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L’orgoglio di Domenicali: “È una Ducati da paura. Qatar indimenticabile”

Tutto in una notte. Le speranze, la sorpresa, la gioia. E alla fine, perché no, anche un pizzico di delusione per l’aver sfiorato una vittoria al debutto che avrebbe avuto un valore immenso. Nel cuore e nei pensieri (alla fine resta sempre un ingegnere) di Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati, la notte del Qatar è stata di quelle indimenticabili. Soprattutto perché, adattando alle due ruote la frase pronunciata da Riccardo Adami, ingegnere di pista di Sebastian Vettel, alla fine del GP della Malesia, anche i tifosi della MotoGP adesso possono dire: “Ducati is back!”. La conferma è attesa domenica quando si correrà ad Austin, in Texas.

Ingegner Domenicali, che cos’ è stata per lei la notte di Losail, vedere che tutto il lavoro fatto ha portato subito a ottimi risultati?

“Credo sia stata una situazione straordinaria per tutte le persone di Ducati che hanno lavorato su questo progetto e per tutta la comunità dei ducatisti. Ci ha restituito l’orgoglio di essere appassionatamente ducatisti”.

È stata dura in questi anni resistere? I risultati che non arrivavano, le critiche, il fallimento del progetto con Valentino Rossi, chi diceva che sulla Ducati andava forte e vinceva solo Stoner…

“È stata dura per tutti i ducatisti. Che sono quelli lavorano qui in azienda e gli appassionati fuori. La Ducati è un’azienda che vive di competizioni, di passione, di passione per il prodotto e di tifo. E, quando i risultati sono così difficili da raggiungere, tutto diventa complicato. Si era venuto a creare un clima di sfiducia sul fatto che potessimo avere tecnologia e competenza per tornare a sfidare i giapponesi. Esserci riusciti in Qatar è stato importante, anche perché non l’abbiamo fatto solo con una moto ma con due, dimostrando che è stato un risultato di squadra”.

 Quanto è importante in questa rinascita l’apporto di Audi?

“Quelli di Audi dal punto di vista tecnico, per quanto riguarda le competizioni moto, non sono particolarmente coinvolti, proprio perché è un know-how molto specifico, qui si parla di motori ad altissimi giri di rotazione. Invece sul versante dell’elettronica abbiamo sicuramente avuto un’interfaccia che è stata molto interessante, ma credo che più di ogni altra cosa la parte importante di Audi sia stata di permetterci di riorganizzare il reparto corse secondo uno schema che ci consentisse di lavorare in maniera molto più coesa di quanto accadesse in passato”.

Quando ha scelto Gigi Dall’Igna al posto di Filippo Preziosi, si aspettava di arrivare a questi risultati così velocemente?

“Gigi è stata probabilmente la prima scelta importante che ho fatto quando sono diventato amministratore delegato . E credo che per uno che fa il mio mestiere, il compito più importante sia soprattutto quello di scegliere le persone giuste e lasciarle lavorare. Io ero convinto e molto fiducioso delle competenze tecniche che c’erano già all’interno di Ducati Corse e pensavo che mancasse solo una guida solida, competente e anche rassicurante da un certo punto di vista. E Gigi ha certamente tutte queste qualità. È comunque una persona navigata, che non perde la calma anche nei momenti più difficili, sa motivare e ringraziare le persone quando i risultati vengono raggiunti”.

È stato difficile convincerlo a venire a Borgo Panigale?

“Abbiamo flirtato un po’. E come sempre in queste cose se uno poi si concede subito, non è così bello”.

Parlavamo dei tempi.

“Credo che siamo alla metà di un percorso. Sicuramente abbiamo recuperato fiducia, dimostrato che questa strada è percorribile e che siamo in grado di competere. La GP15, che è la prima moto nata sotto la nuova gestione, ha dimostrato subito di avere ottime prestazioni. Se devo essere onesto, abbiamo veramente bruciato le tappe”.

E quanto le è bruciato non vincere all’esordio?

“Moltissimo. Appena le nostre moto hanno tagliato il traguardo ero arrabbiato, poi mano a mano che i minuti passavano, ha preso il sopravvento un’analisi più razionale della situazione: il fatto che la moto fosse in pista da meno di due mesi e che eravamo riusciti ad andare sul podio con tutte e due le moto ufficiali. Questo è un risultato veramente straordinario. Anche se poi quando arrivi a 174 millesimi dalla vittoria…”.

Valentino è stato bravissimo a rovinarvi un po’ la festa.

“Ma va benissimo così, avremo tante altre gare. E un podio tricolore è comunque stato un risultato straordinario per tutti gli italiani”.

A questo punto cosa possono sognare i tifosi della Ducati?

“Questo risultato non ci cambia gli obiettivi, sono onesto, non è pretattica. Anche perché il Qatar, pur essendo una gara “pulita”, ha avuto le sue particolarità. Marquez ha avuto difficoltà in partenza, Pedrosa il problema agli avambracci. Il nostro obiettivo quest’anno resta quello di vincere una gara e di lottare costantemente per il podio. E poi a mano a mano che prenderemo confidenza con le potenzialità della moto, potremo guardare più in alto”.

Paolo Ianieri

(gazzetta.it)

 

 

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