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“Azzoppate Gigi Riva-Operazione Prater”, il nuovo romanzo di Maurizio Vicoli

L’unica vittoria della Nazionale italiana agli Europei, prima di domenica scorsa, risaliva al 10 giugno 1968 quando gli Azzurri di Ferruccio Valcareggi,  guidati in campo da Gigi Riva, conquistarono il loro primo trofeo continentale allo Stadio Olimpico di Roma battendo la Jugoslavia per 2 a 0. Ma quando a Vasto si parla di Cagliari e di Gigi Riva il pensiero non può non andare a Maurizio Vicoli che ha dedicato al campione cagliaritano due romanzi gialli, a sfondo storico-sociale, pubblicati da Giorgio Ariu Editore di Cagliari.

Allora Maurizio, finalmente una nuova vittoria italiana agli europei dopo 53 anni.

Già. Vorrei solo fare una precisazione, la finale degli Europei del’68 fu giocata due volte. La prima l’8 giugno, quando Valcareggi preferì schierare in campo Pierino Prati piuttosto che Riva, il risultato fu un pareggio: 1-1. All’epoca però, dopo i supplementari, non erano previsti i rigori, ma la ripetizione della partita. Due giorni dopo, appunto il 10 giugno, fu prima Riva a sbloccare il risultato (al 12’) e poi il goal di Anastasi per il 2 a 0 finale in favore degli azzurri.

Ascolta Maurizio, dopo il libro “Quando il Cagliari vinse lo scudetto… E la Juve tentò di rapire Gigi Riva” del 2017 da qualche giorno è uscito il secondo romanzo dal titolo “Azzoppate Gigi Riva: Operazione Prater”…

Scusa se ti interrompo. Occorre fare una precisazione, questo romanzo era già pronto per la pubblicazione lo scorso anno, un anno  ricco di ricorrenze per il Cagliari Calcio: 100 anni dalla fondazione del club (1920-2020), 50 anni dal primo e finora unico scudetto (12 aprile 1970) e, purtroppo, anche 50 anni da quel maledetto 31 ottobre 1970 quando Norbert Hof, terzino della nazionale austriaca, falciò le gambe di Riva e con esse anche la sua carriera. La partita, valevole per la qualificazione agli Europei 1972, fu disputata al  Prater di Vienna. In seguito a quell’incidente , che tenne lontano dai campi Riva per quattro mesi e mezzo, l’attaccante cagliaritano non fu più lo stesso, così come il suo Cagliari che presto sarebbe rientrato nei ranghi delle squadre provinciali.

Come è nata l’idea di questo giallo?

Il romanzo comincia ripercorrendo quella che è stata definita la partita del secolo: Italia – Germania Ovest disputata a Città del Messico nel 1970 che si concluse, ai tempi supplementari da cardiopalma, 4 a 3 in favore degli azzurri. In quell’occasione Riva fu il mattatore, segnò il 3 a 2 per l’Italia prima che Rivera, responsabile del 3-3 tedesco, si riscattasse con il magnifico goal del definitivo 4-3. Ho così immaginato che un’organizzazione neonazista, desiderosa di rifarsi della storica sconfitta, abbia organizzato l’azzoppamento di Riva. Infatti azzoppare la punta italiana, significava menomare l’intera squadra.  L’organizzazione, dal nome SSEHO, individua nel terzino austriaco Norbert Hof, deceduto il 4 luglio dello scorso anno, il proprio esecutore. Compito del commissario Efisio Melis è evitare che il piano riesca, egli purtroppo concluderà la sua indagine soltanto quaranta giorni dopo l’infortunio di Riva.

Nel romanzo metti in luce come il nazismo fu non solo partito totalitario, ma anche un movimento esoterico.

Già. Il romanzo si snoda tra Enego, uno dei paesi  appartenenti all’Altipiano dei Sette Comuni in provincia di Vicenza e il Castello di Wewelsburg  in località Büren nella Renania Settentrionale-Vestfalia, nell’allora Germania Ovest. Tale castello fu acquistato dal vice di Hitler, Heinrich Himmler, per farne il tempio dell’esoterismo nazista, anche per la curiosa forma a triangolo con un angolo che punta verso il nord, verso la mitica Isola di Thule dove, si pensava, fosse nata la razza ariana. Ispirandosi a questo luogo leggendario,  nel 1910 era nata la Società Thule, razzista e antisemita, a cui aderì lo stesso Hitler nel 1919. Sul finale entra in scena un altro castello misterico, parliamo dell’Ottagono di Castel del Monte, l’enigmatico maniero fatto edificare da Federico II di Svevia.

Insomma nel romanzo si parla anche di esoterismo.

Esoterismo nazista, si parla di rune, del corpo delle SS che, nato con funzioni “pretoriane”, cioè di corpo scelto per la difesa del Führer,  presto si trasformò in una comunità di “uomini-nuovi”, cioè di una umanità super-selezionata da un punto di vista razziale, che avrebbe dovuto diffondere e perpetuare la purezza della razza a spese di tutte le razze impure, a cominciare da quella slava, le cui popolazioni erano disprezzate e odiate dai nazionalsocialisti al pari di quelle ebree.  Nel romanzo si parla anche del Graal, a questo proposito Himmler finanziò molte spedizioni persino in Tibet e in Antartide, alla ricerca del Sacro Calice. Inoltre si narra  anche di qualcosa che ci riguarda da vicino e che forse non tutti sanno. Mi riferisco alla Lancia di Longino, il soldato romano, originario della vicina Lanciano (da cui secondo alcuni la città prese il nome), che con la sua lancia forò il costato di Cristo per vedere se era morto. Questa Sacra Lancia, che aveva dimora a Vienna, fu prelevata da Hitler, dopo l’annessione dell’Austria alla Germania, e trasportata con un treno corazzato fino a Norimberga dove trovò dimora nella chiesa di Santa Caterina.

Nel romanzo si narra anche di Vasto, di cui si disegna un quadro socio-economico dettagliato.  

Sì, le vicende del libro si snodano dall’aprile al dicembre 1970 e tra i personaggi vi è anche un altro protagonista, il vastese Michele Del Borrello, maresciallo di polizia nella stazione di Enego. E’ lui ad invitare a Vasto, per una breve vacanza,  il commissario sardo Efisio Melis, esperto in esoterismo nazista, per risolvere una serie di omicidi di donne che vengono sgozzate e marchiate a fuoco sul petto con il simbolo dell’organizzazione neo-nazista.  Durante la permanenza del commissario a Vasto, Del Borrello gli mostra come la condizione socio-economica dei vastesi andasse trasformandosi  facendo di contadini e pescatori degli operai, degli esercenti e degli operatori turistici. Al contempo si mettono in luce le specialità gastronomiche della nostra città come cace e ove o seccetelle nghi li pipe arruste.

Fanno da cornice al romanzo altri temi caldi dell’epoca come l’emigrazione italiana in Germania o la stagione del terrorismo, ma anche altri grandi eventi dell’epoca.

Il lettore si imbatterà nelle precarie condizioni igienico-sanitarie degli italiani emigrati in Germania dove si vedono riservare alloggi che sono poco più che baracche. Il lettore vedrà  come i nostri connazionali venivano sfruttati e maltrattati fino ad essere definiti “scheisse”, merde! Si imbatterà anche nelle lotte sindacali del periodo per la conquista dello Statuto dei lavoratori e dell’art. 18; negli attentati terroristici degli “opposti estremismi” di destra e sinistra o nelle lotte di campanile che si riacutizzeranno al momento della nascita dei Consigli regionali, proprio nel 1970, con le lotte tra L’Aquila e Pescara ma anche tra Reggio Calabria e Catanzaro dove dovette intervenire l’esercito per ristabilire l’ordine. Ma quella che emerge è anche l’Italia dei giovani che si ritrovano nell’Isola di Wight per condividere, a ritmo di rock, la contestazione di un’intera generazione, o di quei giovani pionieri ecologisti che, proprio nel 1970, si attivano in difesa dell’ambiente sotto l’egida del Consiglio d’Europa che, per la prima volta, proclama l’Anno europeo della conservazione della Natura, primi atti di sensibilizzazione che ancora oggi sono in gran parte disattesi. Passando agli Stati Uniti, da circa un decennio all’avanguardia per la difesa dei diritti civili, si assiste, per le strade di New York, al primo Gay pride, cioè alla prima sfilata dell’Orgoglio gay mentre l’ONU, su pressione di John McCollen, indice la prima giornata in difesa della Terra.

Tutta questa contestualizzazione ha richiesto uno studio impegnativo, ho visto che alla fine del romanzo,  cosa insolita, vi è anche una bibliografia. Quanto tempo hai impiegato per realizzare questo lavoro?

Tutte le storie di immigrazione, di lotte sindacali e in difesa dell’ambiente sono tratte da documenti autentici; così come tutto ciò che concerne l’esoterismo nazista.  Questo romanzo era già stato concepito nella mia testa al momento della conclusione del mio primo libro su Gigi Riva, era il 2017. Diciamo che questo lavoro sul “Prater” ha richiesto circa due anni di tempo.

Permettimi di dire che questo tuo libro ha una struttura atipica: è un romanzo, ma vi sono le note a piè di pagina; la narrazione centrale è frutto della fantasia ma vi sono numerosi riferimenti storici sul nazismo, sulla Seconda guerra mondiale, la Guerra Fredda fino ad arrivare alla stagione del terrorismo. Nela parte finale dell’opera hai addirittura inserito un confronto tra l’Italia del 1970 e quella di oggi su cui si invita il lettore a riflettere. Qualcosa di veramente insolito.

In linea generale questo lavoro potrebbe essere definito romanzo sociale storico-verosimile, anche se ci sono sequenze che lo avvicinano più ad un saggio.

Come mai questa commistione di generi?

La mia formazione illuministica mi porta a dire che la letteratura deve avere finalità edificanti, pedagogiche, deve essere cioè uno strumento che insegni e che, soprattutto, faccia riflettere sollecitando il senso critico. In quest’ottica ho inserito l’appendice “Ieri e oggi, spunti per una riflessione” perché il neoliberismo globale sta spingendo i governi a rivedere tutte le conquiste sociali che sono avvenute nel  decennio che va dal ’68 al ’78 e che hanno fatto dell’Italia una delle democrazie più avanzate del mondo. In questo confronto, cerco di evidenziare come gradualmente, e forse inesorabilmente, stiamo tornando indietro di oltre 50 anni in materia di diritti civili e garanzie sociali.

Aldilà della tua fede calcistica, perché due romanzi dedicati a Gigi Riva?

Perché, a differenza di molti suoi compagni di squadra, Riva rimase fedele alla maglia bianca-rossoblu fino al termine della carriera. Non dimentichiamo che quando un operaio guadagnava circa 130.000 lire al mese, Riva rifiutò ben due miliardi offertigli dalla Juventus. Preferì infatti l’affetto dei suoi tifosi, il calore del sole sardo ed il profumo del mare di Cagliari al vile denaro. In un’epoca, come quella attuale, in cui molti ragazzi si avvicinano al calcio non per passione ma con il “sogno americano” di far soldi e circondarsi di belle donne, la scelta di “Giggi” è certamente un faro illuminante e dal grande valore pedagogico.

A ciò si deve aggiungere anche il suo valore calcistico, forse non tutti lo sanno ma “Rombo di Tuono”, come lo soprannominò il giornalista Gianni Brera, detiene tuttora un record imbattuto e ineguagliato: con 35 reti realizzate nelle 45 presenze fatte con la maglia azzurra, è il migliore marcatore di sempre della nazionale italiana di calcio.

 

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