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No al Molino Village, è ancora la sinistra estrema ad alzare la voce contro le minoranze

consiglio-comunale-bilancio - 64Non si sono ancora placate le conseguenze del dibattito all’interno dell’Aula Vennitti che ha condotto al diniego della maggioranza al cambio di destinazione d’uso del Molino Village della Marina. I più ferventi sostenitori della posizione assunta sono ancora i rappresentanti di estrema sinistra che dopo le parole di Paola Cianci (Prc), è la volta del gruppo di Sel (composta da Mauro Del Piano e Maurizio Vicoli) ad alzare la voce soprattutto avverso l’atteggiamento delle minoranze che, come si ricorda, dopo le tante parole sulla carta stampata e dentro le mura di Palazzo di Città, alla fine hanno optato per lasciare l’assise civica prima del voto.

“Lo spettacolo che si è consumato in Consiglio comunale – sottolinea il gruppo consiliare di Sel – ha evidenziato che le posizioni del centro-destra sono solo strumentali e demagogiche. Per tutta la discussione del punto all’odg, le minoranze hanno accusato l’Amministrazione attiva e la sua maggioranza di responsabilità politiche le quali hanno finito per “affossare un imprenditore e 34 famiglie” (queste le loro parole); una litania che non è mai venuta meno anche quando le opposizioni sono state sollecitate ad esprimere la loro posizione a riguardo, posizione che non è mai emersa. Se fossero rimasti in aula, e l’avessero pensato allo stesso modo (cioè l’essere contrari ad un provvedimento che negava il cambio di destinazione d’uso del complesso Molino Village), avrebbero potuto neutralizzare la delibera della maggioranza. Infatti l’aver abbandonato l’aula, ha in verità permesso che il cambio di destinazione d’uso, da residenziale turistico a residenziale privato, fosse respinto.

Se, infatti, non si considerano i consiglieri di minoranza Francesco Paolo D’Adamo, assente giustificato perché colpito da grave lutto sabato mattina, ed il consigliere Guido Giangiacomo, che non ha potuto partecipare nemmeno alla discussione per motivi di “incompatibilità”, otto consiglieri d’opposizione, insieme al voto contrario di Domenico Molino, avrebbero impedito che il provvedimento di maggioranza passasse perché la votazione finale sarebbe finita 9 a 9.

Se davvero la loro premura fosse stata il salvamento di un imprenditore e di 34 famiglie,  sarebbero rimasti in aula a testimoniare con il loro voto questa intenzione, in realtà quella delle minoranze, questo devono capire i cittadini-proprietari che erano in aula, erano solo posizioni demagogiche e strumentali perché alla fine hanno solo pensato a mettere in salvo se stessi sottraendosi al voto, e dunque da ogni responsabilità, su un provvedimento estremamente delicato, tanto delicato da spingere il consigliere D’Alessandro a dire che “già si sentiva il profumo del tintennio delle manette”, una colorita sinestesia che rimarcava proprio la complessità del provvedimento.

Così, fatta eccezione per il consigliere Della Porta che, correttamente, è rimasto in aula a difendere la sua posizione con un voto, da lui ben motivato, d’astensione, tutti gli altri si sono dati alla fuga per il timore di poter essere chiamati in causa, a prescindere dal tipo di voto che avrebbero espresso.

Chi scrive non ha nulla contro l’imprenditore né, tanto meno, contro le 34 famiglie proprietarie di alcuni appartamenti perché il nostro “no” parte da lontano. Quando nel 2007 il provvedimento approdò in aula per la ratifica finale, ottenne il consenso di tutta la maggioranza di centro-sinistra perché trattavasi di un progetto di “villaggio turistico”. Dopo diversi scempi perpetrati sulla città e sulla costa, un esempio per tutti la barbara cementificazione di località La Canale, mai la maggioranza di centro-sinistra, premiata alle elezioni proprio perché aveva annunciato nel suo programma un deciso cambio di rotta in materia edilizia, avrebbe potuto approvare qualcosa di diverso.

Oggi, che su tale questione ci sono persino rinvii a giudizio decisi dalla magistratura, perché avremmo dovuto rinnegare un principio su cui abbiamo sempre creduto e che, tra l’altro, ha avuto il suffragio degli elettori vastesi sia nel 2006 che nel 2011?

A questo punto ci chiediamo: rappresentanti istituzionali che si sottraggono alle proprie responsabilità dandosi alla fuga, possono essere credibili?”

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