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In Abruzzo le leggi si piegano agli interessi dei Partiti

CastaldiEssere Senatore del Movimento 5 Stelle la impegna molto?

È faticoso, direi. Ma esaltante. Come ho detto tempo fa ad un suo collega, mi sono messo in gioco perché questo paese deve cambiare. E desidero impegnarmi fortemente in tal senso. Tutti possono osservare che qualsiasi compromesso, per quelli delle larghe intese, è meglio del cambiamento.

Dopo le elezioni, giornali e televisioni (spudoratamente “tifosi”, pagati da noi!!!) hanno usato ogni possibile accusa e diffamazione contro i “grillini”, con un bombardamento mediatico mai visto prima. Il problema dell’Italia pare essere il M5S. Noi siamo i colpevoli, ma colpevoli di onestà di fronte ad ipocriti patentati. Non abbiamo scelta. Dobbiamo andare oltre.

Letta, Presidente del Consiglio, nipote dello zio, ha mentito in diretta televisiva a milioni di persone. Non hanno parole di verità, dicono una cosa e ne fanno un’altra. È difficile essere senatore avendo come avversari, persone che hanno fatto fallire il Paese e ancora si presentano all’opinione pubblica dicendo che lo salveranno. Noi non molleremo mai, è bene che loro lo sappiano. Ha scritto un grande sociologo, Max Weber, che: “si vive ‘per’ la politica oppure ‘di’ politica”. Chi vive ‘per’ la politica costruisce in senso interiore tutta la propria esistenza intorno ad essa” […] Mentre della politica come professione vive colui che cerca di trarre da essa una fonte durevole di guadagno”. Ecco, essere Senatore e portavoce del Movimento 5 Stelle, significa avere, nel disinteresse, quel senso di VIVERE per la politica.

Faccio un esempio. Nella attività di Senatore sono il primo firmatario della modifica all’articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, (nota: è la legge che regolamenta gli orari dei negozi per le domeniche e i festivi) e altre disposizioni in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali, teso sostanzialmente a salvaguardare i piccoli esercizi. Grazie alle nostre pressioni i partiti delle larghe intese hanno detto in aula, di voler inserire ‘norme giuridicamente vincolanti’ per tutelare le Pmi del commercio, i lavoratori e i giorni di riposo. Noi abbiamo deciso di accettare l’ennesima proposta di dialogo e di riportare la legge in commissione. E se non vi erano le nostre pressioni? Il M5S cerca di distruggere il “vecchio” fatto per pochi e per stimolare il nuovo costruito da tutti! Crea condivisione e collaborazione tramite una intelligensza collettiva! Rappresenta la diversità in armonia collegando persone, idee e pensieri ed è autentico, umano e creativo!

Ha momenti di confronto con gli altri parlamentari abruzzesi, per affrontare, discutere e cercare di trovare soluzioni ai problemi della nostra regione?

Partiamo da un dato: i cittadini abruzzesi non sanno ancora quando andranno a votare. Pare che anche le leggi in Abruzzo si debbano piegare agli interessi e alle comodità del PDL (e dei suoi litigi interni). Pensa che sia alla Camera che al Senato siamo stati gli unici, come M5S, a presentare una interrogazione rispetto ai tentativi di modificazione (anche suggeriti dalla Avvocatura) della Legge Regionale che fissa la indizione delle elezioni regionali entro 3 mesi dalla scadenza del mandato.

Rispetto alla sua domanda, ci prova il senatore Legnini del Pd-L a metterci tutti intorno ad un tavolo, ogni tanto, nell’interesse dell’Abruzzo. Ma questa volontà ha un vizio di fondo: Legnini è al governo, noi siamo opposizione. Il PD pensa di poter vestire i panni di Arlecchino servo di due padroni. Quando poi si arriva al dunque, in presenza di una nostra disponibilità, chissà perché non lo troviamo mai sul “pezzo”. Faccio due esempi:

– sul terremoto de L’Aquila, la cui ricostruzione è lungi dall’avere una data certa, siamo stati noi (io e la collega Blundo primi firmatari) a chiedere la “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle problematiche connesse alla ricostruzione dei territori colpiti dagli eventi sismici del 6 aprile 2009”. Da soli. Perché in questo caso bisogna “proteggere” gli amministratori del centro sinistra…

– il secondo è ancora più clamoroso. Ha presente Ombrina mare? Bene, c’era un modo per fare unità per l’Abruzzo. C’è una mia mozione che vorrebbe impegnare il Governo ad assumere iniziative di carattere normativo volte a modificare l’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, relativo alle attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare. Ciò al fine di ripristinare il divieto di attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare entro le 12 miglia anche per i per procedimenti concessori in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128 ed a revocare i titoli abilitativi già rilasciati con riferimento ai procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128. E, conseguentemente, a sospendere l’efficacia di tutti procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi alle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione di idrocarburi.

L’approvazione di questa mozione sarebbe stata di notevole impulso al fine di bloccare la perforazione senza limiti del nostro mare. E sarebbe stata la risposta giusta a tutte le istanze che, attraverso comitati e non, sono presenti in Abruzzo e lottano per una maggiore tutela ambientale nelle zone di confine delle aree marine protette e di tutta la linea di costa del territorio italiano. Sarebbe stato un modo concreto di coinvolgere gli enti locali. Sa chi ha fermato la mozione, opponendovi la necessità di un approfondimento in Commissione Ambiente (che a distanza di 3 mesi non ancora si conclude)? Il Pdl seguito entusiasticamente a ruota dal PD…

Troppa ipocrisia per credere ad una possibilità di una azione comune ed efficace. Eppure non c’è niente di incoraggiante nella situazione abruzzese. Questo richiederebbe uno sforzo onesto da parte chi a Roma governa, ma in Abruzzo no (PD-L).

L’indagine del Cresa riguardante il secondo trimestre 2013 condotta su 417 imprese manifatturiere con almeno 10 addetti operanti nella regione mostra per il sesto trimestre consecutivo come gli andamenti tendenziali dei principali indicatori rimangono di segno negativo: produzione (-3,6%), fatturato (-3,4%) e ordini interni (-3,5%). Anche la capacita’ competitiva a livello internazionale continua a risultare problematica relativamente sia alle vendite sia alle commesse (fatturato estero: -3,0%; ordini esteri: -5,4%). L’occupazione, dopo 18 trimestri consecutivi di flessione, prosegue nella diminuzione (-1,8%). Direi che un serio ripensamento sul modello abruzzese va fatto, se è vero come è vero sono 2 milioni e 304 mila le ore autorizzate di cassa integrazione nel mese di luglio in Abruzzo. Nei primi 7 mesi di quest’anno la CIG ordinaria è aumentata del 4%, arrivando a quasi 8 milioni di ore. Ma il vero termometro della crisi del sistema delle imprese abruzzesi è rappresentato dalla Cig straordinaria, che segna una crescita più preoccupante, passando da 6,4 a 10 milioni di ore. Quasi il 60% in più rispetto ai primi sette mesi del 2012.

Del resto abbiamo assistito, per troppi anni, ad annunci eclatanti, a politiche economiche basate sull’improvvisazione, a progetti di investimento fondati su aiuti di sistema oppure di Stato e dalla chiara natura assistenzialista, a piani regolatori capaci solo di fotografare l’esistente ma essenzialmente incapaci di tratteggiare percorsi di crescita; all’organizzazione di servizi essenziali (ciclo integrato acqua e rifiuti, mobilità e trasporti) inefficaci, antieconomici, inefficienti ed asserviti solo a mere logiche di spartizione politica, all’impreparazione delle Amministrazioni ai vari livelli a calibrare e finalizzare le loro azioni secondo criteri di ampio respiro, all’abbandono di qualsiasi programma di potenziamento delle reti infrastrutturali materiali ed immateriali ed alla mancata adozione di provvedimenti di politica ambientale (legislativi oppure più semplicemente deliberativi ed applicativi). Quel serio ripensamento va fatto in direzione di: migliorare la infrastutturazione (c’è un gran da fare per il potenziamento della linea Adriatica, ma ci dimentichiamo dell’assurdità che è la Pescara Roma); di scegliere l’ambiente e il turismo come direttrice di sviluppo. Siamo pur sempre una regione con 3 parchi nazionali (unica nel nostro paese), un parco regionale e varie riserve e oasi naturali;  difendere e valorizzare i beni comuni.

Non sfuggirà ad alcuno la percentuale regionale di raccolta differenziata, la mega-discarica di Bussi, il problema connesso allo smaltimento degli inerti causati dal crollo degli edifici a seguito del sisma del 6 aprile, l’indiscutibile arretratezza dell’impiantistica connessa al ciclo integrato dei rifiuti, alla pessima gestione della risorsa acqua, lo stato comatoso dei fiumi, la pessima gestione dei depuratori regionali e la non brillante gestione delle aree protette regionali. Speriamo di avere un buon risultato alle elezioni regionali: cosi anche gli abruzzesi potranno rendersi conto che si può governare in maniera diversa.

Come si rapporta con le problematiche del Vastese?

Rapportarsi non è facile. Non solo perché la nostra forza non ha un livello di organizzazione comparabile a quelli dei partiti tradizionali. Continuiamo ad essere ancora visti come l’ultima spiaggia alle quale rivolgersi e poter contare. Io stesso sono stato sorpreso dal risultato delle elezioni politiche. La presenza sul territorio è in costante consolidamento.

Nonostante questi limiti siamo stati i soli a chiedere al Ministro Cancellieri se intendeva porre in essere una più attenta e puntuale analisi delle conseguenze negative, in termini di economicità e funzionamento della macchina giudiziaria, che la soppressione dei tribunali di Vasto e Lanciano comporterebbe, a chiedere un intervento normativo di carattere primario, per escludere il tribunale di Vasto e Lanciano dal procedimento di accorpamento sia per l’evidente contrasto del provvedimento con la legge delega e sia per questioni inerenti all’efficienza del sistema giustizia in tutta la provincia di Chieti. Poi è arrivato anche Legnini ed il PD.

Siamo ancora gli unici e soli a sollevare il velo di omertà (ho presentato una interrogazione al Ministro Orlando) contro i limiti, le ombre e le distonie della fusione dei Consorzi industriali. Ma perché nessuna forza politica nota (o fa finta di non ricordare) che il COASIV è proprietario di maggioranza della CONIV Servizi ed ecologia SpA, che nasce nel 1989 come società a maggioranza pubblica con lo scopo di operare nel campo dei servizi ecologici e del risanamento ambientale, alla quale partecipa la società Di Vincenzo Dino & C. SpA, e che per conto dello stesso consorzio ASI del Vastese attualmente, in convenzione ancora vigente, gestisce l’impianto di depurazione e smaltimento rifiuti liquidi di Montenero di Bisaccia, l’impianto di depurazione della zona industriale Val Sinello (Monteodorisio), l’impianto di depurazione di Punta Penna (Vasto), l’impianto di trattamento delle acque (San Salvo) e la discarica di Bosco Motticce, San Salvo (solo attività di post gestione)? E perché dovremmo regalare le attività “buone” ai privati e quelle cattive lasciarlo al pubblico? Perché l’unico capitale vero che si apporta nella fusione dei Consorzi sono il patrimonio che ti dicevo prima ed i 12 milioni di euro che il COASIV ha in cassa?

Non sarebbero utili per realizzare piani attrattivi verso Vasto ed il vastese? Migliorare le infrastutture, i servizi in loco. Oggi c’è il mantra della banda larga: pare che senza la banda larga non si possano realizzare insiedamenti (come si adduce per la Val Sinello). In parte è vero. Ma se guardiamo alla vicenda Golden Lady ci si accorge che il primo livello di affidabilità dovrebbe essere quello delle istituzioni che dovrebbero garantire e controllare quello che in primis garantiscono a promettono: Silda, New Trade sono apparse e scomparse. Non certo perché non vi è la banda larga. Se poi leggo che il Sindaco di Cupello si schiera per lo sfruttamento degli idrocarburi senza se e senza ma, e candida il territorio di Cupello – area di Valle Cena – a polo di solidarietà nazionale per l’emergenza rifiuti nel Centro-Sud, “dimenticando che le migliori risposte sia in termini energetici, che verso rifiuti zero, sono diametralmente opposte anche come creazione di posti di lavoro, e cosa di non poco conto, senza sacrificare comparti economici confliggenti con quel genere di attività, che significano altri posti di lavoro” (come ha fatto notare il Comitato per il Parco della Costa Teatina), mi domando: che dialogo in comune e per interessi comuni vogliamo realizzare.

I rifiuti devono essere trattati come una risorsa per l’ambiente e per i cittadini e non come fonte di guadagno per imprenditori pubblici e privati. Non voglio indicare un elenco di priorità “materiali”. Mi sono fatto una altra idea. Sono disposto a mettermi al servizio del territorio del vastese se chi lo ha governato e governa riconosca che le prime cose da fare e le priorità sono queste:

a) recuperare il difetto di competitività sociale: intesa come capacità dei soggetti di intervenire insieme, efficacemente, in base ad una condivisa idea progettuale, incoraggiata da una concertazione fra i diversi livelli istituzionali; ed ho detto insieme.

b) recuperare il difetto di competitività ambientale: intesa come capacità di valorizzare l’ambiente in quanto elemento distintivo del territorio, garantendo al contempo la tutela ed il rinnovamento delle risorse naturali e dei patrimoni; (turistico, naturalistico)

c)  recuperare il difetto di competitività economica: intesa come capacità dei soggetti di produrre e mantenere all’interno del territorio il massimo valore aggiunto, consolidando i punti di contatto tra i vari settori e combinando in modo efficace le risorse, al fine di valorizzare le specificità dei prodotti e dei servizi locali;

d) recuperare il difetto di competitività nel contesto globale, intesa come capacità degli attori sociali di trovare una propria collocazione rispetto ad altri territori ed al mondo esterno, in modo da realizzare appieno quanto programmato e garantirne la fattibilità.

Oggi, mi pare che nessuno sia disposto a fare questo. A partire dai 4 comuni principali i cui sindaci litigano come supponenti strateghi. Intanto noi continuiamo da soli a fare ciò che i Cittadini vogliono da anni: non abbiamo incassato ben 42 milioni di euro di rimborsi elettorali truffa!; rendicontiamo le spese effettuate; ci siamo dimezzati lo stipendio; ci siamo autoregolamentati per espletare al massimo 2 mandati elettorali. Per attuare ciò che si dice e si predica… BASTA FARLO! Non servono leggi: si può fare anche adesso! Aspettiamo gli altri… noi intanto andiamo “Oltre”.

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