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Aggressione al sindaco Lapenna, sciolta in anticipo la seduta del Consiglio comunale

“Mi dispiace, ma non esistono più le condizioni per continuare questo Consiglio comunale”: queste le amare parole con le quali il sindaco di Vasto Luciano Lapenna ha iniziato il suo invito alla maggioranza ad uscire dall’Aula Vennitti dopo quanto accaduto nel corso del dibattito (pensate un po’!) sulla questione sicurezza.

Dopo un violento alterco con i colleghi democrat Antonio Del Casale e Simone Lembo, alle 19.12 il consigliere comunale Davide D’Alessandro si è reso, infatti, protagonista di una aggressione violenta, seppur verbale, nei confronti del primo cittadino e soltanto l’intervento degli altri colleghi ha, forse, impedito che la situazione assumesse altri contorni.

Dopo una prima sospensione della seduta durata qualche decina di minuti, l’Assise è tornata a confrontarsi con l’intervento di Massimiliano Montemurro. E’ stato l’intervento successivo, però, ovvero quello del capogruppo di Forza Italia Guido Giangiacomo, a ridare fuoco alle polveri perché l’avvocato ha da subito voluto stigmatizzare l’accaduto esprimendo solidarietà al primo cittadino, cosa poco gradita a D’Alessandro che è tornato alla carica contro quello che ormai ai più pare come il suo nemico giurato nell’Aula consiliare.

Di qui una seconda sospensione al termine della quale Luciano Lapenna ha deciso di invitare la maggioranza ad abbandonare l’Aula, per la mancanza della giusta serenità a proseguire il dibattito, invito prontamente raccolto anche dal presidente del Consiglio comunale Giuseppe Forte e dal suo vice in quota maggioranza, mentre in Aula arrivavano gli agenti della Polizia municipale.

Una situazione paradossale che a noi è capitata per la prima volta in 25 anni: è stato allora il vice presidente del Consiglio in quota opposizione Francescopaolo D’Adamo a prendere la guida dell’assise e a chiedere al segretario comunale l’appello nominale dei presenti: sarebbero serviti 8 consiglieri per continuare la seduta, ma tra i banchi ve ne erano soltanto sette e alle 19.53 D’Adamo ha dichiarato sciolta la seduta.

Fin qui la cronaca, ma due considerazioni a margine devono esserci consentite: a prescindere dalle motivazioni che non compete a noi né sapere né giudicare, crediamo oggettivamente che, soprattutto in presenza di cittadini, non debba mai venire meno il rispetto per le Istituzioni, sulel quali poggiano le basi della democrazia;

in secundis, crediamo che al di là di tutto vi erano i lavoratori dell’Ufficio territoriale per l’Agricoltura e quelli del canile che attendevano una posizione dal Consiglio comunale che dovrebbe rappresentarli e che sono dovuti tornare a casa a mani vuote.

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