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“7 motivi per dire No alla riforma costituzionale”

Francesco Prospero, Consigliere Comunale di Progetto per Vasto e, nell’occasione, portavoce della Scuola di Formazione Politica Fo&Pa, valuta negativamente la riforma costituzionale e invita gli elettori a votare NO il prossimo 4 dicembre.

“Siamo convinti che l’Italia abbia bisogno di riforme. Ma questo non significa che si debbano fare in ogni caso. Ad essere utili, infatti, sono solo quelle giuste, nella forma e nella sostanza, e questa riforma non lo è. Anche l’Economist, sul punto, ha criticato il governo  nazionale, reo di aver  “sprecato quasi due anni ad armeggiare con la Costituzione”, invece di occuparsi delle riforme strutturali veramente utili al Paese.

Ciò premesso, la riforma va, comunque, valutata nel merito e non sulla base dell’approccio “Renzi sì, Renzi no”: i governi e i premier passano, le riforme costituzionali restano. Con il referendum del 4 dicembre gli Italiani decideranno, infatti, quale sarà il prossimo assetto della Repubblica e dovranno farlo preparati e informati sul merito.

Le ragioni per le quali invitiamo gli elettori a votare NO, anche all’esito del partecipato convegno-dibattito organizzato il 19 novembre scorso, sono le seguenti:

  • il testo della riforma è stato concepito da una maggioranza (peraltro variabile ed ondeggiante) senza alcun coinvolgimento delle forze politiche di “minoranza” (che per la verità rappresentano la maggioranza degli elettori). Riteniamo che la Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di governo e risultato del prevalere di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica;
  • Il Senato non verrà affatto abolito ma sarà trasformato in una sorta di “Grand Hotel” in cui sindaci e i consiglieri regionali entreranno ed usciranno, dopo essere stati nominati al nuovo ruolo dalle segreterie dei rispettivi partiti,per la durata del loro mandato originario. Il Grand Hotel Senato, non più elettivo, manterrà però competenze importanti come quelle sulle riforme costituzionali e sulla legislazione dell’Unione europea, indebolendo la posizione dell’Italia in Europa considerando la scarsa autorevolezza attribuita agli organismi non eletti dai cittadini. Ma non basta, i sindaci e i consiglieri regionali troveranno il tempo di occuparsi di politiche comunitarie? con quali competenze?
  • Il Parlamento sarà quasi interamente composto da “nominati” e, ancora una volta, i cittadini saranno privati della possibilità di eleggere, esprimendo la propria preferenza, un rappresentante del territorio;
  • La diminuzione dei “costi della politica”, argomento sbandierato dai sostenitori del si, è stata smentita anche dalla “Ragioneria Generale dello Stato” che ha giudicato irrisori gli eventuali “risparmi di cassa” prodotti dalla riforma;
  • I lavori del Governo e del Parlamento non saranno affatto più rapidi. La riforma del bicameralismo prevista dalla riforma, infatti, darebbe vita ad una pluralità di procedimenti legislativi differenziati a seconda le diverse modalità di intervento del nuovo Senato (leggi bicamerali, leggi monocamerali ma con possibilità di emendamenti da parte del Senato, differenziate a seconda che tali emendamenti possano essere respinti dalla Camera a maggioranza semplice o a maggioranza assoluta), con rischi di incertezze e conflitti. Se si volessero davvero velocizzare i lavori del Parlamento, la soluzione sarebbe a portata di mano: basterebbe riformare i regolamenti di Camera e Senato e utilizzare maggiormente il potere legislativo delle Commissioni;
  • L’ordinamento delle Regioni a Statuto Ordinario risulterebbe fortemente depotenziato e le stesse sarebbero prive di reale autonomia, menomate di ogni spazio di competenza legislativa, al contrario delle Regioni a Statuto Speciale che, invece, conserverebbero tutte le loro prerogative;
  • Un quesito referendario in un’unica formula relativa all’intera riforma non è condivisibile, poiché costringe l’elettore all’espressione di un voto su di un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni “politiche” estranee al merito della legge.

Peri motivi esposti, pur essendo noi convinti dell’opportunità di interventi riformatori che investano l’attuale bicameralismo e i rapporti fra Stato e Regioni, siamo contrari, nel merito, a questo testo di riforma e, pertanto, invitiamo a votare NO il prossimo 4 dicembre”.

Francesco Prospero

Consigliere Comunale “Progetto Per Vasto” e Portavoce della Fo&Pa

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