“Scrittori in piazza”, ospite della seconda puntata Remo Rapino con il romanzo “Vita, morte e miracoli”

Nuovo appuntamento a Vasto con “Scrittori in piazza”. Ospite della seconda serata dell’iniziativa, martedì 4 agosto in piazza Barbacani, alle ore 21:30, Remo Rapino con il suo romanzo Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (edizioni Minimum Fax). A dialogare con l’autore sarà Loris Di Edoardo. In caso di pioggia, l’incontro si terrà nella sala Aldo Moro in piazza Rossetti.

Remo Rapino è stato insegnante di filosofia nei licei. Vive a Lanciano. Ha pubblicato i racconti Esercizi di ribellione (Carabba 2012) e alcune raccolte di poesia, tra cui La profezia di Kavafis (Moby-dick 2003) e Le biciclette alle case di ringhiera (Tabula Fati 2017).

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, finalista al Premio Campiello, è stato candidato al Premio Strega. Il libro è candidato alla vittoria anche al Premio Napoli, al Premio Subiaco Città del Libro e al Premio Letterario Città di Rieti Centro d’Italia, e ha vinto il Premio Cielo d’Alcamo per il miglior excipit.

“Liborio Bonfiglio è una cocciamatte, il pazzo che tutti scherniscono e che si aggira strambo e irregolare sui lastroni di basalto di un paese che non viene mai nominato. Eppure nella sua voce sgarbugliata il Novecento torna a sfilare davanti ai nostri occhi con il ritmo travolgente e festoso di una processione con banda musicale al seguito. Perché tutto in Liborio si fa racconto, parola, capriola e ricordo: la scuola, l’apprendistato in una barberia, le case chiuse, la guerra e la Resistenza, il lavoro in fabbrica, il sindacato, il manicomio, la solitudine della vecchiaia. A popolare la sua memoria, una galleria di personaggi indimenticabili: il maestro Romeo Cianfarra, donn’Assunta la maitressa, l’amore di gioventù Teresa Giordani, gli amici operai della Ducati, il dottor Alvise Mattolini, Teté e la Sordicchia… Dal 1926, anno in cui viene al mondo, al 2010, anno in cui si appresta a uscire di scena, Liborio celebrerà, in una cronaca esilarante e malinconica di fallimenti e rivincite, il carnevale di questo secolo, i suoi segni neri, ma anche tutta la sua follia e il suo coraggio”.

Attraverso il miracolo di una lingua imprevedibile, storta e circolare, a metà tra tradizione e funambolismo, Remo Rapino ha scritto un romanzo che diverte e commuove, e pulsa in ogni rigo di una fragile ma ostinata umanità, quella che soltanto un matto come Liborio, vissuto ai margini, tra tanti sogni andati al macero e parole perdute, poteva conservare.

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