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La consegna del Premio “I Lions per una scuola migliore” dedicato all’impegno e alla figura di Malala Yousafzai

E stata la padrona di casa, il dirigente Letizia Daniele, ad introdurre la cerimonia per la consegna del Premio “I Lions per una scuola migliore” tenuta questa mattina nell’auditorium del nuovo Liceo Artistico “Pantini – Pudente”.
L’evento, incentrato sui componimenti che i ragazzi delle superiori hanno dedicato alla figura e all’impegno di Malala Yousafzai, la giovanissima attivista pakistana divenuta, nel 2014, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, nota per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione, è stato promosso dal Lions Club Adriatica Vittoria Colonna.

La Daniele ha espresso “contentezza per il fatto che si tratti di un tema così importante e ardito, ovvero il valore delle donne e della parola detta e scritta” attraverso la storia di Malala che proprio perché andava a scuola è stata vittima di un grave attentato. “Dobbiamo essere orgogliosi che nel mondo ci siano persone così”, ha sottolineato il dirigente del Pantini – Pudente.

Guidato dal cerimoniere per l’occasione, Mariella Alessandrini, e moderato dalla prof. Clotilde Muzii, l’incontro ha visto, dunque, i saluti di Antonio Cocozzella, presidente della zona A della VI Circoscrizione del Distretto Lions 108A – Italy, il quale, proprio nella sua veste ufficiale, ha portato i saluti di tutti gli altri clubs del circondario “per questa iniziativa che vede impegnati i ragazzi che sono un nostro punto di riferimento”.
Cocozzella ha anche voluto dare due consigli ai ragazzi che lo ascoltavano. “Vi invito a seguire quanto succede nel nostro Paese e a far sentire la vostra voce senza farvi scivolare tutto addosso” ha detto, aggiungendo, poi “qualsiasi scelta voi facciate, una volta scelto cercate di farlo bene e nei migliori dei modi perché oggi c’è sempre meno spazio per la mediocrità”.

E’ toccato all’avv. Carmine Di Risio, presidente del Club parlare della figura di Malala, “classe 1997 che si è trovata un talebano sull’autobus bus che pistola in mano chiedeva a gran voce chi tra quei ragazzi fosse Malala prima di spararle un colpo in testa”. Quindi ha letto un passaggio del discorso che la giovane pakistana ha pronunciato dinanzi all’assemblea generale delle Nazioni Unite il 12 luglio del 2013.

“I Lions per una scuola migliore” è anche il titolo di un Service distrettuale che tra gli officer distrettuali annovera anche Luigi Marcello, socio del club Adriatica Vittoria Colonna, il quale ha voluto ringraziare il Lions Club di Atri-Penne “che due anni orsono ha proposto questo tema come tema di studio e che invece è divenuto un service distrettuale. Dopo aver ricordato quello che è un po’ il motto dell’attività di Malala, ovvero quel “Cerchiamo quindi di condurre una gloriosa lotta contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo, dobbiamo imbracciare i libri e le penne, sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione. L’istruzione è la prima cosa”, che ha chiuso il suo discorso al Palazzo di Vetro, Marcello ha sottolineato come l’ONU abbia stabilito di istituire il 12 ottobre come “Malala Day” ricordando come “il grido di Malala è il nostro grido ed è il nostro modo di essere Lions”.

Il convegno ha avuto anche due relatori d’eccezione ovvero il prof. Tito Spinelli e Mons. Decio D’Angelo, già docente di storia e Filosofia al liceo classico vastese.
Spinelli ha parlato degli elaborati proposti dagli alunni delle superiori nei quali ha colto “una sobrietà nell’esprimere le idee e una lungimiranza nella scelta dei vocaboli inaspettati”. Quindi si è soffermato sulle difficoltà di confrontarsi, nello sviluppo dei componenti, con realtà diverse e un Corano che è un testo “particolarmente precettistico”. E non solo, perché ha contestualizzato la realtà di Malala, a partire dalle diversificazioni concettuali dell’islam ed ha parlato di tolleranza e comprensione raggiungibili esclusivamente attraverso la conoscenza prima di una proiezione di una piccola parte del discorso pronunciato nel corso della cerimonia della consegna del Premio Nobel per la Pace.

Dinanzi ai presidenti dei Lions Club di Ortona, Loredana Borrelli, e Larino, Angela Vitiello, si è proceduto a enunciare il nome della classe il cui componimento si è aggiudicato il premio, che, secondo la Commissione esaminatrice che si è espressa all’unanimità, è toccato alla II A del Liceo Classico di Vasto, coordinata dal prof.ssa Daniela Fanelli, con la seguente motivazione: “per la stretta adesione al tema e la centralità espressa nei confronti del personaggio femminile Malala: oltre a ciò va rilevato anche lo sforzo di comprendere in modo compiuto anche le ragioni irrazionali del mondo islamico in cui la protagonista rappresenta un tentativo pressoché eroico di affermare la propria personalità attraverso un atto significativo qual è l’istruzione. A riguardo va altresì sottolineato il realismo con il quale viene introdotta un a intervista con valore altamente simbolico nel raffronto di due culture, occidentale ed islamica”.

Ed è stato allora che i ragazzi hanno dovuto presentare il proprio componimento che ha rappresentato un momento davvero particolare poggiato su un connubio emozionante di un video con una ipotetica intervista all’attentatore di Malala, un delicato accompagnamento musicale e un componimento letterario snodato in tanti pensieri pronunciati dai ragazzi seduti a terra in semicerchio che hanno disegnato i vari aspetti delle tematiche proposte.

Intenso l’intervento di Mons. Decio D’Angelo che nel corso del suo excursus ha rievocato il grave episodio che ha visto protagonista la giovane pakistana, la quale, quando sull’autobus il talebano chiedeva a gran voce chi fosse Malala avrebbe potuto scegliere se stare zitta oppure alzarsi e morire, ed ha scelto la seconda opzione. “La differenza tra un giovane libero e chi non lo è – ha detto D’Angelo – sta nell’avere la schiena dritta o piegata. E Malala ha scelto di alzarsi in piedi e morire” e di continuare una lotta anche per quei 66 miloni di ragazze che non possono andare a scuola e di cui ha scelto di essere la voce e la faccia. Tant’è che il cospicuo assegno ricevuto con il premio Nobel, Malala ha deciso di devolverlo a una fondazione che porta il suo nome per la realizzazione di scuole superiori, di cui una nel suo villaggio.

“E’ un modello di coraggio”, ha sottolineato Mons. D’Angelo, recitando alcuni passaggi del discorso tenuto proprio alla consegna del Premio Nobel, quando Malala ha detto: “Chiedo ai ragazzi come me di alzare la testa, in tutto il mondo. Cari fratelli e sorelle, diventiamo la prima generazione a decidere di essere l’ultima: classi vuote, infanzie perdute, potenziale perduto, facciamo in modo che queste cose finiscano con noi. Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica. Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi. Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra. Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota. Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto. Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola. Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora”.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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