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Tagli agli uffici postali, a L’Aquila il vertice voluto da Anci Abruzzo con Poste italiane e Regione

Era il 7 febbraio quando giunsero le conferme sul Piano di razionalizzazione approntato da Poste Italiane che avrebbe pesato e non poco su tutto il territorio abruzzese con ben 19 chiusure degli uffici postali e 35 riorganizzazioni.
In particolare nella provincia di Chieti verrebbero soppressi gli uffici di San Giacomo di Scerni, Guastameroli, Altino, e ben 5 a Chieti; mentre subirebbero la tagliola della razionalizzazione quelli di Ari, Carunchio, Celenza sul Trigno, Civitella Messer Raimondo, Lentella, Liscia, Montenerodono, Pennapedimonte, San Martino sulla Marrucina, Torrebruna, Palmoli, Pretoro, Schiavi d’Abruzzo, Carpineto Sinello, Roccaspinalveti, Bomba, Perano, Colledimezzo, Pietraferrazzana; uffici che potrebbero perdere l’apertura quotidiana.

Vi è stata una immediata mobilitazione per cercare di giungere a una modifica del Piano e a distanza di poco più di un mese, giovedì 12 marzo si è tenuto a L’Aquila l’atteso incontro richiesto da Anci Abruzzo (presente con il presidente Luciano Lapenna) con Poste Italiane (rappresentata dalla responsabile Area Centro Tiziana Morandi) al quale hanno partecipato anche la Regione Abruzzo (con la presenza del responsabile della segreteria della Presidenza della Giunta regionale Claudio Ruffini) e alcuni sindaci.

Il vertice è stato anche l’occasione per insediare il tavolo di concertazione regionale, deciso in sede nazionale, sul piano di razionalizzazione degli uffici del territorio.
“Un incontro utile a mettere a fuoco e a rappresentare i disagi e le difficoltà che si produrrebbero con l’attuazione del piano per le popolazioni interessate, in particolare quelle dei comuni delle aree montane e rurali dell’Abruzzo”, ha detto Luciano Lapenna, che, poi, ha aggiunto “Abbiamo chiesto di fermare il provvedimento e fornirci i criteri che sono determinanti a generare la necessità e la modalità di razionalizzazione. Si tratta a di evitare una ulteriore riduzione del servizio postale rispetto a quanto già avvenuto negli anni passati e in questo particolare momento di difficoltà’ socio economica, togliere ulteriori servizi ‘dello Stato’ in quanto comunque di interesse pubblico in territori già’ disagiati, sarebbe controproducente per l’intero sistema territoriale regionale”.

Richieste che Tiziana Morandi ha trasferito ai vertici aziendali in attesa che, al termine di tutti tavoli regionali, si confrontino in un nuovo vertice Anci Nazionale, Conferenza Stato Regioni e l’Amministratore Delegato di Poste Italiane Francesco Caio.

“La Regione Abruzzo – spiega Lapenna – ha rappresentato la mozione approvata in Consiglio regionale, che impegna l’esecutivo a sostenere i comuni interessati in questa trattativa e come da richiesta di Anci Abruzzo, della disponibilità dei propri uffici legali a supporto delle esigenze di carattere giuridico amministrativo dei Comuni per la gestione dell’iter di attuazione del piano.”

Resterò aperto fino al 20 marzo prossimo il tavolo nel quale Anci Abruzzo si confronterà con i comuni interessati dai provvedimenti per valutare attentamente il da farsi nelle prossime settimane soprattutto alla luce della recente sentenza del Consiglio di Stato, datata 11 marzo 2015, che, nelle motivazioni, mette in discussione i criteri di applicazione della delibera di AGICOM alla base del Piano di razionalizzazione.

“Nella sentenza – ricorda Lapenna – si evince chiaramente che i criteri di valutazione presi in considerazione “oltre alle distanze, si è valutata l’effettiva percorribilità della strada principale e di quella secondaria, le cui condizioni sono risultate disagevoli.” non risultano sufficienti.

Infatti, secondo il Consiglio di Stato, l’espressione “accessibilità al servizio” utilizzata dal Dm “non può prescindere dall’effettiva e normale percorribilità delle strade di accesso agli uffici postali in termini di reale e conveniente fruibilità da parte dei cittadini, non solo le strade devono essere percorribili in condizioni di sicurezza materiale ma devono essere altresì servite da mezzi pubblici, “in maniera che l’accesso non sia condizionato dalla disponibilità di mezzi privati”.

La seconda considerazione, che trova fondamento anche in altre pronunce favorevoli ai Comuni, riguarda le motivazioni su cui è basata la chiusura dell’ufficio postale, che nel caso specifico hanno avuto riguardo al solo profilo economico e gestionale.

Poste Italiane, adombrano i giudici, non può fare spending review sulle spalle dei piccoli Comuni, determinando disservizi e disagi soprattutto alla popolazione anziana e a quella priva di strumenti tecnologici, perché le chiusure devono tenere conto della dislocazione degli uffici postali, con particolare riguardo alle aree rurali e montane, ma anche delle conseguenze che la relativa presenza produce sull’utilità sociale.” (da il sole24ore, parzialmente rivisto e integrato)

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