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Pilkington rivede i sindacati a metà mese

Da una settimana i dipendenti della Pilkington sono tornati al lavoro, ma con una grossa incognita: il futuro. L’azienda da mesi ricorre agli ammortizzatori sociali per evitare i licenziamenti. Il lievitare dei costi energetici è un macigno per una industria che lavora con forni sempre accesi.

L’attesa ora è per i provvedimenti che varerà il governo. L’attesa è tanta. A metà settembre è previsto un incontro fra azienda e sindacati per fare il punto della situazione. Il problema dei costi riguarda anche i due stabilimenti satelliti di Primo e Bravo anche se in modo minore.

Pilkington, come molte aziende energivore, ha visto ridursi il margine operativo lordo, eroso dal caro bollette. Il colosso vetrario a marzo ha deciso di fermare la produzione per una settimana, per evitare il tracollo. In estate le ferie sono durate un mese.

La Pilkington, che era riuscita a trovare una soluzione alla crisi con i cosiddetti “contratti di espansione”, sta valutando la situazione, auspicando che sopraggiungano al più presto iniziative che riportino le spese all’interno di margini compatibili con la redditività.

Paola Calvano

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