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Macchia nel torrente, avviati i controlli

Sopralluoghi e campionamenti per risalire alla causa e ai responsabili. Indaga l’ufficio circondariale marittimo sulla macchia scura maleodorante che dalla foce del torrente Lebba finisce in mare. L’allarme a Punta Penna, nei pressi dello stabilimento della Ecofox, è scattato nei giorni scorsi, quando alcuni cittadini hanno segnalato la presenza della chiazza scura, accompagnata da un odore davvero sgradevole,  e hanno registrato un video che il Forum civico ecologista ha inviato all’ufficio circondariale marittimo.

“Abbiamo effettuato un primo sopralluogo per verificare la veridicità della segnalazione”, spiega Francesca Perfido, comandante della Guardia costiera di Vasto, “in effetti è stata rilevata la presenza in acqua di una chiazza scura, ma allo stato non siamo ancora in grado di riferire se si tratta di uno scarico fognario o di inquinamento dovuto ad altre attività. Stiamo effettuando gli accertamenti”, continua il tenente di vascello, “verranno eseguiti ulteriori sopralluoghi per accertare il perdurare della situazione e fatti i dovuti campionamenti. Le attività di indagine per stabilire cosa è finito in mare e gli eventuali responsabili vanno di pari passo”, conclude Perfido, la quale ribadisce che la foce del torrente Lebba è “attenzionata” da tempo.

Si tratta di un corso d’acqua che sfocia a poche centinaia di metri dalla spiaggetta di Punta Penna, limite meridionale della riserva naturale di Punta Aderci, uno dei lidi più gettonati della costa vastese, che sconta la difficile convivenza con l’omonima zona industriale. Purtroppo sono anni che quel tratto di litorale è interdetto alla balneazione, per la presenza nei campioni di acqua prelevati dall’Arta di parametri microbiologici superiori ai limiti di legge. Secondo il Forum civico ecologista “non è la prima volta che vengono denunciati strani liquami nel torrente Lebba”.

Il sodalizio, di cui è referente l’avvocato Nicholas Tomeo, chiede che dalle autorità preposte al controllo arrivino risposte sulle cause del fenomeno immortalato dal video.

“Ma è anche necessario intervenire con una visione d’insieme”, rilancia Tomeo, “e con politiche di gestione del territorio che diano un indirizzo chiaro e univoco a quell’area, privilegiando la tutela ambientale dei presidi naturalistici presenti e rinaturalizzando quelle aree sottoposte a maggiori rischi ecologici”.  

Anche in passato il torrente Lebba, in cui confluiscono le acque provenienti dal depuratore della zona industriale,  era finito sotto la lente d’ingrandimento degli enti preposti. L’impianto di depurazione, notoriamente sottodimensionato, è attualmente in fase di raddoppio da parte dell’Arap.

Anna Bontempo (Il Centro)

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