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Emergenza Cotir, Febbo è colpa dell’ostruzionismo di alcuni dirigenti e funzionari regionali

immagine di repertorio
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I 16 mesi senza stipendio e le continue promesse disattese hanno scatenato una nuova vibrante protesta dei lavoratori del Cotir. Dopo essere saliti sul tetto del Centro di Ricerca di contrada Zimarino il 14 aprile, ieri hanno occupato l’assessorato all’Agricoltura della Regione Abruzzo a Pescara e la Cgil ha annunciato che l’iniziativa sarà portata avanti ad oltranza. Il tutto proprio quando il presidente del Cda del Cotir, Alberto Amoroso, solo 5 giorni fa aveva comunicato l’avvenuto pagamento di 4 mensilità.

Alla nuova protesta dei dipendenti del Centro risponde l’assessore regionale alle Politiche agricole Mauro Febbo:  “Spiace vedere ancora atteggiamenti “speculari” sia dei lavoratori sia dei loro sindacati  che sicuramente non aiutano a trovare soluzioni concrete per il futuro del Cotir e degli altri centri di ricerca. Questo non fa altro che alimentare demagogia, soprattutto per chi vuole continuare a pescare nel torbido”.

Febbo punta ancor auna volta l’indice contro chi rema contro all’interno dell’Ente regionale: “Voglio rimarcare che la situazione odierna di stallo dei mancati corrispettivi ai dipendenti del Cotir non dipende assolutamente né del sottoscritto né della mia Direzione, ma è stata causata esclusivamente dall’atteggiamento di ostruzionismo da parte di alcuni dirigenti e funzionari regionali politicamente impegnati, tra cui l’ex assessore del comune de l’Aquila iscritto al PD e candidato alle primarie per concorrere alle prossime elezioni regionali. Le somme destinate ai Centri di ricerca erano state trovate e inserite nella Legge regionale n.59 regolarmente approvata, tant’è che il Governo nazionale non ha ritenuto di impugnarla ritenendo valido l’operato del Consiglio regionale e gli atti approvati”.

“In questi anni di Governo regionale abbiamo lavorato per risanare un bilancio disastrato e dissestato – chiosa l’assessore regionale – tagliando il superfluo e tutto ciò che era possibile eliminare, raschiando il fondo, spesso creando anche disagi e sofferenze. Questo perché dal 2007 siamo una Regione dissestata e pertanto siamo stati chiamati a pagare prima le spese obbligatorie e poi le altre che non rientrano nell’ordinario come i Centri di ricerca. Personalmente capisco il disagio dei lavoratori, ma oggi è indispensabile non creare allarmismi soprattutto per quelle aziende che in questi anni hanno creduto nella ricerca e nei progetti che con la misura 124 stanno portando avanti e che sono una risorsa per lo stesso Cotir.  L’Amministrazione regionale e il sottoscritto non hanno nessuna intenzione di abbandonare i Centri di Ricerca, ma il nostro obiettivo è concretizzare risposte, puntando sull’efficienza e sulla stabilità, altrimenti si rischia di fare la fine del Centro Mario Negri Sud. Pertanto  invito le maestranze e i sindacati ad assumere un atteggiamento responsabile al fine di trovare soluzioni e risposte immediate come la legge sul Cria che è ferma da 18 mesi in commissione Agricoltura”.

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