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A Palazzo d’Avalos si è parlato delle Smart communities, un progetto che potrebbe riguardare anche il Vastese

E’ stata la pinacoteca di Palazzo d’Avalos ad ospitare il convegno di Vastoviva incentrato sull’attualissimo tema della Smart community per il Vastese. E’ stato Angelo Bucciarelli ad introdurre le tematiche concentrandosi su cosa sia una Comunità intelligente. Per l’esponente di Vastoviva “Non possiamo più andare avanti da soli, ma la condivisione può essere positivo per tutti”. Ed è questo uno dei termini più ricorrenti del pomeriggio, ovvero condivisione riassunta da Bucciarelli con la necessità di “mettere insieme i servizi, il turismo ma dobbiamo avere voglia di trasformare culturalmente l’intero territorio per agganciare lo sviluppo, dare servizi di maggiore qualità, valorizzare i beni ambientali che abbiamo in comune e dare pari opportunità a tutti i cittadini del territorio”.

Ma non solo, anche “per aumentare il peso politico del territorio e potere incidere nelle politiche regionali e nazionali anche per sfruttare appieno le risorse europee”. Tra i punti toccati anche il turismo per il quale “servono scelte che puntino sul culturale e l’ambiente, in un momento nel quale si sta logorando il tessuto sociale di tutti i comuni del territorio”. “L’idea della Smart community – ha aggiunto – rappresenta la vera sfida per il futuro”.

L’intervento di Davide Drei, sindaco di Forlì e peresidente dell’Unione di comuni della Romagna forlivese, ha fatto toccare con mano l’esperienza della Smart community. “Stiamo avendo a che fare con qualcosa di voluto – ha detto – come le unioni dei comuni che vanno viste come una interpretazione del territorio di chi ha voluto vederle come sfida, e qualcosa di imposto come il cambiamento delle province”. Il che, accennerà più tardi, comporta molte conseguenze a più livelli.

Riferendosi all’esperimento forlivese ha spiegato come il “fatto di essere terre adriatiche ci porta ad avere dimensioni e caratteristiche territoriali simili ed ha animato l’idea di unire i destini comunali che ci ha portato ad andare avanti con un esperienza che per numero e dimensioni dei comuni e unica in Italia fatta da 15 comuni con 150mila abitanti”. Drei ha puntato l’accento anche sul fatto che la creazione della Smart community romagnola è stata favorita dalla promulgazione di una legge regionale del 2012 che ha promosso la costituzione delle unioni individuando 46 ambiti.

Quindi ha spiegato come l’esperienza di quel territorio “nasce il 4 luglio del 2013 con un protocollo d’intesa. E il 18 gennaio 2014 c’è stata la costituzione dell’Unione con il primo insediamento del Consiglio fatto da amministratori espressi da maggioranza e minoranza e con una Giunta formata dai 15 sindaci dei comuni aderenti.

“Noi nasciamo con l’idea che l’Unione non sia solo uno strumento conveniente, ma anche una opportunità fondata su valori identitari e culturali che appartengono a tutto il territorio. Si è fatto con l’Unione il primo tentativo di aggregazione su queste basi. Un’esperienza che deve sostenere anche una modalità nuova di concepire ed offrire servizi”.
Drei ha ricordato come la legge consenta di condividere alcuni segmenti della vita dei comuni quali
I sistemi informatici e telematici e l’informazione
La pianificazione urbanistica
La Protezione civili
I servizi sociali
La polizia municipale
Lo sportello unico attività produttive
La gestione del personale
“E questo rappresenta una grande rivoluzione con un grande impegno di tipo politico e amministrativo”.
Poi, si è soffermato sulla riorganizzazione e condivisione della Polizia municipale, “che ha rappresentato la vera scommessa organizzativa che dopo un anno si può considerare concluso”.
Sta avvenendo una piccola rivoluzione istituzionale nel nostro Paese – ha accentato – e cerchiamo di dare un senso a queste amministrazioni. I comuni e sindaci non sono mai stati in discussione e restano gli organismi di riferimento dei cittadini. Le unioni non fanno venire meno le nostre identità culturali e saranno i luoghi dello sviluppo strategico, produttivo e culturale.

A seguire l’intervento di Angelo Radica, sindaco di Tollo che è stato rappresentante dell’unione di comuni della zona dal 1999 al 2012 nei primi tre anni come maggioranza. E Radica non c’è andato giù con il guanto di seta quando ha affermato “Partiamo da una situazione disastrosa delle unioni in Abruzzo, coi comuni che hanno accumulato debiti. In Abruzzo abbiamo fallito. Un po’ la legge non funziona né si può obbligare i comuni a mettersi insieme o a condividere determinate funzioni”.

Il primo cittadino tollese ha espresso la necessità che ci sia “una forte riforma a livello nazionale e una legge in Abruzzo che non c’è”, due pecche che pesano non poco sul progetto della Smart community del vastese, aggiungendo che “l’Unione deve essere un sistema che riesca a far eccellere le nostre capacità. Nel nostro caso, però, si è giunti a duplicare le funzioni”

L’Unione europea vuole aiutare le Smart communities, ma “bisogna partire dall’ascolto del territorio con un piano di sviluppo dell’area e andare piano piano a ipotizzare dei finanziamenti. È necessario, dunque, un territorio che ascolta, riflette, programma, e applica le scelte e raccoglie i finanziamenti. In primis dobbiamo imparare a stare insieme”. Radica ha ricordato che per attrarre i fondi UE le Comunità intelligenti dovranno puntare su alcuni specifici segmenti come, ad esempio, la produzione di energie alternative finanziate con il Programma Horizon 20.20 che mette a disposizione ben 80 miliardi euro (ed ha riportato il progetto tollese di produrre biogas dagli scarti dell’agricoltura oli-vitivinicola), parcheggi intelligenti a gestione informatica, gestione dei rifiuti (per i quali si possono richiedere fondi FSC), bioedilizia.

Don Alberto Conti, direttore della Caritas Trivento, ha acceso i riflettori sul fenomeno dello “spopolamento con intensità variabile, ma costante” che stanno vivendo i territori interni, che presto porterà a chiudere anche le scuole, dell’impoverimento economico, delle conseguenze sui comuni più grandi di questo fenomeno migratorio riportando quanto contenuto in un quaderno della Caritas dedicato alla solidarietà intitolato quel “Rompere gli schemi” pronunciato da papa Francesco nella sua visita a Campobasso, quaderno la cui prefazione è stata curata da don Luigi Ciotti. Per il prelato “la Smart community può aiutare a trovare delle risposte alle esigenze dei piccoli centri che sono alle prese con gravi problemi al livello sociale, di occupazione e scolastico e dalla cui preservazione trarrebbero giovamento anche i grandi centri

Ha riportato, invece, l’esperienza dell’Unione dei comuni del Trigno-Sinello, Giuseppe Masciulli, sindaco di Palmoli che ha posto l’accento sui consistenti tagli dei trasferimenti dal Governo centrale ai comuni e per il quale “l’Unione aiuta a poter risolvere i piccoli problemi”. “Le Smart communities dovrebbero accorciare le distanze e migliorare la qualità della vita dei cittadini e nel caso del convegno di oggi Vasto dovrebbe mettere a disposizione i servizi e le competenze e noi il territorio”. Inoltre, ha ribadito l’importanza di avere maggiore peso politico e la necessità di migliorare le infrastrutture.

Ha parlato della necessità di fare sinergia tra amministrazioni, imprese, privati, pro loco e cittadini soprattutto in campo turistico, Renato De Ficis, imprenditore ideatore del progetto Vasteggiando.

Tra gli interventi anche quello del direttore del dipartimento di Diabetologia della Asl, Ercole D’Ugo, il quale non ha risparmiato un attacco alla direzione generale “che non sta interpretando in modo corretto la domanda di salute che viene dal nostro territorio interno non rispondendo a quanto richiederebbe una Smart response”.

L’on. Maria Amato si è concentrata soprattutto sui benefici della Community nel mondo sanitario. “Quanto ci starebbe una idea Smart rispetto alla sanità – ha detto – Le malattie croniche sono il segno della vera differenza e mancanza di equità tra interno, costa e città metropolitane, il cui impatto potrebbe diminuire grazie alle nuove tecnologie quali telemedicina fibra ottica eccetera.
Il lavoro più grande è quello di trovare i livelli comuni tra le varie stratificazioni istituzionali per trovare un livello ideale per migliore il livello qualitativo medio della vita e che porti su lo sviluppo.

L’intervento ci chiusura è stato demandato al primo cittadino di Vasto, Luciano Lapenna, il quale, parlando anche a nome di presidente di Anci Abruzzo, senza induci ha detto “il discorso delle unioni in questi anni non ha avuto un percorso facile soprattutto perché la Regione non ha legiferato in tal senso e nemmeno nel merito delle risorse disponibili. Un passaggio che ha incontrato grandi facoltà già sotto la presidenza Chiodi ed ora anche sotto quella di D’Alfonso, così come il recepimento della bozza della legge Delrio”.

“Come Anci – ha sottolineato – chiediamo le dovute risorse perché come Comuni non c’è la facciamo più ad andare avanti con questa schizofrenica produzione di normative da parte di governo e parlamento. Bisognerà tenere sempre più presente le aree vaste a cominciare dalle province fino alle tre suddivisioni territoriali tradizionali del teatino”.
Per Lapenna “non è più pensabile gestire le cose come sono state gestite finora. Ma non si può anche andare avanti con gli obblighi calati dall’alto: bisogna partire dal basso per definire un percorso di riordino che deve tenere presente le cose dette dal sindaco di Forlì. Questa è la strada e io sono convinto che troveremo il modo perché si arrivi negli anni ad un percorso in quella direzione”.

Sulla situazione nel vastese ha chiarito che “Dalle nostre parti non sono state fatte esperienze del genere e in Abruzzo se ne contano poche di unioni ma uno sforzo sicuramente c’è. Però, ci deve essere una volontà da parte di tutti a dialogare con il Comune capoluogo”, un ruolo che molti relatori hanno attribuito alla città istoniense, “cosa che non abbiamo visto in questi anni, perché anche i tentativi di arrivare ad una adunanza dei sindaci del Vastese con gli appelli del Sindaco di Vasto sono andati come sono andati e solo due o tre primi cittadini hanno risposto”.

“Già nel 1996 – ha detto ancora Lapenna – abbiamo messo le prime basi per il primo patto territoriale in Italia con il patto Trigno Sinello, per avviare una politica di concertazione che ha portato progetti approvati con buoni finanziamenti, il che ha avuto come logica conseguenza la formazione dell’associazione dei comuni del patto”.
Dunque, il convegno di Vastoviva ha rappresentato un momento per avvicinare quello che potrebbe presto divenire un nuovo assetto territoriale e, soprattutto, abituarci a sentire parlare di servizi condivisi (shared services) tra vari comuni.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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