Banner Top
Banner Top

Parco della Costa teatina, De Dominicis: “la concertazione c’è stata, ma arriva un tempo in cui i problemi si affrontano”

È tornato a Vasto in un confronto pubblico dopo quasi tre mesi, Pino De Dominicis, ospite del primo forum tecnico sul Parco della costa teatina organizzato a Palazzo d’Avalos dalla Confesercenti. Tanti gli amministratori, gli operatori e gli ambientalisti presenti ai quali si è rivolto Franco Menna, presidente provinciale Confesercenti, il quale ha sostenuto come, soprattutto in merito allo sviluppo turistico, il sodalizio sia molto favorevole al parco lanciando una prima stoccata al convegno di Confindustria di qualche settimana fa. “Sentiamo molte campane che suonano morte – ha detto – perché hanno paura perché pensano che il parco possa ingessare le attività; noi, invece vogliamo essere attori costitutivi del parco”.

A coordinare i lavori è stato Lido Legnini, direttore provinciale del sodalizio il quale ha definito il forum come “un tavolo che vuole proporre alcune norme soprattutto in merito a quelle di salvaguardia mediante un documento frutto di concertazione. Ormai il parco c’è e vogliamo capire che cosa possiamo fare e come ci dobbiamo muovere”.
Concetti questi che riecheggeranno anche nelle richieste degli operatori.

A Simone Lembo il compito di ricostruire l’iter procedurale dalla legge 344 del 97 che parlo del parco della costa teatina come di una priorità fino al decreto di nomina del commissario nel 2014. Per il responsabile Turismo sostenibile Confesercenti Abruzzo “Non esiste più la partita parco si o parco no, solo parco come. Il parco cambierà la vita delle nostre imprese, così come sta cambiando il turismo e dobbiamo pensare a non restare indietro”.
Nella visione proposta da Lembo “il parco inciderà su attività ricomprese nel parco, ma anche su altre esterne” ed è per questo che “la gestione deve avere degli obiettivi anche di partecipazione”.
“si tratta di specializzate la funzione delle diverse aree del parco – ha detto – dunque, dobbiamo coltivare una alleanza per avere una missione del parco di tutela e di sviluppo economico”, che, possa nel contempo, “ interpretare un ruolo di spinta per il territorio di novità e innovazione”.
Tra i punti nodali che dovranno essere affrontati dopo la perimetrazione, Lembo ha ricordato “il Regolamento del parco, il Piano per il parco, le misure di salvaguardia, che scattano dal momento in cui il parco viene decretato, la pianificazione sulla quale incidono il Piano regolatore generale dei comuni, il Piano demaniale marittimo, il Piano di assetto naturalistico, la gestione delle aree sic.” Infine, ha puntato il dito contro la eccessiva burocrazia che ha definito con l’immagine di uroboro, ovvero del serpente che si morde la coda.

Breve ed a tratti ironico l’assessore regionale ai Parchi, Riserve e Montagna, Donato Di Matteo, che ha ribadito la necessità che ci sia concertazione “e se c’è stato bisogno di un commissario vuol dire che gli enti locali non sono stati capaci di presentare un disegno proprio il che rappresenta una sconfitta”.
Per Di Matteo “La legge dello Stato crea solo conservazione e dopo vent’anni di parco noi abbiamo costruito solo conflitto coi territori. Abbiamo bisogno, invece, di una legge quadro regionale che comporti oltre alla salvaguardia anche lo sviluppo” (anche se ci si chiede se sia possibile legiferare in regione una deroga alla norma nazionale!?).
“Dobbiamo guardare alle aree protette con occhi diversi – ha aggiunto – Il sistema deve entrare in sintonia con la rete dei parchi che deve consentite anche una attività promozionale e stare sui mercati della vendita commerciale, a cominciare dall’Expo”.
Un altro dei temi caldi di queste settimane è stato il concetto di antropizzazione dei territori in merito al quale ha detto “Concepire il parco senza pensare al destino dell’uomo significa marginarizzarlo. La rete del parco deve creare movimento e sviluppo magari pensando a una quota di riserva dando spazio anche ad attività produttive”.

Attesissimo l’intervento del Commissario ad acta, Pino De Dominicis, il quale non ha deluso rispondendo immediatamente alle accuse sulla mancata concertazione. “Ho incontrato i vari operatori – ha detto – portando avanti quella concertazione che nei limiti di tempo e di ruolo ho potuto fare. Poi c’è un tempo in cui i problemi si affrontano. Io sono stato nominato per far rispettare una legge che c’è e non per discutere se il parco si deve fare o no trovando a fare battaglia sindaci la hanno già persa nel 2001”, sindaci ai quali ha tuonato poi “non potete scaricare né sul commissario né su altri le vostre responsabilità. Parliamo di una cosa piccola e gestibile visto che sarà in capo a soli otto comuni”.
Sui suoi compiti è stato chiaro: “Devo portare avanti la perimetrazione all’interno della quale vi saranno due o tre zone normate dalle norme di salvaguardia fino all’approvazione del regolamento che verrà approvato dal Consiglio del parco formato da quattro esperti e quattro amministratori; e dalle tre zone che sto disegnando le zona passeranno a quattro e nel frattempo si potrà scrivere di tutto: questo allarmismo è ingiustificato”.
Sul mondo agricolo “il dirigente deve capire e spiegare che è un’assurdità assoluta pensare che non si potrà fare nulla. Ma sono convinto tanto del mio lavoro da arrivare a chiedere al mondo agricolo di scrivermi le norme che avrei recepito. Infatti si potrà fare agricoltura con le metodiche utilizzate fino all’entrata in vigore del parco, ma anche la coltivazione integrata e biologica”, arrivando anche a chiedere premialità per gli agricoltori del parco tramite il piano di sviluppo rurale.
De Dominicis ha ribadito il no “all’aggressione edilizia sulle coste” parlando di sviluppo turistico in merito al recupero delle abitazioni sfitte nei borghi dell’entroterra.
Quindi ha annunciato la richiesta di adesione di altri comuni tra cui Lanciano, Mozzagrogna, Atessa, Paglieta. Sui vincoli ha chiarito come “le zone maggiormente vincolate erano già protette. Ho dovuto aggiungere solo i fiumi, i fossi e le valli ed alcune aree agricole che possono avere produzioni di qualità. Porti e area industriale e artigianale sono salvaguardati in quanto esterne al parco. Fino ad oggi ho fatto da me ed ora potrò contare sulla struttura di Chieti. Il mio decreto scade il 5 agosto e nel giro di due mesi chiuderò questa pratica”. A sorpresa ha poi annunciato che in un mese e mezzo due mesi verranno appaltati anche i lavori per la pista ciclabile del Via Verde.

Il sindaco di Vasto Luciano Lapenna ha puntato l’accento sul fatto che è stato tra i primi a chiedere la nomina del commissario perché “si era capito che c’era un atteggiamento ostruzionistico di alcuni sindaci che avevano anche il sostegno di alcuni politici. Non dimentichiamoci – ha aggiunto – che il primo a porre ostacoli al Parco è stato l’allora assessore regionale Massimo Desiati con un ricorso al Consiglio di Stato”. Ha rivendicato la nascita della Riserva di Punta Aderci, “che è stato fortemente osteggiata come ora il parco e che invece ha dato i risultati che ben conosciamo”, e l’approvazione da parte della Regione Abruzzo del Piano di assetto naturalistico comunale, prima di affermare che “Il parco porterà una svolta non solo alla nostra regione, ma a tutto il centro sud, perché dove ci sono i parchi, sono arrivati cambiamenti positivi, e ci fa piacere che altri comuni, non solo quelli ricordati da Piano, ma anche altri del vastese e del Molise guardino positivamente al progetto e vogliano aderirvi. Riguardo ai vincoli Pino è stato chiaro”.
Su due punti Lapenna è stato fermo: “lavorerò – ha detto – perché anche Palazzo d’Avalos rientri nella tutela del Parco” e, poi, ha aggiunto “Vasto ha tutte le carte in regola per essere il capoluogo del Parco”. Una rivendicazione, questa fatta già in altre occasioni.

Marino Artese, Asshotel-Confesercenti, ha condiviso appieno l’esposizione di Simone Lembo ed ha ribadito la necessità di tempi brevi sottolineando anche l’opportunità di riaprire un discorso sulla denominazione del parco ritenendo più opportuno quello di Parco della costa dei trabocchi “dal momento che col teatino non abbiamo niente a che vedere”.

Interessante l’esposizione di Raffaele Esposito, rappresentante dei balneatori del Parco del Cilento, che ha riportato le esperienze di quella realtà con una particolare attenzione verso i danni della burocrazia a tutti i livelli anche europei. “È importante scrivere bene adesso quello che si vuole fare – ha detto – pensando allo sviluppo anche lì dove ci sono vincoli”.

Così come quello di Giuseppe Susi, presidente regionale dei balneatori di Fiba-Confesercenti, contento perché “per la prima volta si cambia direzione e ci si dice quello che si può fare e come, e non cosa non si può farer”.

Tra gli altri interventi di rilievo quelli di Fabio Giangiacomo, Maria Amato, Stefano Taglioli, Lino Salvatorelli Giuseppe Di Marco.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

  • DSC_0046
  • DSC_0047
  • DSC_0048
  • DSC_0049
  • DSC_0050
  • DSC_0051
  • DSC_0052
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.