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Politiche 2013, il PD “entra da papa ed esce cardinale”

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Camillo D’Amico

“Fa molto male entrare da papa ed uscire cardinale. I risultati delle recenti elezioni politiche non ci entusiasmano affatto. Sondaggi da stravincenti, urne da quasi. Un soffio, una manciata di voti che limita la governabilità. Pierluigi Bersani presidente del consiglio sì, ma con un governo debolissimo. Fatte poche cose anche importanti sarà utile parlare di nuove elezioni generali. È necessario, prima d’ogni cosa, fare una vera, profonda e reale analisi sulle cause di questa mezza sconfitta che colloca il Pd Abruzzese addirittura al terzo posto. Con queste premesse, pensare di vincere le elezioni regionali se non da folli è sicuramente da romantici sognatori.”
Non usa mezzi termini il capogruppo provinciale del PD, Camillo D’Amico, a commento del disastroso risultato elettorale, soprattutto in Abruzzo. Una vittoria “dimezzata” che lascia l’amaro in bocca e cerca spiegazioni: “Tante, troppe leggerezze unite ad atteggiamenti di sufficienza ed autoreferenzialità hanno irritato l’elettorato del nostro bacino”, secondo D’Amico. “Il Pd era nato sull’unione di due grandi partiti popolari che della loro presenza fra la gente, del loro contatto umano e del radicamento territoriale i veri punti di forza. In questa campagna questi valori sono apparsi smarriti. Troppa ansia nel rincorrere presenze mediatiche, una cura eccessiva della propria immagine a svantaggio del partito. Concerti, eventi, mega segreterie organizzative, macchine con autista ed altro ancora, ma assenti tra la gente e nel territorio. Un linguaggio purtroppo lontano dagli interessi veri e concreti dei cittadini e forse anche privo di contenuti. Queste forse le principali cause della mezza sconfitta”.
Se si riferisca a qualcuno in particolare, per il momento non è dato sapere.
“Rigore etico, morale e materiale forse più nelle parole che nei fatti. Un Pd che avrebbe dovuto perseguire l’atteggiamento sobrio e concreto attento ai bisogni ed alle esigenze di quella dell’elettorato vicino che invece, soffrendo, non ti riconosce e non ti vota.
Un ceto medio di operai, impiegati, insegnanti, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, giovani, disoccupati, anziani ed emarginati, in una sola parola, il popolo che Berlusconi e Monti hanno tartassato e dimenticato, letteralmente abbandonato a se stesso.”
Le motivazioni della mezza sconfitta, nell’aver “preferito rincorrere i nostri avversari, cercando anche d’imitarli. Abbiamo trascurato il popolo e le piazze, abbandonando la nostra tradizione, la nostra storia, liberando uno spazio, ovvero un vuoto occupato da Grillo & C”.
“Bisogna recuperare subito” ammonisce D’Amico. “Riscoprire le nostre origini. Riprendere la buona abitudine del lavoro meticoloso e certosino delle generose formiche, lavorando con costanza ed impegno tra e per la gente, senza dimenticare nessuno, evitando, come accaduto in questa campagna elettorale, di apparire, a volte, un partito di proprietà esclusiva invece che un collettivo forte e coeso.”

n.l.

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