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“2037: processo a Leopardi e nascita della vera Europa Unita”, l’ultimo romanzo di Maurizio Vicoli: un giallo letterario a sfondo politico

Per i tipi del Torcoliere, è uscito il nuovo romanzo di Maurizio Vicoli da noi raggiunto per un’intervista, data l’originalità della pubblicazione.

Allora Maurizio, un nuovo romanzo giallo che ti ha trasportato da Gigi Riva a Leopardi; dal calcio alla letteratura. Com’è nata questa idea?

Veramente lo spunto me l’ha dato mio figlio Cesare: il timore di una recrudescenza oscurantistica del diritto, viste le recenti politiche nei confronti dei migranti, dei diritti delle donne e di altre minoranze, in una parola l’attacco sistematico, che si sta verificando in tutto l’Occidente, verso i diritti civili e di libertà.

Potremmo dire che nel romanzo ci sono due livelli di lettura: uno di tipo politico, l’altro di tipo letterario.

Sì, forse è un po’ la caratteristica dei miei scritti, la passione politica emerge sempre, anche nei due romanzi su Gigi Riva c’era questa commistione di generi letterari: saggio storico-politico e romanzo verosimile.

Cominciamo con il livello politico.

Nel romanzo si parte dalla incapacità dei partiti liberal-democratici di dare risposte ai cittadini europei da troppo tempo vessati dalle politiche neoliberiste responsabili delle delocalizzazioni, della disoccupazione, dei tagli alla spesa sociale, scolastica e sanitaria; insomma le cause dell’ impoverimeno generale della popolazione che provoca un’ondata di risentimento verso l’UE e dunque la vittoria dei partiti sovranisti in tutto il Vecchio Continente. In questa situazione, in Italia si rinsalda l’antica e bimillenaria alleanza tra la Spada e la Croce, cioè tra la Chiesa e lo Stato, che porta alla vittoria del partito Dio, Patria e Famiglia (DPF). Un governo che si assicura i 2/3 dei seggi in Parlamento e che presto opererà sostanziali modifiche costituzionali in senso conservatore e reazionario.

Ma quando hai scritto questo romanzo?

Ho cominciato a lavorarci nel 2018, ai tempi del governo Conte 1, e l’ho terminato a dicembre scorso. Prova che il lavoro è frutto della fantasia, e forse di una qualche capacità di analisi socio-politica, è che a fine gennaio il romanzo era già terminato tanto da poter partecipare al IX concorso letterario Caffè delle Arti di Brescia conseguendo un risultato lusinghiero: finalista con segnalazione della giuria. Il prossimo 3 settembre sarò a Roma per ritirare il soddisfacente riconoscimento.

Restiamo sempre nell’ambito politico. Tutta l’Europa cade nelle mani di governi sovranisti che avviano le procedure per lo scioglimento dell’Unione. Resta solo un ultimo baluardo che sogna ancora un’Europa Unita,  Federale e Socialista-democratica.  

Sì, è il Liechtenstein. Dopo essere stato invaso da gruppi neo-nazisti, in occasione del centenario della presa del potere da parte di Hitler (30 gennaio 2033), forze democratiche e progressiste confluiscono nel piccolo Stato da tutto il Vecchio Continente riuscendo a strapparlo agli invasori. Da qui ho immaginato un nuovo stato ideale da cui riparte la riscossa democratica fino a conquistare buona parte dell’Europa e a farne un’entità davvero unita e solidale.

Il romanzo tocca allora anche il genere utopico?

Non proprio. Ho cercato, semplicemente, di porre rimedio alle storture dei sistemi democratici così come si sono manifestate negli ultimi cinquant’anni, a cominciare dal suffragio universale che a Vaduz viene sostituito dal “suffragio civico”.

Che cos’è il “suffragio civico”?

Ti sembra logico che per ogni atto individuale che implichi ricadute sugli altri lo Stato, giustamente, richieda a riguardo un certificato delle competenze, che per alcuni mestieri è addirittura doppio, e nessuno invece per esprimere il proprio voto? Facciamo solo qualche esempio: per diventare insegnante, avvocato o commercialista non è nemmeno sufficiente la laurea, è necessario infatti conseguire, attraverso concorso, un’ulteriore certificazione che si chiama abilitazione. Lo stesso vale per la patente automobilistica o per il patentino finalizzato all’uso di fitofarmaci. Persino per lavori, che un tempo si fondavano sulla sola esperienza diretta (si pensi all’idraulico o all’elettricista), oggi sono richiesti continui corsi di aggiornamento. Invece per un atto importantissimo, quale è il diritto di voto, che ha importanti conseguenze sulla propria città, regione, Paese o Continente, non è richiesta nessuna certificazione di competenza. Tutto questo mi ricorda la democrazia ateniese quando coloro che dovevano amministrare la città venivano estratti a sorte e Socrate, giustamente, obiettava: “Ma per scegliere il medico che deve curarti, ti affidereste ad un sorteggio?”

E come dovrebbe funzionare questo “suffragio civico”?

Questa curiosità può essere soddisfatta solo leggendo il romanzo dove si propongono nuove idee per passare dalle democrazie monche, così come si sono realizzate in tutto l’Occidente, ad un unico grande Stato europeo in cui ci sia finalmente una democrazia compiuta, basata su un’economia sociale, sostenibile e una legislazione all’avanguardia nei diritti civili e di libertà.

A guardare la copertina, i confini dell’Europa che preconizzi non sono affatto quelli dell’UE attuale.

E’ così. Non ci sono i paesi dell’ex blocco sovietico, ad eccezione dei Baltici, perché a mio avviso sono ancora molto lontani da una maturità socialista-democratica. Al contrario sono presenti il Regno Unito, l’Islanda, la Norvegia e Bisanzio con una piccola parte della Turchia.

Passiamo ora al piano letterario. Perché hai scelto di processare proprio Leopardi e perché l’anno 2037?

Nel 2037 cade il bicentenario della morte del Recanatese, il poeta di cui sono da sempre appassionato e che nel romanzo viene processato quale simbolo di modernità e laicità esistenziali. Dopo la vittoria del partito Dio Patria e Famiglia, in Vaticano viene istituito un “Tribunale per il Ripristino della Verità (T.Ri.Ve.)” col compito di processare tutti i letterati e filosofi il cui pensiero, sfociato nella Rivoluzione francese e nel Risorgimento italiano, ha abbattuto l’Ancien Régime portando alla secolarizzazione delle società europee. Si comincia così con Giacomo. Sia l’accusa che la difesa si servono degli scritti leopardiani, in special modo dello Zibaldone, per argomentare sui capi d’accusa che gli vengono imputati: ateismo, materialismo, pessimismo fino all’accusa di omosessualità che nell’Italia del 2037 torna ad essere reato penale. Infine la difesa confuterà l’idea, di una certa critica psico-analitica, che se Leopardi non fosse stato gobbo e avesse conosciuto l’amore di una donna, gli esiti della sua poetica sarebbero stati diversi.

Nel romanzo, di cui qui in calce riportiamo la trama espressa in quarta di copertina, si intrecciano tra loro diversi misteri che partono dal Medioevo con un filo rosso che arriva fino al 2037.

Sì, non si dimentichi che il libro è anche un romanzo giallo dove compaiono strani chierici, alti prelati corrotti, antichi conventi, strani rapimenti, interrogativi sulle vere cause della morte del poeta fino a coinvolgere i veri discendenti di Giacomo: Pierfrancesco e Giacomo Patrizio Leopardi.

Insomma realtà e immaginazione, utopia e distopia, letteratura e politica si intrecciano tra loro in un puzzle che il lettore deve ricostruire man mano che si avvicendano le pagine.

Esattamente.

Possiamo dare agli interessati gli estremi del libro?

Certo: “2037: processo a Leopardi e nascita della vera Europa unita”, Il Torcoliere, € 12,00. In vendita nelle migliori librerie della città e su Amazon.

QUARTA DI COPERTINA

Anno 2037: il terribile ventennio cominciato con la crisi economico-finanziaria globale del 2008 e quella pandemica del 2020-22, insieme all’invasione russa dell’Ucraina e alle innumerevoli delocalizzazioni e deindustrializzazioni, spinge vasti strati della popolazione europea sempre più verso i margini della povertà assoluta.

Presto, questo diffuso stato di indigenza spinge l’elettorato a votare forze populiste e sovraniste. In Italia stravince le elezioni, ottenendo i 2/3 dei seggi in Parlamento, il partito Dio Patria e Famiglia. Un’ondata reazionaria travolge l’intera Europa. Resta solo una speranza: Il Liechtenstein, che a seguito di un tentativo fallito di invasione da parte di forze neonaziste, aveva cambiato il suo nome in Humaniland diventando luogo d’asilo di scienziati, intellettuali e libertari di ogni parte del mondo.

In questo contesto oscurantista, in Vaticano nasce l’idea di processare, post-mortem, tutti i grandi del pensiero laico, liberale e socialista in modo da ristabilire la giusta via. Viene così istituito il “Tribunale  per il Ripristino della Verità” (T.Ri.Ve.). Essendo alle porte la ricorrenza del bicentenario della morte di Giacomo Leopardi, si comincerà da lui per processare l’intera Modernità. Tutto è pronto, tutto è organizzato, è stato persino individuato l’avvocaticchio che curerà la difesa del poeta-filosofo.  Ma non tutto è come sembra: il neo-pontefice è davvero espressione del mondo cattolico? Oppure nasconde un segreto? Lo scheletro di Leopardi, creduto perso, presenta strane striature, è forse morto avvelenato? Nel caso chi somministrò il veleno?  Fu semplice omicidio o una vera e propria esecuzione? Il giovane avvocato incaricato della difesa ha per nome Ottaviano Diodati, è davvero così mediocre oppure per lui vale l’antico motto latino  Nomen omen? E lo stato di Humaniland sarà presto preda dei nuovi grandi Stati Nazionali? O invece sarò il Davide europeista capace di sconfiggere il Golia dei sovranismi?

In un’intrigata trama, che coinvolgerà anche i discendenti del poeta nelle persone di Pierfrancesco Leopardi e di suo figlio Giacomo Patrizio, tutti gli interrogativi si chiariranno via via durante la lettura di questo giallo civico-letterario.

 

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