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Erri De Luca protagonista a Palazzo d’Avalos

erri-de luca-giovedì-rossettiani - 35Pinacoteca di Palazzo d’Avalos stracolma per l’ospite d’onore che ha dato il via alla quinta edizione dei Giovedì Rossettiani, curati dal Centro Europeo di Studi Rossettiani con il patrocinio del comune di Vasto.
Stuzzicato dalle sollecitazioni del professor Giovanni Tesio, il noto scrittore e poeta napoletano Erri De Luca ha affascinato la nutrita platea presente con temi e poetica delle sue opere.
“La scrittura – ha raccontato De Luca – è un dono che mi faccio a prezzi modici”, a sottolineare come lo scrivere non sia “un lavoro, ma un piacere: è il tempo salvato delle mie giornate”.
Momento particolarmente delicato quello dedicato alla famiglia, prepotentemente presente in tutta l’opera dello scrittore napoletano, come evidenziato dal professor Tesio. “Sono andato via di casa a 18 anni – ha spiegato De Luca – e ho ritrovato più tardi i miei genitori; ho vissuto con loro e sono morti entrambi nella mia casa. Io non sono credente, non posso cullarmi nella consolazione di rivederli, un giorno, e questo rende impossibile per me consumare il lutto. È come un ergastolo, fine pena: mai. Tutte le volte che li nomino e ne scrivo, li costringo a stare di nuovo con me”.
Per quanto riguarda invece la maggior produzione in prosa, piuttosto che in poesia, De Luca – piuttosto modestamente – ha rivelato: “Per me la prosa è come andare a piedi, la poesia invece è come andare a cavallo, una forza che non governo. Non sono un cavaliere della scrittura, preferisco andare a piedi”.
Dato il suo ingombrante passato di militanza in Lotta Continua, immancabile un accenno, infine, alla politica, sempre stuzzicato dalle riflessioni e domande del professor Tesio. “La politica ormai – ha sottolineato De Luca – è un mezzo al servizio dell’economia e lo stato prende sempre più le caratteristiche di un’azienda. Ma lo stato non deve solo rispondere di entrate e uscite, dovrebbe rispondere di diritti, doveri, scuola, giustizia, sanità che ormai sono diventati servizi per chi se li può permettere e il cittadino è diventato un cliente, trattato in base al suo potere d’acquisto. La politica deve tornare a dar voce all’interesse comune per ridare dignità ai cittadini”.

Natalfrancesco Litterio

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