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“Scusate se esistiamo”, i pastori abruzzesi a difesa del loro mondo

pascoliPuntuali come ogni anno, nel periodo pasquale, sono tornate le polemiche sulla “strage” degli agnelli; quest’anno, poi, ha suscitato grande tenerezza il gesto di Raul Bova e Paola Cortellesi, in Abruzzo per girare l’ultimo film di Riccardo Milani “Scusate se esisto”: i due noti attori, infatti, dopo aver recitato tra le greggi abruzzesi, hanno deciso di adottare una pecorella, decisione che non è sfuggita ai media, che subito hanno rilanciato la notizia. Ma se da un lato l’ambiente rurale, con le sue tradizioni e la sua economia, è una ricca riserva di spunti narrativi per registi e scrittori, dall’altra gli operatori del settore registrano sempre più l’ostilità di quanti non ammettono lo sfruttamento di animali, nemmeno per uso alimentare. Negli ultimi decenni il fronte dei contrari alla macellazione si è esteso sempre di più, tanto da diventare un target appetibile anche dal punto di vista politico. Ed è quello che lamentano i pastori abruzzesi, ormai nel fuoco incrociato di animalisti e politici che appoggiano queste campagne, non si sa se per convinzione o per convenienza politica: “Business is business, si dice – scrivono i pastori abruzzesi – e oggi il business più importante è quello del consenso, specie nel mondo politico. E i pastori, impotenti davanti ad imponenti campagne mediatiche come quelle messe in piedi per contrastare la cosiddetta ‘strage degli agnelli’, si chiedono come finirà. Fin troppo facile scorrere le pagine web dedicate alle attività dell’onnipresente onorevole Michela Brambilla, che da titolare di un’azienda che importa e commercializza salmoni e gamberetti si scaglia contro il consumo di carne. Evidentemente nel mondo della comunicazione e dei buoni sentimenti, il pesce non è carne”.
Ma i pastori e allevatori non ci stanno, “perché non bisogna dimenticare che dietro a tutto questo ci sono storie, aziende, economie, conservazione della biodiversità, turismo, enogastronomia, prodotti d’eccellenza che vengono a cercare da tutto il mondo, da Obama a De Niro, il quale ha voluto i prodotti pastorali d’Abruzzo nel suo ristorante di New York. Chi vuole fare scomparire tutto questo abbia il coraggio di dire come stanno le cose: senza allevamenti, senza agnelli, non ci sarebbero più nemmeno questi pascoli, questa fauna selvatica per la cui protezione siamo tutti mobilitati, dal lupo all’orso, simboli di un ambiente incontaminato, quello d’Abruzzo, che è stato preservato fino a qui proprio grazie alla presenza delle greggi, al pascolamento”.
Adesso che “le luci del cinema” si sono spente sul candido manto delle loro pecore, che attendono a giorni la tosatura come da tradizione, i pastori chiedono: “Che ne sarà di noi? Abbiamo diritto di esistere?”. E chiedono giustizia, e verità, “perché chi con una mano commercializza salmoni e con l’altra attacca la ‘strage’ degli agnelli, deve dire come vengono condotte queste aziende, con gli animali sempre liberi e al pascolo, in conduzione tradizionale e biologica, greggi che ancora fanno la transumanza, che producono formaggi unici al mondo. E deve dire che, senza allevamento, senza agnelli, tutto questo – comprese le greggi – scomparirà”.
Chiedono giustizia e verità e lo chiedono, per primo, a chi da sempre difende la migliore tradizione italiana e il suo legame con il territorio, come Slow Food, ma anche a tutti quelli che hanno davvero a cuore la sorte di queste pecore, selezionate da millenni come animale da allevamento, e della fauna selvatica che da sempre le accompagna: “Non solo lupi, orsi, volpi, ma anche gli uccelli che dal concime delle greggi traggono il loro nutrimento e le specie erbacee che solo grazie al pascolamento conservano la loro diversità e ricchezza. Un mondo intero, economico, ambientale, culturale, che viene dipinto, grazie ad un’intensa campagna stampa, tutto al negativo, e non ci sta”.

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