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Statale 16, l’architetto Francesco Paolo D’Adamo scrive a Luciano D’Alfonso

 

Potrei scherzare sul fatto che già un Luciano ha provveduto a danneggiare fortemente la Città del Vasto e quindi in tanti speriamo che un altro Luciano non procuri ulteriori danni in questi luoghi, ma non lo farò. Vorrei almeno una volta essere preso sul serio.

Vorrei esporle mie (ma non solo) perplessità in merito alla “Sua” volontà di porre in essere la variante alla SS16 nella maniera in cui ci è stata mostrata. In questa sede non mi impelagherò in dettagliate giustificazioni inerenti la pianificazione territoriale né esporrò motivazioni politiche ancor più non mi spingerò a formulare motivazioni campanilistiche.

La invito, invece, compatibilmente con i suoi gravosi impegni, a leggere o a far leggere dai suoi collaboratori l’articolo di Luigi Murolo sull’argomento.

Poi la vorrei invitare qui a Vasto a passeggiare con me, prima sul tratto di strada “belvedere” che va dalla chiesa della Madonna delle Grazie fino a quella di San Michele, poi alla Marina, non sul Lungomare ma proprio sulla SS16. Sono convinto che si convincerebbe che l’opera da Lei “caldeggiata” non funziona perchè l’Abruzzo intero perderebbe un luogo di qualità speciale peraltro già fortemente danneggiato negli ultimi anni.

Durante la passeggiata si potrebbe dialogare anche sulla necessità dell’arretramento della strada in questione e delle sue motivazioni, ma non prima di aver valutato tutte le possibilità di sviluppo che questo ambito di Abruzzo fornirebbe senza affrettate scelte.

Ci si vanta in questi giorni del fatto che Vasto ha superato i quarantunomila residenti ma non ci si chiede da dove arrivano questi soggetti né le motivazioni che li hanno portati a scegliere questa Città.

Probabilmente i sindaci dell’entroterra “vastese” lo hanno capito e per questo “suggeriscono” in merito alla strada (ma non solo) altre soluzioni rispetto alla Sua.

Signor Presidente, trovi il tempo per la passeggiata che le propongo e sono sicuro che si “ricorderà” di quando anche Lei analizzava e pianificava lo sviluppo in base a idee lungimiranti e non dettate dalla “congiuntura”.

Vuole che le ricordi le vicende del Ponte del Mare di Pescara? Penso non sia necessario.

Lei ricorderà tutta la vicenda a menadito, tuttavia se evidenzia nella sua memoria tutte le problematiche affrontate e le motivazioni che hanno portato quella scelta sarà sicuramente portato a “ripensare” all’opera da lei “spinta” qui nella Città del Vasto e nella sua Marina.

Scusi la forma particolare di questo “invito” ma sono abituato a scrivere di getto.

Cordialità.

Francescopaolo D’Adamo

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