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L’urlo di Fratelli d’Italia

DSC_6343Oltre 150 persone hanno assistito, ieri sera, alla prima uscita ufficiale di Fratelli d’Italia nella nostra città. Sui cubi, posizionati all’interno della sala conferenze della Società Operaia di Mutuo Soccorso, i capolista alla Camera ed al Senato Paolo Gatti, assessore regionale alle Politiche Attive del Lavoro, Formazione ed Istruzione e Politiche sociali, e Antonio Tavani, vice-presidente della Provincia di Chieti con deleghe ai Lavori Pubblici, Grandi opere, Viabilità e sicurezza della circolazione stradale e Trasporti, insieme agli organizzatori dell’evento Etelwardo Sigismondi e Marco Di Michele Marisi.

Ed è stato proprio quest’ultimo ad introdurre la serata con un forte richiamo alle responsabilità del centro-di michele marisi-gatti-sigismondi-tavanidestra che sarebbe dovuto essere dalla parte del popolo ed alle colpe di un management che ha proceduto, nel corso degli anni, a portare avanti politiche autoreferenziali, e non basate sulla meritocrazia, che hanno impedito l’affermarsi di una nuova classe dirigente ed una nuova generazione di politici scelta dalla gente e non imposta da chissà dove.

Dinanzi a personaggi storici della destra vastese, come l’ex parlamentare Nicola Carlesi e l’ex sindaco Filippo Pietrocola, è stata la etelwardo-sigismondivolta dell’intervento di Sigismondi, anch’egli candidato a Montecitorio: “Per la prima volta in Italia una generazione si è messa in discussione  e ha deciso di investire le proprie forze, le proprie idee, le proprie capacità per cercare di cambiare l’Italia, per cercare di dare un contributo fattivo a fare rialzare il nostro Paese. Qualcuno si starà sicuramente chiedendo se c’era necessità di andare a costituire un nuovo partito: io sono stato sempre dalla stessa parte sia in caso di vittoria che di sconfitta ed ero convinto che le battaglie andassero combattute all’interno del partito e ci abbiamo provato a dire alla classe dirigente del Pdl che forse qualcosa non funzionava se dal 40% si era passati al 20%  e che continuare a fingere che tutto andasse bene non portava a niente”. Ed ecco l’affondo sul tesseramento, i congressi provinciali e cittadini, sulla svolta Alfano orientata alla meritocrazia ed, infine, sulle primarie, tutte promesse non mantenute: “ecco perché abbiamo deciso di lanciare una sfida generazionale al PdL. Fratelli d’Italia nasce per poter ricostruire un nuovo centrodestra”. Infine il richiamo a non consentire che il nuovo amore sbocciato a S. Valentino tra Bersani e Monti li porti alla guida del Paese ed al fatto che liste di FdI sono formate da soli abruzzesi e la volontà di prendere anche un solo voto più del PdL per poter imporre il proprio candidato certo, “una giovane donna con gli occhi azzurri”, Giorgia Meloni.

paolo-gattiPaolo Gatti ha ripercosso il momento difficile dell’occupazione abruzzese che ha dovuto far pronte alla perdita di 40mila posti di lavoro in 4 anni, persone aiutate, poi, con gli ammortizzatori sociali in deroga per una cifra intorno ai 250milioni di euro. Quindi, di fronte all’incedere della voce “incentivi assunzionali” nei programmi elettorali delle varie coalizioni, ha ricordato le politiche adottate in tal senso dalla Regione già dal 2010  come Lavorare in Abruzzo 1-2-3; Giovani indeterminati; Fare impresa 1-2; La crescita è donna 1-2 ed, infine, il microcredito di 25mila euro al tasso dell’1%: “iniziative che avrebbe dovuto fare il governo nazionale e che non ha fatto. Oggi con il redditometro il governo vuole sapere ogni singolo euro dei nostri cosa ci facciamo. In uno stato liberale dovremmo essere noi a chiedere al governo che cosa ci fa coi nostri soldi.” Quindi, Gatti ha snocciolato alcuni punti forti del programma di FdI: “Noi siamo per l’impignorabilità della prima casa; per il tetto massimo di tassazione, proposte che stanno scopiazzando tutti. Le banche, poi, si devono dividere in due categorie: quelle commerciali, che devono fare credito alle famiglie e alle imprese; e quelle che fanno un’altra roba, investimenti e speculazioni.” Un ultimo pensiero dedicato ai fondatori del movimento: “Giorgia Meloni e Guido Crosetto hanno compiuto un grande atto di coraggio e, credo, anche tutti noi. Questo Paese non può essere consegnato alle scelte dei nostri amici tedeschi. Gli italiani dovrebbero scegliere il loro governo tranquillamente da loro. D’altronde se i tedeschi ci suggeriscono un governo non lo fanno certamente nel nostro interesse, ma forse nel loro.”

L’intervento di chiusura è stato demandato ad Antonio Tavani. L’apertura del discorso del candidato al Senato è stata dedicata alla antonio-tavanidifficile situazione dei lavoratori della ex Golden Lady incontrati poco prima ad Atessa, lavoratori ai quali si è dovuto spiegare come “21 parlamentari (quelli eletti in Abruzzo, ndr) privi di consenso, voti, nomi e territorio hanno dimenticato di far inserire nella finanziaria 2013 il rinnovo della cassa integrazione in corsa per quei dipendenti, ovvero centinaia e centinaia di famiglia. Il consenso si costruisce nel territorio e non nelle segreterie di partito. Poi l’attacco alle decisioni di Monti sui pagamenti ai fornitori e creditori che non tiene affatto conto del ruolo dello Stato come cattivo pagatore e poi sulle PA dove bisognerebbe crescere per meritocrazia e non per anzianità di servizio. Il richiamo alle politiche sulla possibilità di dazi e di rimettere in discussione non l’euro, ma il suo valore. Infine la stoccata sul parco della costa teatina, come già preannunciato nei giorni scorsi, che “non serve a nulla in quanto si alimenta solo dei trasferimenti del ministero dell’Ambiente. Abbiamo tutto quello che serve per valorizzare il nostro territorio. Non abbiamo bisogno di una nuova casa, di un nuovo CdA per sistemare qualche trombato della sinistra”. Infine, un ultimo appello perché sulla necessità di migliorare le infrastrutture: “non c’è 20130216_192605crescita con queste strade, questa edilizia scolastica e questa edilizia sanitaria o smontando l’architettura istituzionale del Paese: noi siamo il Paese dei comuni e su questo sistema è stato creato ed è cresciuto il nostro Paese”.

In chiusura è stato ribadito l’appoggio incondizionato alla Meloni, che rappresenta la vera novità politica di fronte a decisioni che appartengono al sistema degli apparati come il successo di Bersani nelle primarie.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

fotoreportage: Natalfrancesco Litterio

 

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