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Tassa di soggiorno, è scontro tra Amministrazione e operatori

SpiaggiaOrmai è una tiritera che va avanti almeno da due anni quella della possibile introduzione di una Tassa di soggiorno anche nella nostra città. In Abruzzo, soltanto a Roccaraso ci risulta che sia stata già introdotta, tale tassa è stata reintrodotta nella legislazione italiana nel 2011 e rappresenta un’imposta applicata a carico delle persone che alloggiano nelle strutture ricettive alberghiere e extra-alberghiere di territori classificati come località turistica o città d’arte. Gli introiti derivanti dalla tassa dovrebbero essere destinati esclusivamente a finanziare interventi in materia di turismo e recupero di beni culturali e ambientali. La sua imposizione ha, però, da sempre suscitato un vespaio di polemiche e Vasto non poteva rappresentare un’eccezione soprattutto alla luce di un periodo di crisi finanziaria che rischia di minare la sopravvivenza dell’intero sistema turistico. Vero che nei giorni scorsi la Fab-Cna ha ipotizzato un recupero delle presenze in luglio-agosto, ma è altresì vero che l’eventuale aumento dei costi derivanti da una nuova tassa potrebbe contribuire a comprimere ancor di più quello che potrebbe essere il flusso turistico nella nostra città.

Il dibattito sembra sia accesissimo anche nella maggioranza che amministra Vasto, dinanzi anche alle proteste avanzate dagli operatori del settore. A cominciare dalla Confesercenti per finire all’associazione albergatori Il Golfo d’Oro il coro di no è stato unanime. D’altronde non esiste neanche un Regolamento applicativo e, comunque, quel che abbiamo sentito è inequivocabile: inopportuna, non è il momento e tanto altro.

Oggi anche l’intervento di Davide D’Alessandro, consigliere di opposizione che assume una posizione ancor più radicale contro quel che pare l’orientamento della maggioranza, o gran parte di essa: “L’Amministrazione Lapenna sta partorendo la brillante idea sulla tassa di soggiorno. È vero che è stata applicata da tanti comuni italiani con l’intento di fare cassa ma, come testimonia un efficace servizio sull’ultimo numero del “Venerdì” di Repubblica, ha fatto flop. A Vasto, con una città stremata e con un calo progressivo e spaventoso dei turisti negli ultimi anni, invece di chiederci che cosa offrire a coloro che ancora se la sentono di venire a godersi il nostro mare, pensiamo di chiedere denaro, mettendo le mani dentro le loro tasche? C’è chi vuole archiviarla quest’anno per riprenderla in considerazione l’anno prossimo. Né quest’anno, né l’anno prossimo, né mai. Dobbiamo dare, offrire, non tassare”.

e, poi, la posizione asunta anche dal Pd che in una lettera inviata al primo cittadino scrive:
“Il Gruppo Consiliare del PD di Vasto, considerata l’attuale crisi economica che attraversa il Paese e che affligge le famiglie, i giovani e il mondo dell’impresa, esprime forte contrarietà in questa fase storica, all’introduzione dell’imposta di soggiorno.

Infatti, soprattutto in un momento non positivo per il turismo italiano, in cui la capacità di spesa dei turisti, italiani in particolar modo, risulta ridotta a causa della forte crisi economica in corso, con l’applicazione di questa tassa si andrebbe ad appesantire il budget delle famiglie, creando notevoli problemi ai nostri operatori economici.

Essendo il turismo un comparto strategico per lo sviluppo economico del territorio, si ritiene opportuno dovere avviare una fase di riflessione al fine di condividere tutti gli strumenti utili per il miglioramento di questo settore”.

Da una parte, quindi, le esigenze degli operatori turistici che cercano di salvaguardare quel che resta di un flusso in costante calo, dall’altra quella di un’Amministrazione ancora indecisa che deve fare i conti con la spending review e cerca di recuperare i fondi tagliando le spese, ad esempio, pe le manifestazioni estive etc recuperandoli con la tassa…staremo a vedere.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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