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Anna Bosco (Pd): “ Via Verde zoppa, occorre pianificare. Sicurezza e recupero aree dismesse le priorità. Stop alle speculazioni”

È tempo di elezioni in Abruzzo. Anche la Via Verde diventa vittima di una miope politica, accontentando qualche privato invece di accelerare sulle necessarie opere per completare i tratti mancanti, che rappresentano il vero interesse collettivo. Di fatto, dopo tanti anni, la Via Verde è ancora incompleta e carente di servizi essenziali.

Alcuni provvedimenti recenti emanati dal centro destra guidato da Marsilio ne danno la piena dimostrazione.

La cancellazione dei fondi del PNRR per la realizzazione del ponte ciclopedonale sulla Via Verde, in località Lago Dragoni di Torino di Sangro, un’opera necessaria per collegare i due tronchi della via verde, interrotti dall’erosione costiera.

A questi si aggiungano i finanziamenti ritirati dal governo regionale per la realizzazione delle altre opere strategiche per la Via Verde: il lotto mancante di Casalbordino e la variante di Vasto per aggirare la zona industriale di Punta Penna.

Senza di essi la pista ciclopedonale Via Verde Costa dei Trabocchi, volàno di un’economia turistica sostenibile di tutto il territorio, rischia di rimanere zoppa e compromettere le aspettative di crescita. Non possiamo permettercelo.

Oltre al danno la beffa: la modifica del Testo unico del commercio che di fatto apre le porte alla privatizzazione selvaggia della Costa Teatina. Il territorio e la sua gente vuole sia risposte che chiarezza nelle regole.

Il mio impegno sarà rivolto a promuovere una legge regionale di pianificazione turistica della Via Verde, di concerto con tutti gli enti preposti a partire da Provincia di Chieti e Comuni interessati. Una sorta di piano regolatore e piano commercio condiviso, coerente con le diversità del patrimonio costiero, che sappia fermare le speculazioni e agevolare i buoni progetti di crescita dell’offerta sul cicloturismo, iniziando con le destinazioni delle vecchie stazioni ferroviarie appena acquisite dalla Provincia di Chieti.

A tal fine occorre un progetto di sostenibilità ambientale, atto in primis a fermare il consumo di suolo, la messa in sicurezza dell’intero tratto di costa dal dissesto idrogeologico e la valorizzazione del patrimonio edilizio, pubblico e privato. In particolar modo con un adeguamento antisismico. La sua riconversione energetica, favorendo il recupero ed il riuso di aree dismesse, edifici e luoghi abbandonati che potrebbero diventare strutture per servizi turistici.

Anna Bosco (PD)

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