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Operazione “Isola felice”, 25 arresti e 149 indagati

Un’operazione, quella iniziata all’alba di questa di questa mattina,  che ha visto il dispiegamento di 200 carabinieri per quella che è stata definita operazione “Isola Felice” e che ha portato all’arresto di 25 persone, di cui cinque con obbligo di dimora, e 149 indagati, tutti accusati di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti e di armi, estorsione, riciclaggio e altro; provvedimenti restrittivi sarebbero stati emessi anche su Vasto e San Salvo.

Oltre al sequestro di immobili e di attività commerciali, i militari hanno sequestrato anche soldi in contanti.

L’operazione coinvolge sei regioni, Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia, Lazio e Marche.

Al centro dell’operazione è il clan Ferrazzo di Mesoraca (Crotone) che, dalle indagini svolte, voleva rinascere in Abruzzo, arrivando quindi in una ‘isola felice’ per ricostruire le proprie abitudini criminali.

L’operazione di oggi è l’epilogo di un’inchiesta iniziata nel 2011 a Termoli quando, in una macchina di proprietà del pregiudicato 38enne Eugenio Ferrazzo (stamane arrestato insieme al padre Felice Ferrazzo), fu ritrovato un arsenale di armi tra pistole, kalasnikov e fucili a pompa. Il pregiudicato, a seguito di ciò, fu poi condannato dal tribunale di Larino a 12 anni di carcere, la cui pena fu poi ridotta, in appello, a sei anni.

Nel stesso anno, 2011, intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno portato all’avvio, a San Salvo, di un’ulteriore indagine che ha portato i carabinieri e la DDA dell’Aquila alla scoperta di una raffineria di droga, gestita dallo stesso Eugenio Ferrazzo.

Il sostituto procuratore Antimafia dell’Aquila, Antonietta Picardi, spiegando i dettagli dell’operazione, nel corso di un incontro con la stampa alla presenza del procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, ha sottolineato come tale indagine sia stata “complessa soprattutto perché cominciata in Abruzzo, conosciuto come snodo di sostanze stupefacenti, con un arresto di una persona con un grosso quantitativo. Si è risaliti a una filiera importante che aveva contatti con Sudamerica, Olanda, e tre collaboratori di giustizia ci hanno aiutato anche a comprendere le intercettazioni ambientali e telematiche”.

“Il clan Ferrazzo aveva interessi particolari – ha aggiunto – il traffico di droga serviva al sostentamento, all’acquisto di armi e al reimpiego del denaro in attività tendenzialmente lecite già esistenti oppure nuove attraverso prestanomi”.

Le armi venivano acquistate “non solo in Italia dalla zona di Foggia, in ambienti malavitosi già conosciuta dalla Dna, ma anche dalla Svizzera, appena fabbricate e portate in Italia senza essere dimenticate”.

Il magistrato ha evidenziato anche “legami con mafia, camorra e sacra corona unita. C’erano capi, luogotenenti, singoli responsabili delle zone – ha illustrato – ognuno con compito particolare, armi, territorio, spaccio o reimpiego”.

Per la Picardi è stato “importante anche il rapporto con alcuni imprenditori edili che erano a disposizione del clan per attività illecite, uno ha partecipato a un’estorsione al servizio dell’associazione. Inoltre – ha sottolineato – mettevano a disposizione locali per nascondere armi, droga e altro. Uno in Abruzzo e uno in Molise con arsenali e raffinerie vere e proprie per i quali si è già proceduto in passato”.

 

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