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Confindustria insiste, sì alla coltivazione di idrocarburi nell’Adriatico

ManifestazioneNoOmbrinaPescaraDopo la pubblicazione dei dati sulla balneabilità italiana da parte del ministero della Salute che hanno evidenziato un risultato lusinghiero che vede un miglioramento importante in tutte le coste italiane, arrivando complessivamente al 96,6% delle coste con una qualità delle acque balneabile, grande è stato lo sconcerto per aver trovato come fanalino di coda il nostro Abruzzo con solo l’84,75%.

Di fronte a questo quadro torna ad alzare la voce Confindustria contro chi si è scagliato con forza avverso i progetti di sfruttamento degli idrocarburi fossili.

“Da tempo – si legge in una nota – Confindustria denuncia che è necessario migliorare la gestione dei depuratori e controllare maggiormente i fiumi, perché da loro proviene l’inquinamento. Da loro provengono i rischi per il turismo. Non dagli idrocarburi”.

Per avallare la sua presa di posizione il sodalizio degli industriali richiama altre realtà senza risparmiare stoccate alle varie associazioni ambientaliste non senza azzardare un paradosso sul quale non esprimiamo alcun giudizio: “La regione Emilia Romagna, che ha il 100% delle coste balneabili, è anche la Regione con il maggior numero di piattaforme a mare, presenti lungo la costiera romagnola in misura circa quattro volte superiore a quelle antistanti le coste abruzzesi. Questo dimostra ancora una volta che non c’è alcuna relazione tra presenza di impianti di estrazione petrolifera e inquinamento. Anzi, se si volesse dare una lettura atipica del dato, come spesso ci capita di leggere nei comunicati di alcune Associazioni Ambientaliste o in quelli dei Comitati, potremmo paradossalmente dire che la presenza di piattaforme addirittura favorisce una maggiore balneabilità!“

Confindustria ribadisce con forza, quindi, il suo appoggio alla coltivazione di idrocarburi nell’Adriatico sottolineando come il settore sia tra i più sicuri e dal punto di vista ambientale e dal punto di vista della salute dei lavoratori auspicando un’apertura mentale che vada al di là di mere prese di posizione ideologiche.

“Ma, uscendo dal paradosso – scrive il sodalizio industriale – possiamo solo ribadire quello che da sempre cerchiamo di far comprendere all’opinione pubblica: l’industria degli idrocarburi è tra le più sicure, perché le sue tecnologie e i controlli sulle produzioni e sulle emissioni che adotta abbattono in modo assoluto i rischi di inquinamento. E questo lo affermiamo sia sulla base di dati come questo che commentiamo ma anche su quelli dell’Inail, che ci dicono che questo settore produttivo è quello con il minor numero di incidenti sul lavoro in assoluto.

Avversare in maniera ideologica la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi significa impedire che in Abruzzo ci siano nei prossimi quattro anni 1,4 miliardi di Euro di nuovi investimenti privati. Significa rinunciare a nuovi posti di lavoro per almeno un migliaio di unità. Significa il declino di un’industria che negli ultimi tre anni ha già perso oltre 1.500 posti di lavoro e che rappresenta secondo l’Ocse una delle punte di diamante dell’industria abruzzese. Significa scegliere di non voler superare questa fase di declino economico”.

Lu. Spa.

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