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Dal Congresso esce un PD ancora fortemente spaccato

PDcerchio_ø10.epsAlla fine è andata come predicavamo da giorni: Antonio Del Casale porta a casa la conferma a segretario più per non smentire l’operazione svecchiamento portata avanti due anni orsono che per reali meriti personali e il duro affondo di Luciano Lapenna  nella pagina congressuale del Gulliver Center ne è una limpida dimostrazione. Certo il sindaco ha voluto avallare pubblicamente l’accordo raggiunto per la conferma dei giovani, ma a loro ha chiesto anche di portare il loro spirito giovanile all’interno del partito e, quindi, svincolarsi da un vecchio modo e sistema di fare politica. D’altronde spesso le uscite di Del Casale hanno creato più di un imbarazzo ai rappresentanti del suo stesso partito e i silenzi del suo vice che, dopo aver sciolto le riserve, torna a casa con un paniere arricchito dalla corresponsabilità ad armi pari della guida del partito: non più un vice segretario, ma un co-segretario che magari contribuisca a ricreare uno spirito unitario o almeno una parvenza di dialogo tra le varie anime e correnti interne al Pd vastese e del comprensorio, cose che al buon Antonio non sono ancora riuscite.

Ed infatti, quel che è venuto fuori dal summit cittadino del Pd è certamente una mancanza di unità che da sempre caratterizza i democratici vastesi almeno nelle fasi interlocutorie per poi serrare le fila in vista di una consultazione elettorale. La scelta del candidato unico è stata necessariamente partorita da una serie di consultazioni che hanno pianificato il futuro prossimo del partito a cominciare dal pieno appoggio alla candidatura regionale di Domenico Molino scaricando magari quella di Giuseppe Forte. Un baratto elettorale, che ha sancito una tregua tra diessini e renziani e che il presidente del Consiglio ha denunciato nel corso della sua reprimenda di domenica prima di annunciare la propria volontà di disertare il voto.

D’altronde la evidente divisione tra lapenniani e fortiani è stata una costante di questo settennato di amministrazione di centrosinistra e quanto accaduto domenica non può essere catalogato come una novità. Già il 4 gennaio 2012, Forte allora proprio insieme a Molino e alla Amato diramarono e lessero un duro comunicato con cui denunciavano l’anomalia di un congresso senza altre candidature e che intendeva smarcare la vecchia guardia del partito in modo per lo meno criticabile. Eppure anche questa volta non si è avuto un altro candidato: d’altronde quando i giochi sono già fatti pare del tutto inutile.

E proprio Peppino Forte, il grande accusatore del giorno che ha sollevato dubbi sullo spirito democratico che il partito deve avere e sembra aver perso, è stato il soggetto contro il quale tutti hanno levato il proprio dito, anche quella Chiara Zappalorto unica candidata alla segreteria provinciale, cosa accaduta solo nel teatino e sulla quale anche noi abbiamo espresso perplessità e bisognerà riflettere in un futuro nemmeno troppo lontano.

Era presente tutto il gotha democratico vastese al congresso, ancien regime e new generation, che si è confrontato senza risparmio di colpi, ma siamo certi che le prossime settimane regaleranno non pochi momenti di confronto anche duro in attesa di delineare anche i programmi e le candidature per le politiche e, soprattutto, le comunali del 2016 dove per le primarie sembra già certo il nome di Vincenzo Sputore.

Intanto, però, il PD accusa un forte ridimensionamento dei propri tesserati sui quali dovrà aprirsi una qualche riflessione, un allontanamento che, tra nl’altro, sta coinvolgendo tutti i partiti tradizionali.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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