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Tagli agli uffici postali, il vastese ancora penalizzato

Dopo i tagli che dovrebbero vedere la cancellazione del tribunale e della Procura, del posto di Polizia ferroviaria, dello scalo merci della stazione Vasto-San Salvo e di altre istituzioni, delle Guardie mediche, dei posti letto, dei servizi ambulatoriali e via discorrendo il vastese si appresta a subire un ulteriore ridimensionamento da parte di un altro ente statale, ovvero Poste italiane. Come denunciato da Ezio Fosca, del sindacato Slp-Cisl, nei giorni scorsi il vertice d’area delle Poste ha spiegato il nuovo piano organizzativo degli sportelli in Abruzzo con la cancellazione di ben 19 uffici e la razionalizzazione di altri 35.

In particolare nella provincia di Chieti verranno soppressi gli uffici di San Giacomo di Scerni, Guastameroli, Altino, e ben 5 a Chieti; mentre subiranno la tagliola della razionalizzazione quelli di Ari, Carunchio, Celenza sul Trigno, Civitella Messer Raimondo, Lentella, Liscia, Montenerodono, Pennapedimonte, San Martino sulla Marrucina, Torrebruna, Palmoli, Pretoro, Schiavi d’Abruzzo, Carpineto Sinello, Roccaspinalveti, Bomba, Perano, Colledimezzo, Pietraferrazzana; uffici che potrebbero perdere l’apertura quotidiana anche perché Poste Italiane, che per i servizi finanziari e di moneta è sostenuta dalla Deutsche Bank, punta sempre di più all’utilizzo del denaro virtuale, dell’automazione e della digitalizzazione dei servizi, politica che nel corso degli anni a venire non potrà non avere pesanti ripercussioni anche a livello occupazionale.

Fosca senza mezzi termini ha evidenziato come “Anche in questo caso si andranno a colpire le fasce più deboli della realtà abruzzese, in particolare gli anziani che, anche per pagare un bollettino o per acquistare un buono, si vedranno costretti a spostarsi presso altri comuni. Ancora più difficile andare a ritirare la pensione perché per poterlo fare saranno costretti a spostarsi, non certo a piedi, presso un altro Ufficio postale, mettendo chiaramente a rischio la propria pensione e la propria incolumità”.

Nel vertice con le Poste “abbiamo fatto presente – dice Fosca- che con questa iniziativa dice addio ad una importante fetta di territorio dove pure è presente un buon numero di clienti tra i più fidelizzati”.

Particolare il caso di Celenza sul Trigno, che, in pochi mesi, dopo aver lottato contro la soppressione della Guardia medica ora si ritrova a subire il ridimensionamento anche dell’ufficio postale.

Senza contare che, se d apiù parti si invoca la necessità di un tentativo di ripopolare le zone interne dall’altra si opera tagliando i servizi agendo in direzione diametralmente opposta. Ma sembra che il centralismo sia un nodo cruciale della politica italiana a tutti i livelli in questo secondo decennio del XXI secolo.

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