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Proliferazione di cinghiali e ungulati, la Copagri scrive ancora a D’Alfonso e Pepe

Sono ancora una volta il governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, l’assessore alle Politiche agricole e alla Caccia, Dino Pepe, i presidenti delle quattro province abruzzesi e i presidenti degli Ambiti territoriali di caccia i destinatari di un nuovo invito rivolto dalla Copagri, attraverso una missiva a firma del vice-presidente vicario Camillo D’Amico, a cercare un confronto per giungere a definire politiche immediate e condivise per il contenimento della popolazione di cinghiali e di altri ungulati. Nel mirino dell’organizzazione professionale, infatti, finisce anche il proliferare di caprioli e cervi.

Bisogna trovare “al più presto un comune “modus operandi” – scrive Copagri – che deve trovare il corale concorso di tutti, soggetti Istituzionali e di rappresentanza, in un vero e proprio “gioco di squadra”. La tutela e la salvaguardia del territorio è una questione che riguarda tutti, nessuno escluso, così come quella della difesa delle produzioni agricole, dell’incolumità e della sicurezza delle persone”.

L’organizzazione degli agricoltori tiene, però, a rispondere anche alle accuse mosse soprattutto dagli ambientalisti: “Nessuno vuole l’eradicazione e l’estinzione di alcuna specie di fauna selvatica ma, quando una di queste diventa pericolosa ed in palese sovrannumero, è compito di tutti porVi rimedio”, spiegando ancora che “I cinghiali sono tanti, troppi ed in deciso sovrannumero rispetto ad una quantità tollerata e tollerabile così come anche altri ungulati, come capriolo e cervo, sono in crescita esponenziale rappresentando sempre più non solo un serio problema sia per le produzioni agricole che per l’incolumità delle persone tanto che parlare di problema di ordine pubblico non è più solo un semplice ed eufemistico termine populistico”.

Passando al concreto, per Copagri “Un ragionamento collegiale, responsabile e costruttivo va immediatamente avviato in tempi solerti perché non è più il caso di continuare con la melina dello scaricabarile e del rinvio ad altri della soluzione del problema perché questo è di tutti: istituzioni, associazioni venatorie, ambientaliste ed agricole.
I numeri degli abbattimenti dei cinghiali nell’ultima stagione venatoria 2014 sono impressionanti, circa 15.000, ma potrebbero essere tranquillamente anche di più essendo diffusa l’abitudine nel mondo venatorio, a causa dei noti e soliti furbi, di non certificarli tutti ed anche perché, rispetto al cinghiale in particolare, la caccia non è mai chiusa perché il fenomeno del bracconaggio è molto presente e diffuso così come è florido il mercato illegale della carne spessissimo venduta senza alcun controllo sanitario dei capi uccisi.
Nonostante questi numeri così alti ed impressionanti dei capi di cinghiale abbattuti il problema rimane tutto intero ed invariato”.

In chiusura l’invito agli amministratori “Noi proponiamo al Presidente – Governatore ed all’assessore alle Politiche Agricole della regione Abruzzo l’immediata attivazione di un tavolo di concertazione dedito non alla mera disamina del problema cinghiali e degli ungulati in generale, dove definire iniziative per ridurne sensibilmente il numero non solo tramite gli abbattimenti, ma anche altre che generino virtuose attività imprenditoriali tese a creare lavoro ed opportunità occupazionali.
Speriamo di non rimanere delusi da questa “nota appello” ma di trovare utili sinergie e convergenze”.

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