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L’ARAP, una realtà nata male e che ora va rivista

Ci ha messo del tempo l’Azienda regionale delle attività produttive per prendere corpo, un corpo, però, nato male se a distanza di poco tempo si pensa a una sua profonda revisione. Ma cos’è l’Arap: in origine doveva rappresentare l’azienda in grado di accorpare i sei consorzi industriali dell’Abruzzo, giungere a una loro unificazione funzionale e patrimoniale, non senza problemi tant’è che si era ipotizzato un ingessamento delle importanti attività consortili e vibranti erano state le proteste per il trasferimento del patrimonio del Coasiv (il consorzio industriale vastese che detiene anche il Coniv) al nuovo istituto.

Fin da subito, però, si è capito che le cose non sarebbero andate così lisce, tanto che per il Consorzio industriale Aterno Pescara (Val Pescara) si profilava la strada della messa in liquidazione, cosa poi avvenuta, e molte sono state le perplessità sollevate da chi con i consorzi ha molto a che fare, ovvero gli imprenditori, che in parte abbiamo raccolto anche quando Confindustria e AssoVasto hanno denunciato pubblicamente l’esistenza di una sorta di doppia tassazione derivante dalla sovrapposizione dei pagamenti per servizi ai Comuni e ai Consorzi. Allora, era il 17 marzo, Luigi Di Giosafatte, direttore generale di Confindustria Chieti-Pescara, affermava che “su questione di tariffe e canoni non esiste uniformità tra i consorzi nonostante la fusione nell’Arap che non ha strategia di governance e rappresenta una somma delle inefficienze”.

In particolare, a una nostra specifica domanda, i vertici di Confindustria hanno chiarito come i consorzi non fossero stati realmente fusi, ma, anzi, avevano mantenuto personale e organi direttivi mentre la Regione creava un nuovo ente sovraordinato con proprio personale e sistema dirigenziale.

Situazioni che potrebbero essere tra quelle alla base di una necessaria, a questo punto, revisione dell’istituto tant’è che lunedì si sono conclusi, dopo due sedute, i lavori del tavolo tecnico convocato per discutere il processo di revisione dell’Azienda regionale Attività Produttive (ARAP).

A parlare di quanto accaduto è il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Pietro Smargiassi, tra l’altro già dipendente del Coasiv, che racconta di “un incontro informale, richiesto dall’Assessore Lolli, per raccogliere idee e spunti volti a indicare il giusto indirizzo da dare al rilancio dell’Ente, che dopo la riforma, e senza un intervento concreto, pare destinato a rappresentare l’ennesimo fallimento della politica”.

Componenti il tavolo erano, oltre a Smargiassi, il Sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, in rappresentanza dell’Anci, Antonio Innaurato, in rappresentanza delle Comunità Montane, Gabriele Gravina, commissario liquidatore del Consorzio industriale Aterno Pescara (Val Pescara) e il funzionario regionale Adriano Marzo.

Smargiassi ha, dunque, illustrato “i punti cardine che il Movimento porterà avanti per il rilancio dell’Ente in un’eventuale riforma normativa. In sintesi, ho chiesto un’analisi approfondita della capacità di ogni singola struttura, la verifica delle reali capacità di produrre entrate ed uscite ed un censimento delle unità lavorative e le loro competenze”.

Per il pentastellato è necessario una volta per tutte distinguere i ruoli e scongiurare ogni fraintendimento sull’utilizzo ed il futuro degli impianti. “Alla base di qualsivoglia ragionamento – spiega l’esponente il M5S – c’e’ il rispetto di quanto dettato dalla Legge 23 del 2011 che prevede la gestione diretta degli impianti in mano all’ARAP. Passo, questo, fondamentale visto che il 95 per cento delle entrate arriva dagli impianti di depurazione e trattamento delle acque. Ho sottolineato anche la necessità di dotare l’organismo di una sede che abbia funzione di coordinamento, guida e controllo delle singole unità territoriali, e che detti la linea politica e la strategia industriale dell’ente. Come anche la necessità di un CDA unico, al fine di ridurre i costi di gestione, con figure tecniche”.

Quindi Smargiassi ha evidenziato “l’importanza di instaurare delle unita’ territoriali con funzioni e servizi a vantaggio dei rispettivi territori di competenza con autonomia amministrativa e contabile all’interno di budget strettamente correlati alle attività produttive. Una gestione diretta di tutti gli impianti di depurazione per riversare le ingenti risorse prodotte all’interno dell’Arap. Un modello unico di gestione e superare la fase attuale che vede le sedi distaccate con una gestione diretta come Casoli e Sulmona ed altre con una gestione esterna come Vasto. Questo tavolo se ha necessita’ di proseguire i suoi lavori, deve essere formalizzato, ed ho fatto richiesta specifica per questo passo – sottolinea Smargiassi – Bisogna avere certezza di quanto concordato e stabilito attraverso delle decisioni comuni”.

Insomma l’Arap va cambiata per provare a mettere riparo a quelle deficienze e a quei conflitti che paiono evidenti.

L. S.

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