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Il Carnevale di una volta

 carnevaleSu iniziativa dell’associazione di volontariato Ricoclaun e dell’associazione culturale “Officina in fermento”, in collaborazione con il Comune di Vasto, Consorzio Vasto in Centro, Confesercenti e Confcommercio.

In attesa di rivivere il Carnevale vastese, con la memoria facciamo un passo indietro nel tempo per ricordare il “Carnevale morto”, “lu Bballe mîte”, “la Cavallerejje”, ovvero la tradizionale mascherata a cavallo dei vetturali vastesi, in ricordo delle incursioni turchesche sulle nostre coste, ed ancora le indimenticabili sfilate dei carri allegorici organizzate da don Felice Piccirilli alla fine degli anni ’50, fino alle sfilate più recenti, l’ultima delle quali risalente al 2008.

L’unica tradizione che ancora oggi prosegue, con grande successo, è il canto de “La Štorie”, ripresa dal 1995 dal poeta vastese Fernando D’Annunzio: un appuntamento molto

foto storiche inedite >>>

atteso, che propone una sintesi dei principali avvenimenti dell’anno appena trascorso, partendo da quelli a livello mondiale e nazionale, fino a giungere a quelli propriamente locali, attingendo soprattutto dalla classe politica, che non manca mai di fornire spunti interessanti.

Ancora oggi il Carnevale rappresenta sicuramente un’occasione di divertimento che si esprime attraverso il travestimento, le feste in maschera, il ricordo delle tradizioni antiche ed anche in cucina attraverso le prelibatezze culinarie che ci hanno tramandato i nostri nonni.

 

L’apertura del Carnevale solitamente coincide con la festa di Sant’Antonio Abate, che ricorre il 17 gennaio. Nel passato, memorabili erano le grandi “ouverture carnevalesche”, organizzate in casa Cordella. Tantissima gente partecipava in quest’occasione non tanto mondana, anche se vi partecipava tutta la società bene vastese, quanto una grande festa per far divertire i bambini. “Tra grandi e piccini, se ne contano circa duecentocinquanta”, scriveva l’anonimo cronista sulle pagine dell’Istonio nel gennaio 1895, “Oltre cinquanta i bambini, tutti mascherati nelle fogge più varie e fantastiche. Le signore e le signorine, in proporzione; belle, eleganti e specialmente amabili; animate da una gioia nuova e grande, quella di madri, di nonne, e di sorelle che rispecchiano la felicità dei loro piccini. Perché bisognava vederli quei piccoli pierrots, quei bébés, quei paggetti, quelle zingare, quelle ballerine, da due a tredici anni, gridare, animarsi, ficcarsi tra gamba e gamba de’ grandi, con aria da padroni…”.

A far gli onori di casa donna Isabella Celano, con i figli Tommaso, apprezzato dottore, ed Emilio, grande esploratore, che morirà in terra d’Africa. Durante la serata era d’obbligo il tradizionale canto de “lu Sandandune”, eseguito da un coro di bambini, accompagnati al pianoforte dall’avvocato Betti, con Giulia Laccetti, sensuale ballerina, tentatrice del Santo anacoreta, impersonato da Peppino Miscione. Seguivano recite, poesie e la grande lotteria molto attesa dai bambini. Con il ballo della quadriglia, improvvisata dai bambini, sotto il comando di Giulia Laccetti, terminava il programma dedicato ai più piccoli e si dava inizio alle danze per gli adulti fino alle 4 del mattino.

 Altre feste venivano organizzate durante tutto il periodo di carnevale nelle migliori famiglie, ma anche balli pubblici e feste all’interno del Teatro Rossetti, che disponeva di una piattaforma di legno smontabile, appositamente costruita e sagomata, per formare un piano unico con il palcoscenico. Particolarmente attesi erano il ballo dei “lancieri” e quello della “quadriglia”, comandati in perfetto francese da Nicola Benedetti “Mazzacocche”, oppure da Biagio Forte, apprezzato artigiano vastese. Nei veglioni più popolari, si ballava anche la tarantella, organizzata e diretta dal calzolaio “Luiggiarille”.

Verso mezzanotte, solitamente si interrompevano le danze per mangiare ogni ben di Dio: oltre a graviule, sagnitelle, maccarune a la chitarre, prosciutti e ventricine, non mancavano grandi taralli di ciciricchiate, il dolce tipico del carnevale vastese.

“Una vera folla gremiva la sala, che splendeva per l’addobbo finemente artistico e per la sfarzosa illuminazione”, si leggeva sulle colonne de Il Vastese d’Oltre Oceano, in occasione della festa di carnevale del 1924 organizzata dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso, “e quantunque il pubblico fosse formato di elemento esclusivamente operaio, la festa si svolse con compostezza ed ordine, sotto la sapiente direzione del maestro di sala Dott. Luigi Diaferia”. Tra le maschere premiate Narcisa Reale, in abito da odalisca e la piccola Dora D’Andrea vestita da farfalla.

Nello stesso anno la Società Stella Azzurra organizzò ben tre veglioni di Carnevale, con crescente successo. In occasione del “veglionissimo”, oltre ai balli lanciati da Biagio Forte e Francesco Pomponio, venne aggiunta la pesca gastronomica “che deliziò gli stomachi dei fortunati vincitori dei premii, e fruttò un buon incasso a beneficio del Ferragosto Vastese”. 

Particolarmente apprezzata dagli inizi degli anni ’50 la “Rassegna delle Maschere” alla S.A.L.T.O., lo stabilimento dei tabacchi del comm. Carlo Boselli. Oltre al pranzo sociale, offerto alle oltre trecento “saltine”, con la tradizionale gastronomia carnevalesca vastese, dove spiccavano ravioli e ciciricchiata, prendeva il via la Rassegna Mascherata, con la premiazione dei vestiti più originali. Il canto de la Štoria, momenti ludici e le melodie proposte dall’orchestrina, contribuivano alla buona riuscita delle feste.

E allora immergiamoci anche noi nel clima carnascialesco con una bella poesia scritta nel 2011, dal poeta Fernando D’Annunzio, dal titolo Lu Carnivàle di li Uaštarùle:

 

Lu Carnivàle di li Uaštarùle

è pranze, cene e ddugge prilibbàte,

sopr’a la tàvele li gravijùle

e nu taralle di ciciricchiàte.

 

Di tanda cosa bbille c’é rimašte

la bbona usanze di lu magnatòrie.

E di li tradiziune di Lu Uašte,

šta risištènne, fin’ a mmo, “La Štorie”.

 

Scumparse “Bballe mute” e “Cucciulùne”,

si vešte’ da “misùre” li bbardèsce,

s’abballe solamènde a li vijjùne,

li carre mascheràte cchiù n’aèsce.

 

Com’ à cagnàte e šta cagnànne angòre

lu sane gušte di divirtimènde.

Cchiù jam’ annènde e sempre cchiù si mòre

la ggioie di šta ‘mmežž’ all’addra ggènde.

 Lino Spadaccini (NoiVastesi)

 

 

 

 

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