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Don Patriciello: Se roviniamo l’ambiente, l’ambiente rovinerà noi

E’ stato un intervento coinvolgente e vibrante quello di Don Patriciello, parroco di Caivano, nella Terra dei Fuochi, nell’ambito del primo degli incontri su Legalità e Responsabilità per la costruzione del bene comune che si è tenuto ieri a San Salvo. L’incontro si è aperto con il ricordo di Maria Giulia Moretta, fondatrice della cooperativa Nuova Solidarietà fatto dall’attuale presidente dell’associazione Mirna Salvatore e con i  saluti del sindaco Tiziana Magnacca e dell’assessore Maria Travaglini, che hanno descritto i contenuti del progetto realizzato negli istituti comprensivi guidati dalle due dirigenti Anna Paola Sabatini  e Anna Orsatti, che erano presenti all’incontro e hanno sottolineato l’importanza della scuola nell’educazione alla legalità. E’ intervenuto anche il tenente Giuliano D’Urso, comandante della Guardia Costiera di Vasto, che ha partecipato al progetto tenendo incontri nelle scuole. Dopo questa ricca introduzione, Don Patriciello ha preso la parola, coinvolgendo subito tutti i presenti con l’immagine del gattino che uccide il riccio, ma è a sua volta ferito a morte dagli aculei dell’animale. Le due bestie sono metafore del rapporto Stato-privati, per cui un qualsiasi italiano non ha problemi a  smaltire le componenti di amianto presenti sul suo tetto in aperta campagna per risparmiare sulle spese da affrontare se dovesse seguire la procedura legale. “Attualmente i magistrati non hanno gli strumenti per combattere la situazione d’illegalità dei rifiuti tossici, se qualcuno è sorpreso a versare veleni  in aperta rischia al massimo una multa. Il disegno di legge per l’inasprimento delle pene è da molto tempo al vaglio di Camera e Senato, ma finora non è stato approvato.Ora Renzi ha detto che vi porrà la fiducia, staremo a vedere. Se non approveranno una legge più dura moriremo tutti”- ha tuonato Don Patriciello. E ha accennato con indignazione all’opposizione di Confindustria all’inasprimento delle pene, alla quale lui stesso ha risposto con un editoriale su L’Avvenire. Ha ricordato, poi, due casi eclatanti di sverasamento di rifiuti tossici in Campania: la discarica di Giugliano e di Chiaiano. In tutti e due i casi, il clan dei Casalesi,  ha versato enormi quantità di veleni pericolosi e mortali. “A Chiaiano la situazione peggiorerà nel 2064 quando le scorie raggiungeranno le falde acquifere; nel 2008 gli abitanti del posto si sono opposti con tutte le loro forze alla realizzazione di questa discarica e avevano ragione: i Casalesi hanno portato veleni pericolossisimi, i camion non trasportavano solo i rifiuti di Napoli”. Proprio per questa situazione, la Terra dei Fuochi non crede più alle promesse di politici o altri personaggi delle istituzioni. “L’unica strada possibile per combattere questa situazione è però il dialogo; facciamoci sentire, l’Italia ha tanti problemi, ma è il paese che presenta meno petizioni al Parlamento Europeo”- ha ribadito Don Patriciello e ha continuato: “Nei posti dove giro in Italia, tutti credono di essere un’isola felice; i veleni si trovano soprattutto in Campania, ma nessuna regione ne è immune. Ilva, Eternit, Bussi, Terra dei Fuochi, e non c’è nessun condannato”. Sulla conclusione, Don Patriciello ha ribadito: “Dio pose l’uomo nel giardino dell’Eden perché lo coltivasse e lo custodisse. Se Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, l’ambiente non perdona mai, se lo rovineremo, rovinerà noi”.

Nausica Strever

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