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La provincia abruzzese che piace agli stranieri nelle immagini di Brunella Fratini

Da cosa nasce questo dialogo visivo con il paesaggio?
Nasce da un desiderio di condividere le emozioni che questi luoghi mi hanno dato. In realtà li utilizzo come “teatro di posa” per i miei progetti, una sorta di Cinecittà immaginaria in cui trovo tutto quello di cui ho bisogno per raccontare la mia storia. Parte tutto dalla mia grande passione per la comunicazione visiva e dal bisogno di condividere le emozioni, infatti adoro le mostre e le contaminazioni artistiche. Non so disegnare né dipingere sono proprio negata, e per questo ho trovato il mio medium nella fotografia sin da piccolissima. Crescendo ho un po’ abbandonato l’approccio estemporaneo alla fotografia, quindi scatto di meno e osservo di più, a volte creo dei bozzetti prima su carta e poi scatto, ma è una scelta personale.
La periferia d’Abruzzo protagonista di Lego Beach, come fece Ghirri per la provincia emiliana, perchè?
Il legame con questo territorio è molto profondo, perchè ho passato l’infanzia nella zona costiera più a nord, quindi provincia di Teramo, l’adolescenza nella zona centrale quindi la provincia di Pescara ed Ortona e ora vivo nella parte più a sud, proprio al confine tra Abruzzo e Molise. Ho sempre pensato a questa zona costiera, che ha come confini la ss 16 ed il mare, come una “provincia adriatica”, che dura 9 mesi all’anno e poi scompare, come in un gioco in cui i pezzi vengono montati e smontati.
E’ un paesaggio molto simile che in realtà più a sud del Molise cambia completamente e il fatto che fosse stata pensata come una regione unica a mio avviso poteva avere un senso. L’identità di chi vive nell’interno rispetto a chi invece rimane tutto l’anno in queste zone è totalmente diverso.
Nel progetto tu scrivi che “la ricostruzione visiva è un atto necessario, l’unica cosa possibile”, cosa intendi?
Sono luoghi che amo nei quali occhi e anima trovano pace, perchè mi danno la sensazione di trovarmi in una zona franca reale ed emotiva, per questo sono quasi gelosa, proprio come fanno i bambini con i loro giochi. Scherzando dico sempre che odio l’estate, perchè questi luoghi vengono violati, si riempiono di cose che non c’entrano nulla, di rumori che rompono l’incanto, quindi non resta che fermare idealmente il tempo, mettere l’anima in standby e immaginarla vuota come piace a me. “Crediamo di essere un paese, ma la verità è che siamo poco più di un paesaggio”, questi versi di un poeta cileno, Nicanor Parra, interpretano perfettamente il senso di tutto questo.
Le tue foto sono state selezionate da Photovogue e Saatchi art, quanto è importante il web per gli artisti emergenti?
Moltissimo, grazie a queste realtà si ha la possibilità di farsi conoscere all’estero in maniera totalmente autonoma e libera da condizionamenti commerciali. Per me sapere che uno sconosciuto si è emozionato davanti ad una mia foto al punto da acquistarla e tenerla in casa propria è una grande soddisfazione.
Progetti per il futuro?
Sto lavorando su un nuovo progetto fotografico ancora top secret. Ho in programma una mostra per Lego Beach per il quale mi sono avvalsa della collaborazione di Irene Alison, photoeditor direttore della rivista RVM, e sono in fase di valutazione tecnica per l’evento dedicato al progetto Sea Space, sul quale ho lavorato per due anni, le cui immagini sono in vendita in edizione limitata, ed alcune sono state già acquistate all’estero. L’ho immaginato vedendo l’ “Alviani art space” di Pescara, luogo di contaminazione e sperimentazione artistica, è un lavoro a cavallo tra istallazione e fotografia. E’ un’analisi visiva sull’ identità attraverso le emozioni primarie e secondarie. Incrociamo le dita.
  • Lego beach 1
  • Lego beach 2
  • Lego beach 7
  • Lego beach 9
  • Rêverie_bosco di don venanzio-0
  • Rêverie_Pescara-5
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