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La pista ciclabile è chiusa, ma tutti ci passano

Un viavai continuo di biciclette, appassionati di jogging che fanno lo slalom fra i rifiuti disseminati lungo il percorso e perfino di moto. Sono le scene raccontate dai cittadini che hanno le loro abitazioni lungo la pista ciclabile di Vallone Lebba, sulla carta chiusa con un’ordinanza sindacale che risale a quattro mesi fa, nella realtà aperta e senza neanche uno straccio di cartello.

Una situazione paradossale se si pensa che il provvedimento di chiusura era stato firmato il 24 febbraio scorso dal vicesindaco Giuseppe Forte, per la “tutela della pubblica incolumità” e in seguito ad una dettagliata relazione della polizia locale che aveva evidenziato la necessità di mettere in sicurezza il percorso, disseminato di insidie e con gran parte della staccionata di legno divelta.

A sollevare di nuovo il problema è Carlo Centorami, presidente dell’associazione Vasto Libera che proprio ieri ha protocollato una lettera indirizzata all’ufficio servizi servizi e manbutenzione del Comune a cui era stata delegata la chiusura della pista, mentre spettava alla polizia municipale vigilare sulla esecuzione dell’ordinanza.

Oltre a chiedere quali provvedimenti siano stati adottati o si vogliano adottare “in relazione a tutti gli evidenti problemi di ordine tecnico-amministrativo già rappresentati e successivi al provvedimento di chiusura”, Centorami segnala che quasi nulla è cambiato dopo l’ordinanza.

La pista di Vallone Lebba risulta essere libera ed aperta a tutti”, sottolinea il presidente del sodalizio, “non è stata posta in essere neanche la più banale e semplice segnalazione, perfino in corrispondenza di via Passo della Noce già sede di incidente stradale. La situazione continua ad essere precaria e pericolosa: nonostante il sommario taglio di arbusti si evidenziano numerose insidie stradali, mancano l’illuminazione e i cartelli che delimitano buche ed ostacoli. Quotidiane sono le lamentele di fruitori e residenti che subiscono, impotenti, questa situazione di degrado”.

Insomma, tutto come prima, con l’aggravante che è stata completamente disattesa una ordinanza sindacale.

Anna Bontempo (Il Centro)

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