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Falso ideologico, frode nelle forniture pubbliche, truffa e concussione: indagato ingegnere vastese

Si chiama “Pincer” l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Cagliari su una presunta maxi truffa nell’ambito del programma di ampliamento della banda larga nel Mezzogiorno relativo all’appalto pubblico del Lotto 6 Regione Sardegna – Primo intervento. Sono quattro le persone iscritte nel registro degli indagati per falso ideologico, frode nelle forniture pubbliche, truffa e concussione e alle quali è stata comunicata la conclusione delle indagini. Si tratta dell’ingegnere vastese N. T., di 67 anni, direttore dei lavori della Infratel Spa (Infrastrutture e Telecomunicazioni per l’Italia) costituita su iniziativa del Dipartimento Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e di Invitalia; L. T., di 45, di Corciano (Pg), project manager e procuratore della Imet Spa (società aggiudicataria dell’appalto), M. R., di 49, di Serramanna (Vs), e A. C., di 54, di Gubbio (Pg) responsabili del cantiere della Imet.

Tale provvedimento, che ha colpito anche la Imet, in applicazione del Dlgs 231/2001 che, in ambito penale, consente di attribuire la responsabilità amministrativa alle persone giuridiche per i reati commessi dai propri dipendenti a loro interesse e vantaggio, rientra nell’operazione che ha portato le Fiamme gialle a sequestrare, nel dicembre scorso, su disposizione del Giudice per le indagini preliminari di Cagliari, una villa, due appartamenti, tre box auto, un magazzino e un appezzamento di terreno a Roma e Vasto, e, in aggiunta, disponibilità finanziarie riconducibili al direttore dei lavori della Infratel e della Imet per un valore complessivo di circa 650.000 euro.

Secondo le indagini della GdF i reati poggerebbero sulla falsa certificazione di una serie di lavori di posa in opera della fibra ottica, di fatto mai realizzati, che aveva consentito alla società di frodare addirittura il ministero per lo Sviluppo economico ottenendo indebiti pagamenti per circa 440 mila euro.

Un passaggio possibile grazie alla accondiscendenza dell’ingegnere vastese che, per “chiudere un occhio” durante ispezioni e collaudi, “aveva preteso ed ottenuto illecite dazioni di denaro, regalie varie nonché lavori di ristrutturazione di una lussuosa villa intestata alla moglie per un valore complessivo di circa 210.000 euro”.
Tutti gli indagati e la società sono stati anche segnalati alla procura regionale della Corte dei Conti della Sardegna.

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