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Dalla Petroceltic alla Medoil le battaglie dell’Amministrazione Lapenna

Quel che sta succedendo in queste ore di fronte le nostre coste pone  un accento ancor più marcato su tutte le problematiche correlate alle attività estrattive nel mar Adriatico. Lo sversamento in mare è soltanto uno dei pericoli derivanti da tali attività e proprio nel dicembre scorso, in una disertata conferenza stampa pre-natalizia in cui noi eravamo presenti, proprio Luciano Lapenna ed Anna Suriani hanno illustrato, con l’ausilio di luminari della geologia quali il Prof. Francesco Stoppa (Direttore del Dip. Scienze della Terra Università G.d’Annunzio) e il Prof. Francesco Brozetti (Professore associato in Geologia Strutturale dello stesso Dipartimento teatino) i nuovi attacchi all’ambiente che si profilano all’orizzonte dopo il successo ottenuto contro le autorizzazioni rilasciate alla Petroceltic. In particolare il Comune è di nuovo impegnato a fronteggiare le richieste della Medoil per la realizzazione di un impianto off-shore di estrazione, raffinazione e stoccaggio dinanzi le coste di Ortona, una vicenda che sembrava archiviata e che è tornata in auge grazie alle modifiche della Legge in materia volute dal ministro Passera. I rischi correlati, avverso i quali il Comune e sindaco in primis stanno da tempo attuando una acerrima battaglia nella quale hanno evidentemente ragione, sono stati ben evidenziati dai due esperti geologi presenti nella sala del Gonfalone così come specificati nel loro rapporto sulla vicenda che fungerà da base alle osservazioni alle autorizzazioni alla Medoil che il Comune sta presentando, e si prefigurano come molteplici, a tempistiche diverse ed anche di gravissime entità oltre che comuni a vicende analoghe come quella cui stiamo assistendo oggi. In primis, nell’immediato le attività di ricerca ed estrazione possono determinare disorientamento nei mammiferi, migrazione faunistica con forte riduzione del pescato; a medio termine inquinamento delle acque e dell’aria oltre a tutti i rischi connessi ad eventuali incendi; ed infine, ancor più gravi i fenomeni sintetizzati da due termini specifici, ovvero ingressione e subsidenza. Ambedue sono vincolati alla necessità naturale di riempire il vuoto che si viene a creare con le attività estrattive: nel primo caso il mare anziché depositare detriti sulle coste li depositerà nei vuoti favorendo l’erosione sabbiosa ed annientando, di fatto, le opere di ripascimento; nel secondo si parla di frattura della crosta in grado di determinare anche maremoti ed eventi sismici che potrebbero essere simili a quelli registrati in Emilia Romagna di recente.

Luigi Spadaccini

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