricolore appesa ad una balaustra. Un gesto clamoroso che fa il paio con quanto sia sentita in modo giustificato la questione nell’entroterra.

Resta comunque il fatto che il Pd e D’Alfonso in primis hanno dato un altro schiaffo ad Abruzzo Civico ed ai suoi rappresentanti: dopo averli esclusi dall’assessorato che pareva logico, alla prima occasione i democrat, in attesa di chiarire i motivi dell’assenza poco chiara di Gerosolimo, si schierano in toto contro l’iniziativa di Mario Olivieri, con il quale avrebbero forse dovuto agire preventivamente cercando un dialogo sulla questione ed evitandogli quelle brutte figure che non solo sue, ma di tutta la maggioranza.

A D’Alfonso lasciamo il dubbio sui perché di una tale scelta di voto dopo le promesse fatte solo il giorno prima. Pare plausibile che tutto possa essere ricondotto a u mero gioco politico nel quale non si può lasciare alle minoranze la possibilità di gridare il giorno dopo ai quattro venti, secondo consuetudini illogiche, un successo che in realtà dovrebbe essere di tutti.

Questo significherebbe che il governatore ha idea di ridiscutere i parametri e valutarli secondo una ottica diversa, ma solo le prossime settimane sapranno dirimere questo groviglio di se e di ma.

Intanto la brutta figura rimane.

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