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Vasto: chiuso il settore del Museo del Costume di Palazzo d’Avalos

Non è bello dover raccontare certe storie eppure è altresì inevitabile, come dover narrare quanto sta accadendo al Museo del Costume di Vasto ospitato nell’ala nord del primo piano di Palazzo d’Avalos, uno dei quattro spazi espositivi dopo il Museo archeologico, la Pinacoteca e la recente Sala delle Selle.

La prestigiosa raccolta, che annovera preziose testimonianze di abiti abruzzesi ed abiti, essenzialmente femminili, tipici dell’epoca a cavallo tra ‘800 e ‘900, appartenuti a famiglie vastesi e del territorio, è stata promossa e realizzata dal Lions Club Vasto Adriatica Vittoria Colonna ed è di proprietà della Fondazione Lions, e da questa è stata affidata dal 2000, attraverso un atto di comodato d’uso, alla Municipalità di Vasto.

Orbene, il museo è stato chiuso per alcuni problemi verificatisi al suo interno. In particolare, dopo che a causa delle infiltrazioni di umidità che hanno costretto il personale museale a togliere e riporre alcune opere del maestro pittore Pier Canosa, che fanno da degna cornice alle vesti, il 1.mo maggio l’allora presidente, nel 2000, del Lions Club Adriatica Vittoria Colonna, nonché attuale responsabile in loco per la Fondazione Lions del Museo del Costume, Elio Bitritto, è stato messo a conoscenza anche della rottura di due vetri scorrevoli relativi ad una bacheca del Museo stesso: “in realtà – chiarisce Bitritto – oltre questi due che si sono rotti, altri due vetri si sono staccati dalla guida entro la quale scorrevano ma, per fortuna, si sono inclinati verso l’interno venendo così frenati dal materiale presente in questa seconda bacheca”.

Il personale del Museo, quindi, ha ritenuto opportuno chiudere momentaneamente l’accesso a quel settore sia per problemi di sicurezza, sia per evitare manomissioni e furti.

“Dopo un attento sopralluogo – afferma ancora Bitritto – ritengo di dover attribuire la causa del cedimento al fatto che le guide entro cui scorrevano i vetri erano fissate con biadesivo e non avvitate: con i primi caldi la colla ha perso la sua adesività, le guide si sono abbassate ed i vetri, non più vincolati, sono precipitati. Nonostante i ripetuti solleciti, soprattutto verbali, ad oggi non si è neanche provveduto a raccogliere i vetri caduti: in realtà io stesso ho provveduto a raccogliere una parte dei vetri (circa la metà), li ho riposti in una scatola ed ho provveduto a scaricarli nelle campane verdi”.

Il Comune, però, non pare intenzionato a risistemare il settore giustificando tale scelta con la mancanza di soldi e di personale (ci sarebbe da chiedersi quanto costerebbero i lavori e se anche questi possano rientrare tra quelli finanziabili con l’imposta di soggiorno di cui non si conosce ancora alcun utilizzo).

“Tra l’altro – dice ancora il responsabile locale della Fondazione Lions – a parte il servizio igienico che risulta permanentemente inagibile da innumerevoli anni, ho avuto modo di riscontrare altre problematiche, anche queste regolarmente segnalate, che sono rimaste lettera morta; per dire, la meno importante, riguarda la sostituzione, eseguita personalmente, di diverse lampadine (durante la visita di oggi ne ho contate altre 11) che sistematicamente si fulminano per sbalzi di tensione, in un impianto elettrico che dovrebbe essere almeno controllato”.

“Con tutta la comprensione per lo stato delle finanze di questa amministrazione – chiosa Bitritto – credo che una maggiore attenzione ad un patrimonio culturale che poche regioni possono vantare sia più che doveroso”.

L. S.

  • SAM_3954
  • SAM_3957
  • SAM_3960
  • vetrina infranta
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