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L’Unità d’Italia vista con gli occhi del Sud

incontro-liceo scientifico-regno 2 sicilie - 03Con 443,2 milioni, “il doppio delle monete di tutti gli altri stati della penisola messi insieme”, il Regno delle Due Sicilie era tra le prime potenze economiche mondiali, nel periodo immediatamente precedente l’Unità d’Italia. Secondo gli stessi dati  di “Scienze delle Finanze” di Francesco Saverio Nitti, pubblicato nel 1903, la Lombardia nello stesso periodo ne aveva solo 8,1 milioni, il Ducato di Modena 0,4, Parma e Piacenza 1,2, Roma 35,3, Romagna, Marche e Umbria 55,3, Sardegna 27, Toscana 85,2 e Venezia 12,7.
Dal primo censimento del Regno d’Italia del 1861 sulla popolazione occupata, risulta inoltre che quasi un milione e 200mila unità erano occupate nell’industria nelle sole province napoletane e oltre 400mila in Sicilia, a fronte di 340mila di Piemonte e Liguria, 465mila in Lombardia e via via a scendere, con le altre regioni del centro nord. Nello stesso periodo quello che era stato il Regno delle Due Sicilie la faceva da padrone anche rispetto all’agricoltura e al commercio.
Da questi dati sono partiti Bartolo Di Luca, personalità particolarmente attiva nel campo del revisionismo storico pre e post unitario che cura anche una trasmissione televisiva sul tema, e il professor Vincenzo Gulì, docente in pensione di Economia aziendale negli istituti superiori e tra i fondatori dell’associazione culturale Movimento Neoborbonico, ospiti ieri mattina presso l’Aula magna del Liceo Scientifico “R. Mattioli” di Vasto per un incontro con gli studenti.
Ad introdurre gli interventi, il professor Luigi Murolo, docente di Storia e Filosofia dell’Istituto, il quale ha sottolineato: “Sono un convinto repubblicano, ma abbiamo sempre e solo sentito le voci dei ‘vincitori’; possono sembrare discorsi fuori dal tempo, ma sono posizioni con cui dobbiamo fare i conti”.
Le motivazioni alla base di questo tipo di incontri sono state poi spiegate da Di Luca: “Le nostre iniziative vogliono essere uno stimolo ai giovani, affinché si facciano delle domande sul quel periodo storico tanto osannato dalla retorica nazionalista e abbiano tutti gli elementi per trarre le dovute conclusioni. Oggi c’è l’idea di un Sud rappresentato come palla al piede di un’Italia che altrimenti sarebbe ricca e forte, ma chi propone queste rappresentazioni forse non sa com’era la situazione nel Regno delle Due Sicilie nel periodo preunitario”.
Come spiegato infatti anche dal professor Gulì, a ridosso del 1861 la situazione tra Nord e Sud era sostanzialmente capovolta: un Sud ricco e prosperoso, con numerose eccellenze, soprattutto in campo economico, e un Nord sull’orlo della banca rotta che ha intrapreso il percorso che ha poi portato all’Unità d’Italia non tanto per ispirazioni ideali, ma proprio per cercare quelle risorse che mancavano.
“Al momento dell’annessione – ha rimarcato il professor Gulì – le due banche principali, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, sono state depredate per la costruzione delle fabbriche al Nord. Prima dell’Unità d’Italia il fenomeno dell’emigrazione verso il Nord era sostanzialmente inesistente”. Dopo l’Unità d’Italia, quindi, con le ricchezze del Sud utilizzate per costruire fabbriche e infrastrutture al Nord, la situazione per quei territori una volta prosperi è precipitata, creando i presupposti della “questione Meridionale”, così come la conosciamo oggi.
Lo scopo di tali precisazioni, come sottolineato dagli organizzatori dell’incontro, quindi non è un antistorico progetto politico secessionista, ma il tentativo di ridare alle terre del Sud e alle sue popolazioni almeno il “dovuto” dal punto di vista storico e da quello di una dignità culturale, troppo spesso strapazzata da stereotipi, alla luce dei dati esposti, privi di fondamento.

n.l.

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