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Chiusura degli Uffici postali, le reazioni dei politici del vastese

Maria Amato
Maria Amato

Monta soprattutto dal vastese la protesta contro i nuovi tagli agli uffici postali annunciato da Poste italiane SpA. L’on. Maria Amato è tra le firmatarie di una interrogazione al ministero per lo Sviluppo economico per conoscere le ragioni di una scelta definita un grave disservizio per l’intera regione.

“L’annuncio delle chiusure – è scritto nel documento – è stato diffuso nonostante il 22 gennaio scorso il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, rispondendo al presidente dell’intergruppo parlamentare, abbia ricordato i divieti di chiusura “di quegli uffici che servono gli utenti che abitano nelle zone remote del Paese, ritenendo prevalente l’esigenza di garantire la fruizione del servizio nelle zone disagiate anche a fronte di volumi di traffico molto bassi e di alti costi di esercizio”.

Ma le chiusure degli uffici porterebbero “notevoli difficoltà” e “una diminuzione della qualità e della fruibilità del servizio fornito alla clientela; questa decisione unilaterale di Poste Italiane conferma l’orientamento portato avanti dalla società negli ultimi anni, che insegue una logica del guadagno puntando su assicurazioni, carte di credito, telefonia mobile e servizi finanziari in genere, a scapito delle esigenze della collettività, sacrificando uffici che ritiene ‘improduttivi’ o ‘diseconomici’, senza considerare che rappresentano un punto di riferimento per i cittadini dei piccoli comuni”.

“Questa razionalizzazione – continua l’interrogazione – rischia di tradursi in gravi disservizi soprattutto per i residenti anziani, che si troveranno a non poter usufruire di servizi essenziali quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file nei giorni di apertura, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficili spostamenti, su territori particolarmente disagiati”.

Proprio per questo l’onorevole Amato e gli altri firmatari chiedono al ministro di mettere in atto azioni per garantire il rispetto di quanto stabilito dall’Autorità per il garante degli uffici postali nelle aree svantaggiate, e di scongiurare la possibile chiusura delle filiali nei comuni più piccoli per evitare di creare disagi agli utenti.

Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’Anci Abruzzo, nonché sindaco di Vasto, Luciano Lapenna che ha stigmatizzato la conferenza stampa-bilancio 2013 - 03-lapennadecisione di Poste Italiane. “L’Abruzzo è una delle regioni italiane più penalizzate dalla proposta di riordino che Poste Italiane ha comunicato ai sindacati, che prevede la soppressione di ben 19 uffici postali e la razionalizzazione per altre 35 sedi – scrive Lapenna in una nota – Per razionalizzazione si intende la garanzia di apertura delle sedi per un massimo di 3 giorni a settimana. Inutile sottolineare che la decisione delle Poste è stata presa unilateralmente, ma tengo molto ad annunciare che essa verrà contrastata dall’Anci Abruzzo, che unitamente a Anci Nazionale ha chiesto ed ottenuto, per mercoledì prossimo, un incontro a Roma con la società guidata da Francesco Caio. L’incontro è finalizzato ad esaminare la situazione che si verrebbe a determinare con il piano previsto”.

“Non è possibile dimenticare o sottovalutare la funzione fondamentale di presidio per i territori che viene esercitato dagli uffici postali – dice ancora il presidente dell’Anci regionale – per la possibilità che offrono di accesso ai servizi essenziali. La Direzione Nazionale di Poste Italiane ha in animo di chiudere le sedi dei piccoli comuni, soprattutto montani, privandoli di servizi essenziali, in alcuni casi unico servizio rimasto ancora in essere. L’Anci, oltre a tutto questo, contesta la violazione di un protocollo bilaterale sottoscritto tra le parti, con l’impegno delle poste, ad un rapporto di collaborazione e concertazione con i comuni soprattutto nei centri di minore densità demografica. Il protocollo infatti prevedeva di sviluppare sinergie sempre più efficaci con il sistema dei comuni istaurando un dialogo volto o individuare soluzioni compatibili con i bisogni della popolazione. Dopo l’incontro di mercoledì a Roma chiederemo alla Direzione delle Poste abruzzesi un incontro. Sentiremo anche i sindacati di categoria e la Regione Abruzzo affinché si garantiscano a tutti i cittadini abruzzesi quei servizi necessari, a tutela soprattutto degli anziani, che già vivono condizioni di oggettiva difficoltà per la residenza nei piccoli centri, che vedrebbero aggravata la loro condizione di isolamento”.

Pomponio_GiuseppeLa rabbia maggiore è quella dell’Amministrazione di Scerni in rappresentanza della quale il sindaco Giuseppe Pomponio ha inviato una lettera al Dott. Pasquale Marchese, Direttore Funzione Mercato Privati – Poste Italiane S.p.A., alla Dott.ssa Tiziana Morandi, Responsabile Area Centro Mercato Privati – Poste Italiane S.p.A., alla Dott.ssa Elisa Rodi, Direzione Centrale Poste Italiane S.p.A., nella quale, in merito alla chiusura dell’Ufficio di S. Giacomo, che “arrecherebbe seri pregiudizi alla collettività Scernese residente in quella località”, avanza “la richiesta di un sollecito intervento affinché venga rivista l’eventuale decisione adottata dai vertici di Poste Italiane S.p.A..

Non so se la notizia recentemente diffusa abbia fondamento, ma in caso affermativo chiedo con viva forza, anche in nome e per conto dell’intera amministrazione, che l’ufficio postale di San Giacomo venga mantenuto in quanto a servizio non soltanto dei cittadini Scernesi residenti in quella località ma anche di quelli dei Comuni limitrofi il cui territorio confina con la contrada.

Tanto si è detto sulla funzione sociale che gli uffici postali svolgono specialmente nei centri di modeste dimensioni demografiche, e dell’efficienza dei servizi resi dagli stessi in un mercato concorrenziale in cui la competitività è diventata la parola d’ordine, per cui non voglio ribadire concetti ormai noti ed acquisiti, mi preme invece sottolineare in questa sede che l’erogazione di certi servizi, come quelli postali, dovrebbe prescindere da ogni logica legata alla produttività e redditività ed essere, invece, ancorati alla natura dei bisogni e, quindi, ad una valutazione degli interessi collettivi coinvolti.

Basterebbe seguire tale criterio per concludere che i tagli non dovrebbero riguardare gli uffici postali e, nella fattispecie l’ufficio ubicato in C.da San Giacomo di questo Comune.

Atteso il carattere di servizio pubblico degli uffici postali nonché la loro natura di servizio sociale, non potrebbe non concludersi per il mantenimento dell’attuale ufficio in località San Giacomo. Basta pensare che San Giacomo dista dal capoluogo ben 5 km e, quindi, il raggiungimento dell’ufficio centrale creerebbe notevoli difficoltà alla popolazione, spesso anziana, residente in quella contrada.

Si abbandoni, quindi, almeno per una volta la logica aziendale della redditività e si volga lo sguardo ai quotidiani bisogni di una comunità per giungere ad una decisione che ribalti l’eventuale scelta di sopprimere l’ufficio postale di San Giacomo.

Ecco, questa, è la posizione dell’Amministrazione Comunale di Scerni che cercherà di difendere in tutti i modi, ma che speriamo venga condivisa dalle SS.LL.”

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