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Rifondazione: sulla questione cinghiali la Provincia di Chieti inerte da anni

cinghialiSi accende il dibattito in Provincia sulla gestione della proliferazione dei cinghiali che non pochi problemi (e pericoli) sta generando in tutto il vastese. Dopo i proclami e le richieste delle ultime settimane, che contemplano anche la caccia selettiva, oggi è Rifondazione comunista a sollecitare l’Amministrazione Di Giuseppantonio attraverso un lungo e articolato comunicato.

“Il Partito della Rifondazione Comunista si è già espresso nei mesi scorsi chiedendo “una oculata e attenta valutazione e gestione”, in occasione della presentazione in Consiglio Provinciale di una delibera piuttosto lacunosa per la “caccia selettiva”.

Il consigliere provinciale, Nicola Tinari, e il segretario provinciale del partito, Riccardo Di Gregorio, che firmano il documento, ricostruiscono alcuni passaggi importanti della vicenda che sembra non trovare soluzione: “In occasione della seduta del Consiglio Provinciale del 12 settembre scorso la delibera fu, come da noi richiesto, ritirata con l’impegno ad approfondire la questione e a ripresentare la delibera entro gennaio.

Son passati mesi, in cui l’Amministrazione Di Giuseppantonio è tornata nel silenzio più totale. Un silenzio squarciato soltanto negli ultimi giorni del mese scorso con un nuovo “annuncio” del Presidente Di Giuseppantonio che mostra la totale confusione di questa Giunta sulla questione.

Per non parlare del Consigliere Staniscia che è arrivato a dare la responsabilità del numero elevato di cinghiali e dei danni da essi causati alla presenza nel nostro territorio di troppe riserve e aree protette, ovviamente dimenticandosi (o facendo finta) che la proliferazione di oggi è figlia di una completa assenza di gestione faunistico-venatoria che questa specie necessita a prescindere e che non ammette di essere abbandonata ad una caccia senza regole, limitata a pochi mesi l’anno”.

Quindi, scorrendo il lungo testo cominciano le accuse alla gestione della crisi: “Un piano di gestione del cinghiale, l’unica cosa che manca e di cui si dovrebbe dotare la Provincia di Chieti (qualcuno dica a Staniscia che è la sua delega) non può essere fatto in maniera improvvisata, senza prima pianificare l’intero sistema di gestione della specie, tanto attraverso un miglioramento della caccia in forma collettiva, quanto agendo sugli habitat, quanto attuando finalmente un’ipotesi di prelievo quali-quantitativo come accade in tutti gli altri paesi d’Europa e nelle regioni italiane più avanti in materia.

Non dimentichiamo poi che, a seguito della tragica morte di Gabriele Di Tullio a Casalbordino, il Presidente aveva annunciato l’avvio di una imponente e massiccia campagna anti-bracconaggio da parte della Polizia Provinciale. Anche di quest’annuncio stiamo ancora aspettando conseguenti atti e fatti concreti. Il bracconaggio appare ancora oggi uno sporti illecito molto diffuso.

Il riferimento alla normativa è d’obbligo, e Tinari e Di Gregorio provano ad affondare i colpi anche in tale direzione: “La gestione della fauna selvatica (tra cui i cinghiali) è normata con precisione e dettaglio. La normativa  non soltanto stabilisce quali sono le responsabilità della Provincia, tra i vari Enti, ma individua anche ben precise direzioni. Quella più importante è il fare riferimento al manuale redatto dall’ISPRA(Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale). Tale manuale è disponibile su internet ed è scaricabile e consultabile dal link: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-la-gestione-del-cinghiale .

E’ questo un manuale che, come è facilissimo accertare tramite una rapida verifica presso tantissime province di tutta Italia, è stato consultato e adottato per piani di gestione del cinghiale in tutta Italia. Tranne che in Provincia di Chieti.

Per quanto riguarda le Aree Protette, che Staniscia (ma non solo) accusa di essere le “colpevoli” della proliferazione del cinghiale, l’ISPRA non ha dimenticato tale situazione. Infatti, sempre sul sito dell’Istituto scientifico, è disponibile anche un manuale specifico per la gestione del cinghiale nelle Aree Protette.

Tale manuale è anch’esso consultabile e scaricabile al link: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/conservazione-della-natura/linee-guida-per-la-gestione-del-cinghiale-sus-1 .

Per avere la dimostrazione della possibilità della gestione del cinghiale nelle aree protette e dell’applicazione dell’apposito manuale scientifico (a cui la normativa obbliga a fare riferimento) non c’è bisogno di andare molto lontani dai confini della Provincia di Chieti, basta semplicemente volgere lo sguardo verso il Parco Nazionale “Gran Sasso e Monti della Laga” (come si può verificare al link http://www.gransassolagapark.it/albOnline/2012/PNGSLdocumento11784-allegato1.pdf ).

Quindi la Provincia di Chieti, che ha diverse Aree Protette sul suo territorio ma che comprendono una porzione non maggioritaria dello stesso, non ha un piano di gestione del cinghiale. Mentre il Parco Nazionale “Gran Sasso e Monti della Laga”, che è interamente un’Area Protetta, ha un suo piano di gestione del cinghiale.

No, il problema non è la presenza delle Aree Protette. Se piani di gestione attivi ed operativi esistono in Parchi Nazionali, se piani di gestione sono attivi ed operativi in moltissime Province d’Italia, se esistono manuali scientifici la cui valenza è addirittura riconosciuta nella normativa, se si afferma che in Provincia di Chieti non è possibile metter mano alla questione, la risposta alla domanda “dov’è il problema?” è una sola: in Provincia di Chieti…

Forse è anche il caso di ricordare che la Regione Abruzzo ha di recente avvisato che non sosterrà più economicamente i danni cagionati dagli irsuti suidi se le province non attueranno un sistema pianificato di controllo della specie.

Il Partito della Rifondazione Comunista torna quindi, esattamente come già fatto nel settembre scorso, a invitare il Consigliere Staniscia, il Presidente Di Giuseppantonio e l’intera Amministrazione ad intervenire realmente e senza ulteriore ritardo sulla questione, evitando improvvide dichiarazioni alla stampa ma attivandosi concretamente, magari ponendo lo sguardo a tutte le realtà territoriali che già si son attivate per affrontare la questione”.

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