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Golden Lady: ipocrisia dei politici e assenza della Regione

Quella della Golden Lady è una storia infinita e brutta, caricata come quasi sempre accade sulle spalle dei dipendenti rimasti senza posto di lavoro. Legittimo, dunque, il risentimento di alcuni ex dipendenti che ci hanno inviato la nota che di seguito pubblichiamo.

Era il mese di maggio dello scorso anno quando si annunciava la riconversione della Golden Lady, che intanto aveva delocalizzato la produzione in Serbia, lasciando a casa quasi 400 persone. Da allora ci sono stati proclami, rivendicazioni di merito e autocompiacimenti strombazzati ogni volta che se ne presentava l’occasione. Fino alla affissione di grotteschi manifesti, da parte del Pdl che attribuiva al proprio impegno (sic!) la salvezza di 365 posti di lavoro. Era chiaro che si trattava di un anticipo di campagna elettorale. Oggi la riconversione della Golden Lady è fallita, con buona pace per i banditori della politica nostrana. Mentre questo fallimento è di nuovo caricato sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori, licenziati o messi in cassa integrazione: dei 365 posti di lavoro, oggi ne rimangono circa un terzo. Mentre sopra più di 200 famiglie pende la spada di Damocle della disoccupazione. Dalle informazioni che abbiamo, le responsabilità vanno ricercate in primo luogo nell’azienda, per quanto riguarda New Trade. Sono infatti sue le responsabilità se ha subito un sequestro dalla Guardia Forestale per ordine della Procura di Vasto, e sua è stata la decisione di fermare la produzione. E ci paiono strumentali le affermazioni secondo le quali la Regione non avrebbe erogato finanziamenti ad essa dovuti. Sul caso Silda, invece, c’è la diretta responsabilità del governo statale, che non ha rispettato gli accordi raggiunti in sede di ministero dello Sviluppo economico, non finanziando il necessario secondo anno di formazione on the job. Questa, infatti, non è stata prevista nella Legge di stabilità del governo Monti, che Pd, Pdl, Udc e Fli hanno votato. Eppure c’è stato chi, come il consigliere provinciale di Chieti, Camillo D’Amico (Pd) aveva azzardato l’annuncio in pompa magna del rinnovo della formazione on the job, quasi a spacciarla per una vittoria del PD, mentre ancora niente c’era di certo.
Intanto, in tutta la questione riconversione Golden Lady, si nota la latitanza della Regione, che invece avrebbe il compito di mantenere alta l’attenzione su una zona, qual è la Val Sinello, che sta pagando un caro prezzo alla crisi economica. E pure oggi, nonostante la gravissima notizia di una riconversione mancata, non si sentono prese di posizione da parte del governo regionale. Per questo Rifondazione Comunista, attraverso il suo rappresentante in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo intende interrogare la giunta regionale.
Intanto, ci auguriamo che in tutti quelli che finora hanno fatto della questione “riconversione Golden Lady” un motivo di speculazione politica, sia rimasto un minimo di dignità politica per chiedere scusa a lavoratrici e lavoratori ex Golden Lady.

Carmine Tomeo, responsabile Lavoro PRC Abruzzo
Marco Fars, segretario regionale PRC Abruzzo

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