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Luciano D’Alfonso Ministro anche con Tajani?

“Con chi voglio fare esperienza di governo? Con chi di più coltiva agenda delle priorità ed è capace sfrontatamente di raggiungere risultati. Io ho avuto un ottimo rapporto con Matteo Renzi presidente del Consiglio dei ministri e con Paolo Gentiloni che ad ogni richiesta mi ha detto di sì”.

Il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, capolista del Partito democratico al Senato nel collegio unico regionale in quota proporzionale, conferma che l’ambizione è quella di diventare ministro.

“Tajani? Mi piace perché ha confidenza con l’Europa, siccome io voglio costruire le macro regioni, Tajani sono convinto che farebbe bene ad aiutare l’Abruzzo e l’Italia dall’Europa“, dice rispondendo alla domanda se farebbe il ministro con il premier indicato da Forza Italia, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani., prima di partecipare all’Aquila all’evento conclusivo della campagna elettorale coi candidati locali, la senatrice uscente Stefania Pezzopane, l’ex sindaco Massimo Cialente e Lorenza Panei.

“Il governo sono convinto che dura quanto durerà e quanto sarà grande la consapevolezza dei problemi che l’Italia ha – aggiunge a proposito degli scenari post-voto – I governi durano la quantità e la qualità della conoscenza dei problemi”.

“Io mi vedo in questa grande officina nazionale a fare tutto quello che serve per questa regione, per esempio voglio far nascere una norma che incentivi la trasformazione del lavoro da tempo determinato a indeterminato mettendoci incentivo fiscale e incentivo da produzione industriale, com’era negli anni passati quando i Cfl si trasformavano”, continua vedendosi già al governo.

“Io ambisco a determinare un chilometro zero tra i poteri del governo centrale e le aspettative della regione Abruzzo – aggiunge – Io lavorerò affinché dopo 25 anni si parli il linguaggio del governo in Abruzzo e il linguaggio dell’Abruzzo al governo”.

In ogni caso, si dice convinto che “l’Abruzzo avrà una vita rafforzata perché oltre ai banconi della regione, per quanto riguarda le opportunità da liberare dell’economia e della società abruzzese, avremo anche i poteri e i banconi del governo centrale, per cui c’è da fare più uno”.

D’Alfonso parla del ritorno dell’Abruzzo al governo a distanza di 25 anni, quando Remo Gaspari lasciò Palazzo Chigi, dimenticando però che un altro abruzzese, Ottaviano Del Turco, è stato nel frattempo ministro.

“Quella fase è durata poco – fa notare il governatore – non ha avuto l’intensità di durata che sarebbe servita all’Abruzzo. Io penso ad un incarico durevole che possa esplicitare tutta l’intensità di un impegno governativo. Del Turco ha fatto il ministro delle Finanze per un lasso di tempo, così come ci sono stati sottosegretari significativi, anche lì per un lasso di tempo. Io penso ad un coinvolgimento a tutto tondo, durevole”.

Ma con l’elezione di D’Alfonso al Senato, e magari la nomina a ministro, la Regione quando torna al voto? “È materia della tecnica parlamentare – spiega – io ho fatto delle letture, non mi sembra che ci sia alcun tipo di automatismo anche perché il dies a quo parte dalla convalida, dalla convalida poi c’è una procedura che va rispettata che ha anche dei precedenti molto a favore di una idea di tranquillo lavoro che caratterizza la regione Abruzzo”.

Esclusa, in ogni caso, qualsiasi ipotesi di dimissioni dopo le elezioni politiche, chieste a gran voce da centrodestra e Movimento cinque stelle.

“Le opposizioni hanno dato prova, quando hanno governato loro, che sono stati rinviatori per 66 mesi – dice D’Alfonso – Ho visto un governo di 66 mesi del quale le tracce dei risultati le vado ancora ricercando. I risultati sono davvero a prova di incertezza. Per quanto riguarda il loro suggerimento ne tengo conto come quello di chi sta in tribuna a dare segnalazioni di esistenza in vita”.

E quello che lascia D’Alfonso, che Abruzzo è? “Un Abruzzo che presenta + 2 miliardi e 750 milioni di euro di risorse derivanti dal rapporto centro-Abruzzo, potere governativo centrale-Cipe-Abruzzo, + 53mila occasioni di lavoro di cui almeno la metà a tempo indeterminato, abbiamo 27 miliardi di euro come Pil, 129mila imprese attive, qualcosa come 25 miliardi di raccolta bancaria, duemila invenzioni e brevetti annuali, 8mila dottori di ricerca tra imprese private e pubbliche. Se volete – scherza – dico anche 365 alberi monumentali”.

Il testimone il presidente dice poi di volerlo lasciare “al migliore che fa sintesi, a chi è capace di prefiguare una realtà ancora più efficace e funzionante, sapendo che stavolta avrà da Roma una grande alleanza e una grande sponda. In queste ore si è pubblicato il provvedimento riguardante la Zona economica speciale per 1.300 ettari di territorio che spingerà molto avanti l’economia abruzzese”.

“In queste ore noi stiamo incassando dal Cipe risorse straordinarie per una grande cura del ferro, la elettrificazione della Sulmona-L’Aquila-Rieti che era attesa da vent’anni, poi il raddoppio ferroviario Pescara-Chieti, abbiamo completato la Fondovalle Sangro sul piano della copertura contrattuale, abbiamo messo mano al potenziamento dei porti abruzzesi. Mai tutto questo si era concepito in così breve tempo, coprendolo finanziariamente e amministrativamente. Adesso gli enti locali devono partire con gli appalti, due miliardi e 750 milioni di euro che devono essere appaltati poiché ogni 100mila euro di opere pubbliche porta con sé 1,5 posti di lavoro annui”.

A chi gli chiede se il termine di dicembre ipotizzato per le elezioni regionali sia legato alla possibilità di passare il testimone a Giovanni Legnini, che proprio allora terminerà il mandato di vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, D’Alfonso risponde: “Ho un grande giudizio dell’esperienza di Giovanni Legnini, perché ha esperienza istituzionale e costituzionale. E poi ha anche un altro requisito, che non ha neanche un nemico, in politica vale anche questo, l’assenza di inimicizie. Giovanni poi ha già governato, in Germania non si può fare il parlamentare se non si è fatto l’amministratore locale, questo per statuto quasi morale dei partiti. Io aggiungerei che non si può governare una Regione se non si è fatto qualcosa di importante a livello nazionale. Giovanni ha queste caratteristiche, poi deciderà lui e la comunità del centrosinistra abruzzese e penso che sarà una comunità molto ampia”.

Marco Signori (Abruzzoweb)

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