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Nuova antenna di telefonia, il secco no del Comitato Corso Mazzini contro l’inquinamento elettromagnetico

Dopo le battaglie ancora in itinere contro l’installazione di una antenna di telefonia mobile targata H3G sul parcheggio multipiano di via U. Foscolo, si accende un altro focolaio di protesta contro quella della TIM sul palazzo di vetro di corso Mazzini, una delle tre previste dal piano antenne presentato dall’azienda di telefonia in dicembre. Proprio sulla vicenda ecco le considerazioni del Comitato Corso Mazzini contro l’inquinamento elettromagnetico, che denuncia la prossima realizzazione di ben 14 installazioni e che riportiamo integralmente.

“Prosegue la devastazione del territorio di Vasto da parte dei gestori della telefonia mobile. I nuovi programmi ormai quasi del tutto approvati comporteranno un enorme aumento del carico di inquinamento dal momento che sono previsti 14 siti aggiuntivi rispetto ai circa trenta esistenti.

Questi nuovi piani prevedono una sempre maggiore intrusione nelle abitazioni quindi un accresciuto rischio di malattie, come ormai diversi studi epidemiologici hanno accertato, anche a livelli molto inferiori ai limiti di legge italiani.

Dopo l’installazione dell’antenna in via Foscolo (con residenti a pochi metri) è la volta di quella di Corso Mazzini 31 con un elevato numero di abitazioni ed attività a ridottissime distanze che saranno quotidianamente bombardate dalle microonde.

Ben presto arriveranno quelle di Montevecchio, Incoronata, Villa De Nardis Aqualand, Vignola, Pagliarelli, Maddalena, Colle Pizzuto, Vasto Viadotti, località Luci.

I gestori di telefonia mobile fanno valere in tutte le sedi il rispetto delle leggi in materia che essi stessi hanno commissionato a governi compiacenti e servili, leggi spacciate come strategiche per lo sviluppo della nazione.
Quando queste leggi non si prestano più ai loro interessi vengono opportunamente cambiate. Dove le condizioni locali lo consentono (vedi Vasto) queste leggi vengono anche non rispettate. E’ presente l’Ospedale di Vasto a 120m dal sito: non importa, secondo le loro leggi. E’ presente già un altro sito inquinante nel raggio di 230m (traliccio Telecom via Madonna dell’Asilo) i cui effetti non sono noti e tali resteranno se lasciamo fare a loro.

La comunità scientifica ha individuato i rischi connessi a queste tecnologie ed ha indicato anche i livelli ai quali è possibile il funzionamento senza danni accertati per la salute delle popolazioni, sulla base ovviamente delle conoscenze attuali.

Allora dov’è il problema? Possiamo far funzionare queste tecnologie salvaguardando la tutela della salute? Si, si potrebbe, o meglio no, non è possibile, ci sono questi signori di mezzo. Se ci provi devi avere a che fare con ricorsi al TAR, Consiglio di Stato, minacce neanche troppo velate ai Comuni e a chi tenta di opporsi (mancherà “il campo”), in una parola di fronte al terrorismo di ristretti circoli finanziari.

Per le masse popolari non ci sono molte strade da seguire, se vogliono cercare di vivere in un ambiente sano. Occorre che si organizzino per far fronte a questo degrado che avanza, formino delle loro organizzazioni popolari ed abbiano un governo che sia rappresentativo delle loro esigenze, che soddisfi a tutti i livelli le loro aspirazioni a cominciare da qui, da questa città, dove gli organismi pubblici (Comune , ARTA, ASL ecc.) si rivelano nei fatti impotenti nella tutela della salute pubblica, dove le masse stesse vengono tenute nella disinformazione totale in barba ai proclami di trasparenza e di scelte partecipate”.

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