Nelle commissioni congiunte Industria e Ambiente, col DDl Petrocelli, il M5S torna a chiedere anche il limite di perforazione oltre le 12 miglia

Petrolizzazione: a Palazzo Madama in esame il DDL Castaldi che vieterebbe gli airguns

Petrocelli_Castaldi

Lo avevano annunciato anche a Vasto il 25 aprile Gianluca Castaldi e Vito Petrocelli, i due senatori del Movimento 5 Stelle che da tempo sono protagonisti di una battaglia contro la petrolizzazione nell’Adriatico e lo sfruttamento intensivo degli idrocarburi fossili, che la battaglia sarebbe continuata e senza sosta e così è stato ed è.

Dal maggio 2013, quando il parlamentare vastese depositò la prima mozione contro Ombrina Mare e lo Sblocca Italia, ad oggi si sono susseguite tutta una serie di iniziative atte a contrastare Ombrina e similari che hanno coinvolto, poi, anche l’attività dei pentastellati in Consiglio regionale.

Nel mirino dei grillini soprattutto le tecniche di prospezione e ricerca (laggasi uso degli airguns) e le attività di coltivazione consentite anche molto vicino alla costa, cui hanno provato a mettere margine nel dibattito sul DDL ecoreati che non è andato nel verso auspicato.

In queste ore la battaglia è iniziata nuovamente nelle sedute congiunte delle Commissioni di Palazzo Madama Industria e Ambiente, dove sono all’esame di due disegni di legge del M5S “il cui intento normativo – spiegano Castaldi, Petrocelli e Gianni Girotto – è quello di porre limiti alle eccessive libertà che le disposizioni attuali concedono alle multinazionali in tema di ricerca ed estrazioni di idrocarburi”.

Il primo, il disegno di legge n. 1928, è stato proposto appunto dall’attuale capogruppo al Senato, Gianluca Castaldi, e “dispone che le attività di ricerca di petrolio e gas nel mare Mediterraneo abbiano più rispetto per l’ecosistema marino, ponendo il divieto all’utilizzo dell’air gun, una devastante tecnica di ispezione dei fondali”. Il secondo, il disegno di legge n. 1655, è proposto dall’ex capogruppo Vito Petrocelli, e “dispone che le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi non mettano a rischio la tutela della catena alimentare umana, dando priorità agli equilibri naturali e alla tutela della salute e dell’ambiente piuttosto che agli utili aziendali e alla ricerca del profitto”.
Sono entrambi provvedimenti di natura regolatoria, sia degli ingenti interessi economici associati alla filiera del petrolio, che delle conseguenze per l’ecosistema e la salute.

Il primo ddl è di fatto un emendamento all’art.6, comma 17, della legge 152/2006, con cui si fa divieto della pratica dell’Air gun, “la quale – chiariscono i pentastellati – in un mare chiuso come è il Mediterraneo, è altamente devastante per l’ecosistema marino, grandi cetacei compresi. La norma prevede alcune sanzioni e la sospensione dei titoli già rilasciati nel caso si ricorra a questa tecnica di ricerca”.

Il secondo ddl, composto da 20 articoli, intende regolamentare le attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi in mare, il controllo di emissioni gassose e di acque di strato, al fine di limitare realmente l’inquinamento del mar Mediterraneo, non perforabile assolutamente fino alle 12 miglia. In terraferma dispone invece di una serie di prescrizioni, come fasce di garanzia, limiti di emissioni e di inquinanti, penalità corrispondenti al tipo di evasione, sistemi di sicurezza elevati, costi di concessione adeguati ai rischi che l’attività estrattiva comporta, e, soprattutto, divieti di perforazione oltre i 600 m sul livello del mare, per una vera tutela delle falde di acqua dolce, “essendo oramai dimostrato dalla letteratura internazionale indipendente, che le perforazioni in altura hanno un rischio enorme di inquinamento irreversibile delle sorgenti dei nostri fiumi”.

In sintesi, per Castaldi, Petrocelli e Girotto “i due testi, dunque, hanno il valore di portare in primo piano l’uso di tecniche minerarie di ricerca e di estrazione che sono devastanti e la necessità di una valutazione sulla reale convenienza sociale e di mercato, includendo ai primi posti tra gli elementi da valutare, gli effetti sulla salute umana e i costi di bonifica. E hanno anche il valore di esprimere un principio inalienabile della coscienza umana: il rispetto delle normali regole di tutela degli ecosistemi, in contrasto al puro profitto praticato dalle multinazionali, che poi sono alla base della responsabilità che ha l’uomo sul mantenimento dell’integrità del pianeta, così come lo conosciamo oggi, e della stessa catena alimentare umana”.

L. S.

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