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Giornata internazionale delle persone con disabilità

“Tra malattia e colpa, magia e fede, la disabilità- afferma il professor Guido Brunetti in questa intervista- ha una lunga storia scandita da sofferenza, pregiudizi, stereotipi, emarginazione e abbandono”.

Il 3 dicembre ricorre la Giornata internazionale delle persone con disabilità proclamata nel 1981 dalle Nazioni Unite allo scopo di promuovere il benessere, la dignità e i diritti dei disabili. Secondo il Rapporto dell’OMS, il 15 per cento della popolazione mondiale, più di 1 miliardo di persone, vive qualche forma di disabilità.

Quando comincia?

“In ogni epoca storica esiste una linea di esclusione ed emarginazione. Comincia con gli antichi greci e romani, prosegue nel Medioevo e giunge sino ai nostri giorni. Platone, il padre della filosofia occidentale e teorico dell’anima immortale ed eterna, sostiene una selezione preventiva tra genitori, allo scopo di mettere al mondo figli sani e coraggiosi. Da parte sua, il più grande scrittore latino, Lucio Seneca, così scrive:’ Soffochiamo i nati mostruosi, anche se fossero nostri figli. Se sono venuti al mondo deformi o minorati dovremo annegarli. Ma non per cattiveria. Ma perché è ragionevole separare esseri umani sani da quelli inutili’. Il corso di questa tragica visione viene modificato dal Cristianesimo, che mostra pietà e protezione verso i più deboli e malati. Nel Medioevo, le donne che partorivano esseri deformi venivano perseguitate e a volte uccise. E’ soltanto nel XVIII e XIX secolo che il malato viene considerato una persona che soffre e che vengono avviate le prime ricerche per studiare e curare soggetti ‘anormali’.

Professor Brunetti, qual è la definizione di disabilità?

“Il termine disabilità indica ‘qualsiasi limitazione o perdita’ della capacità di compiere un’attività (OMS). Essa può essere l’esito di difetti congeniti o acquisiti, che provocano limitazioni motorie, intellettive o sociali, Di particolare rilievo è l’handicap infantile da paralisi cerebrale o da difetti congeniti, le sindromi con disturbi del movimento e i disturbi dello sviluppo. Il suo uso risulta ambiguo poiché viene utilizzato come sinonimo di handicap, menomazione, anormalità. La parola menomazione significa ‘una qualsiasi perdita o anormalità’ a carico di un’area biologica o di una funzione fisiologica o mentale. A sua volta, il termine handicap designa la condizione di ‘svantaggio’ nell’adempimento di un ruolo normale. Il concetto di anormalità va dal semplice ritardo mentale agli handicappati fisici, agli stati nevrotici e psicotici. Il disabile è in sostanza visto come un diverso che si porta dietro uno stigma, una macchia che oscura e marchia la sua persona per sempre”.

E’ un campo di indagine molto vasto

“Il fenomeno della disabilità interessa tutti i Paesi civili e ricopre un settore di ricerca considerevole ed estremamente complesso, poiché vi sono implicati numerosi fattori biologici, psicologici, sociali, filosofici e giuridici, i quali non possono essere mai singolarmente assunti come causa esclusiva o inevitabile. C’è un aggregato di molte condizioni esterne ed interne. In materia, sono state elaborate numerose classificazioni. Le più importanti riguardano: classificazioni di tipo clinico e classificazioni di tipo pedagogico (fisici, mentali e sociali).

C’è stata una evoluzione scientifica…

“Storicamente, il termine handicappato ha sostituito altri termini, come quelli di irregolare, difficile, anormale, minorato, ecc. Il concetto di disadattamento comprende due dimensioni principali: la patologia del soggetto e le varie carenze formative. E’ un concetto polimorfo, complesso su cui incidono numerosi fattori: biologici, individuali, familiari e sociali, tra loro intimamente connessi. In questi ultimi anni, si parla preferibilmente di disabilità o di persona disabile”.

Tante le definizioni a sottolineare un tema difficile e intricato

“I termini anormale, handicappato, disabile spesso vengono usati impropriamente per indicare una condizione di menomazione relativa alle funzioni fisiche, mentali e sensoriali. Le definizioni non sono particolarmente precise, producendo una certa confusione terminologica. Accade così che lo stesso termine muti di significato a seconda che sia adoperato da un neurologo, medico, sociologo o psicologo. Questo genera difficoltà nella comprensione e nei metodi terapeutici, riabilitativi ed educativi. Tuttavia, dobbiamo precisare che queste definizioni sono strettamente legati da un rapporto di causa-effetto. La legge 104 riconosce lo stato di handicap o disabilità e offre l’accesso ad un insieme di servizi”.

Come nascono le nuove tematiche sulla disabilità?

“I nuovi orientamenti nascono dopo l’affermazione dei presupposti scientifici della neuropsichiatria infantile, della pedopsichiatra e della pedagogia speciale o pedagogia curativa. Essi vanno ricercati in diversi Paesi dell’Europa e dell’America.
Inizia con la rivoluzione scientifica e pedagogica di Pestalozzi e Frobel, e poi di Itard, Séguin ed Esquirol. Notevole è anche l’influenza della psicoanalisi, come provano gli studi di Aichorn, Zulliger e Anna Freud. In Italia, le nuove concezioni riguardano i precursori della psichiatria infantile, Sante De Sanctis e Giuseppe Montesano. I quali impostano un’azione di prevenzione e di igiene mentale altamente benefica, che verrà poi proseguita con grande successo da Giovanni Bollea e che ha notevoli riflessi sulla mentalità italiana e sullo sviluppo futuro delle nuove teorie. Nasce l’assistenza organizzata per il minorato e il caratteriale, sorgono reparti universitari, istituti di ricovero, classi differenziali. Vengono individuate nuove forme cliniche, come l’idiozia, la sclerosi tuberosa, la demenza precoce e le oligofrenie”.

Perché professor Brunetti il diverso ci fa paura?

“Tra cinismo e ignoranza, le persone con caratteristiche diverse, da sempre suscitano stati di ansia e sentimenti di paura. Paura di un pericolo, di una minaccia, di un’aggressione. Un delirio di persecuzione. Importanti ricerche sugli animali hanno scoperto che gli stati di paura vengono generati dai circuiti delle parti profonde, primitive del cervello, presenti nelle diverse specie di mammiferi. L’odio verso il diverso è una proiezione dell’area più oscura del proprio Io, dei propri fantasmi e delle proprie angosce; una pulsione patologica distruttiva e autodistruttiva che genera violenza e discriminazione, provocando nell’uomo una sensazione di piacevole supremazia. E’ l’eterna lotta tra Eros (principio di vita) e Thanatos (pulsione di morte)”.

Qual è la situazione delle donne con disabilità?

“Purtroppo la nuova legge 923 riguardante la violenza sulle donne non fa cenno alle persone disabili, che sono le più esposte in assoluto. Risulta che il 36 per cento delle donne con disabilità ha subito violenza fisica o sessuale con un 6 per cento in più rispetto al 30 per cento delle donne senza disabilità. Questo nuovo infortunio è un chiaro sintomo dell’attenzione della politica all’argomento”.

Cosa fare?

“Costruire- conclude il nostro illustre interlocutore- un piano modellato su tre linee vettoriali: agire a livello giuridico; promuovere i diritti; sensibilizzare attraverso un processo educativo e culturale sistematico a partire dall’infanzia. Questo progetto deve essere sostenuto da un adeguato finanziamento. Oggi, la salute mentale e in generale la disabilità restano la Cenerentola della sanità. Una drammatica realtà, che vede molte famiglie sole e abbandonate”.

Anna Gabriele

 

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