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Il voto a Grillo espressione di responsabilità e saggezza

BEPPE GRILLO .GIORNATA DEL V DEY 2 IN PIAZZA SAN CARLO.NELLA FOTO BEPPE GRILLOGent.mo Direttore, vorrei parteciparLe alcune riflessioni riguardo all’esito elettorale. Prima di tutto penso che, a partire dai rappresentanti di tutte le forze politiche, dobbiamo ringraziare Grillo, e questo lo vado ripentendo da molto tempo, perché siamo stati fortunati che a coagulare un dissenso ormai troppo evidente, giusto ed innegabile sia stato lui, un comico, e non un qualche altro personaggio scaltro e spregiudicato che, approfittando della situazione, avrebbe potuto portarci chissà verso quale deriva politica.

Secondo, al di là delle frasi ipocrite e di circostanza, di chi, sconfitto, dice di rispettare il verdetto degli elettori, che hanno sempre ragione, penso che, non solo ce l’hanno veramente ma, anzi, hanno dimostrato molta più intelligenza e saggezza di quello che si può credere e che vengono loro riconosciute.

In un momento di crisi, sicuramente più grave di quella del dopo guerra, dove le aspettative non potevano che essere migliori, visto che, allora il peggio era alla spalle, mentre oggi alle spalle ci lasciamo il meglio, perchè la disoccupazione aumenta, i giovani non trovano sbocchi all’altezza delle loro giuste e legittime aspirazioni ed ambizioni,  il merito è bandito, i poveri aumentano ogni giorno di più,  esportiamo “cervelli” ed importiamo mano d’opera, trascuriamo la scuola, impoverendoci culturalmente, ecc.. gli italiani hanno scelto la via civile e democratica per dare uno scossone ad una classe politica sorda e distante dalle esigenze reali del paese. Una classe politica che ha trasformato, subdolamente, una democrazia in una oligarchia dove in pochi hanno preteso di decidere e controllare il parlamento, scippando ai cittadini la possibilità di controllo, verifica e scelta.

Il rischio di una deriva violenta era molto forte, non dimentichiamoci che gli anni di piombo hanno trovato origine da situazioni meno drammatiche ed esplosive di quelle odierne. L’aver scelto, quindi, di votare numerosi per il movimento di Grillo è stato, evidentemente, anche un’espressione di responsabilità e saggezza.

Le avvisaglie si avvertivano ormai da molto tempo, ma sono state ignorate, si è continuati a tenere la testa sotto la sabbia come se tutto fosse normale. Nonostante l’aver fatto finta di non riuscire a trovare le giuste convergenze per cambiare la legge elettorale, che, evidentemente, tutti volevano conservare, gli italiani sono riusciti anche con il “porcellum” a scardinare il sistema.

Lo hanno fatto eliminando, finalmente tanti di quei piccoli partiti “personali”, che nulla hanno a che fare con una partecipazione giusta e democratica alla vita politica, ma che sono solo espressione di interessi parcellari e personali, dicendo no ai partiti più estremisti ed a quello dei giudici. Quest’ultimo no mi sembra molto significativo ed importante. In un paese civile e democratico, fondato sul potere legislativo ed esecutivo, è giusto ed auspicabile che ognuno interpreti il proprio ruolo senza generare confusioni ed invasioni di campo.

L’Italia non ha bisogno di giudici che facciano i politici, e viceversa, ma che facciano funzionare la macchina della giustizia con processi che abbiano tempi fisiologici ed in linea con i paesi più civili. Oggi molte imprese rinunciano ad investire in Italia proprio per i tempi lunghi; altrettanto rischiano, dal punto di vista economico, quelle già presenti e per le stesse ragioni.

I magistrati dovrebbero tornare ad essere percepiti dai cittadini allo stesso modo di come un credente considera il suo “angelo custode”: una presenza discreta, che c’è ma non si vede, che vigila e dà sicurezza, senza inutile invadenza.

Alla luce di queste considerazioni, per quanto mi riguarda, penso che la nostra classe politica non può più far finta che nulla sia accaduto. Non può ignorare più la realtà. È stato detto che il governo tecnico in parte ha fallito il suo compito perché troppo tecnico e lontano dalle esigenze degli italiani. Bene le urne hanno detto pareggio.

Tutto questo può e deve significare solo una cosa: visto che la responsabilità di gran parte della crisi è di tutti coloro che hanno governato almeno negli ultimi quindici anni e, considerato che, volendo sintetizzare la situazione economica con una parola: debito o deficit,  su un bilancio in cui il segno “meno” finale è un numero asettico, senza colore o connotazione politica o partitica, è giusto che, con un gesto di responsabilità che tutti devono agli italiani, ci si metta d’accordo per un governo di salute pubblica e/o di larghe intese, che individui i punti più importanti e prioritari da realizzare per uscire dalla crisi, compresa una nuova legge elettorale, una riforma per la riduzione dei costi della politica e per la soluzione della questione morale.

Questo potrebbe avvenire in vari modi: un esecutivo che veda PDL e PD insieme e movimento 5 stelle con funzione di controllo, con PD e Monti, PD e movimento 5 stelle insieme, per indurre anche Grillo ed il suo movimento alla responsabilità di un’azione non più di solo critica ma anche propositiva e costruttiva che vada a ripagare la fiducia accordatagli.

Ad ogni buon conto l’importante è che tutto venga fatto ricollocando al centro gli interessi degli italiani e non quelli personali e di partito, ridando equità ai provvedimenti che verranno presi,di sostegno alle classi deboli, ecc.. Solo se si recupera il vero ruolo di rappresentanza della delega data dagli elettori si potranno trovare i giusti modi ed equilibri per varare un governo che potrà portare a termine il proprio programma, assicurando, forse, anche una maggiore credibilità a livello internazionale.

Se, malauguratamente, tutto ciò non dovesse avvenire non oso pensare cosa potrebbe accadere visto anche che la pazienza e il senso civico finiscono quando non si ha più nulla da perdere, nemmeno la dignità, e la disperazione prende il sopravvento.

Dr. Mauro Petrucci
Assessore Pubblica Istruzione
Provincia di Chieti  

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