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Caso Iannone: ecco i numeri della ragione. Basteranno?

L’Aprilia Racing difende il suo pilota, ma per ora non sono bastati dei rilievi scientifici per scagionare Andrea dall’accusa di doping che ieri con la sua difesa si è presentato a Mes davanti alla Corte Disciplinare Internazionale della FIM. Ecco i dati che Motorsport.com ha appreso e che dovrebbero aiutare il rider di Vasto.

Quello di Andrea Iannone sta diventando un caso clamoroso. Un pilota professionista della MotoGP sta rischiando la carriera per una questione ideologica e non scientifica, perché diversamente non ci sarebbe nulla da discutere. Visto che i numeri parlano in modo chiaro.

Eppure non c’è la certezza che il rider di Vasto possa salire in sella alla RS-GP 2020 perché potrebbe rischiare una condanna fino a quattro anni. Intanto ha dovuto stracciare il biglietto aereo che lo doveva portare ai test di Sepang.

Il pilota dell’Aprilia è stato sospeso il 17 dicembre (giorno della cena di Natale dell’Aprilia Racing) dall’attività sportiva perché è risultato positivo ad un controllo antidoping avvenuto durante il fine settimana del GP della Malesia dello scorso novembre.

Se un atleta pratica il doping è giusto che venga fermato, ma se diventa vittima di una situazione che ha aspetti tragicomici, è giusto che nasca un movimento d’opinione a difesa di Andrea. Lo diciamo subito: Iannone è un allocco, perché uno che si trova in un limbo giuridico non va a mangiare provocatoriamente in un locale di Milano che si chiama… Doping Club.

Ma al di là delle questioni di opportunità, non è possibile che Andrea non sia stato prosciolto dall’accusa di doping nonostante siano state portare prove inconfutabili a sua discolpa nell’udienza che ieri si è tenuta a Mies, in Svizzera, dove ha sede la Corte Disciplinare della FIM.

Prima di commentare la situazione incredibile è giusto incastonare il caso con alcuni numeri, utili a fare chiarezza. Iannone è risultato positivo al Drostanolone, uno steroide anabolizzante vietatissimo. Scopre di essere sotto inchiesta dai social e non dalla Wada che lo avrebbe dovuto informare.

Chiede le contronalisi e il campione B, dello stesso prelievo, conferma la positività, aggiungendo però dei valori. Di solito il fattore di positività scatta oltre 2, mentre nel primo campione analizzato si riscontra 1.8 e nel secondo solo 0.5.

Nel referto delle controanalisi si legge un valore medio: 1,15. Si accerta anche che la densità dell’urina è molta alta (1024) e nell’analisi non risulta una proporzione fra densità e valore contaminato, per cui anche la bassa tracciabilità fa pensare alla positività, anche se il tostosterone accertato dai professori Cocci e Lotti del Dipartimento Universitario di Firenze era molto basso.

Peccato che nessuno abbia indicato che Iannone non avesse bevuto dopo la gara e che a Sepang ci si disidrata dopo 40 minuti su una MotoGP! Sarebbe bastato che Andrea avesse bevuto un litro d’acqua prima del prelievo e niente sarebbe stato…

A quel punto lo scenario offriva due possibilità: Andrea aveva fatto e terminato un ciclo di anabolizzanti, oppure è stato vittima di una contaminazione alimentare, visto che è un carnivoro e nella “tripla” della MotoGP ha vissuto ben cinque settimane in Asia, toccando aree geografiche come la Cina e l’Australia dove si hanno dati di carne trattata.

Chi assume anabolizzanti aumenta la sua massa muscolare, mentre Iannone si era presentato a gennaio all’Aprila Racing dieci chili più pesante del compagno di squadra Aleix Espargaro, per cui la squadra di Noale lo aveva invitato a dimagrire: il pilota italiano ha cambiato regime alimentare e la preparazione atletica, perdendo ben 6,5 chili prima dell’estate.

È evidente che un pilota che ha faticato per calare il suo valore ponderale per essere più prestazionale in pista non dovrebbe sottoporsi a un ciclo di anabolizzanti per apparire più muscoloso nelle immagini di Instagram, dove ha posato in mutande per una campagna di Intimissimi.

Eh sì, perché l’accusa della FIM durante le quattro ore di udienza al CDI non ha portato argomentazioni legate alla MotoGP, ma solo delle foto di Instagram. Se il caso non fosse serio, sarebbe da barzelletta. La sensazione è che chi doveva sostenere la colpa di Iannone non si era preparato sulla mozione difensiva dell’avvocato De Rensis che poteva contare sul referto delle analisi del capello richieste dal professore Alberto Salomone, un luminare nel campo del doping, che aveva disposto questo esame il 9 gennaio presso il Centro Regionale Antidoping Bertinaria di Torino.

L’esame del capello permette di risalire nel tempo per certificare con scientifica precisione se un soggetto si è sottoposto a doping: il 24 gennaio Salomone ha ricevuto la conferma che Iannone era pulito nel periodo da settembre a gennaio. Forte di questi dati la difesa ha mandato il 31 gennaio tutta la documentazione al CDI, per cui chi doveva prendere atto dei nuovi responsi non ha avuto il tempo per leggere le carte.

I quattro giudici, per fortuna, hanno avuto un comportamento molto razionale chiedendo 12 giorni di rinvio: hanno dato 5 giorni all’accusa per studiare la relazione medica e altri 5 giorni per dare tempo alla difesa di Iannone di fare eventuali controdeduzioni.

Iannone ha il morale sotto i tacchi, anche se può godere del pieno supporto Aprilia: “Ci sentiamo vittime – ha detto Massimo Rivola, CEO di Aprilia Racing – perché nei test non posso usare il mio pilota e magari in Qatar non potrò schierare Andrea. Vorrei che si arrivi a una decisione veloce e che si tengano in giusta considerazione i dati scientifici che sono stati portati a discolpa di Iannone, visto che abbiamo una moto nuova che promette molto bene”.

Cosa rischia Andrea? Quattro anni di squalifica per dolo, da due anni a una reprimenda per colpa. La sensazione è che la FIM voglia comunque dare una penalità per evitare che la Wada possa fare appello. E allora tre mesi di squalifica, che non sono mai stati inflitti, sarebbero un compromesso che potrebbe soddisfare tutti. Ma andrà a finire così? Con un innocente condannato? Iannone è disposto a ripetere l’analisi del capello davanti a un perito super-partes, perché i rilievi scientifici vengano accettati anche dall’accusa…

Franco Nugnes (Motorsport.com)

 

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