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Intervista a Chiara Bella, portavoce di Gianni Bella, cantante e cantautore

 

Dopo l’intervista a Vincenzo Spampinato, prosegue il nostro tour tra i grandi cantautori siciliani degli anni Settanta e Ottanta. Restando a Catania, il nostro pensiero non può non andare a Gianni Bella, classe 1947, alla fine degli anni Sessanta si trasferisce con la sorella Marcella a Milano dove comincia il loro connubio artistico.

Nel 1972 infatti la giovane cantante, vent’anni non ancora compiuti, partecipa al Festival di Sanremo con il brano di successo “Montagne verdi”, scritta da Giancarlo Bigazzi e musicata dal fratello Gianni. I due continueranno a scrivere per Marcella altri successi che scaleranno le classifiche: “Sole che nasce, sole che muore (1972), “Un sorriso e poi perdonami” (1972), “Io domani” (1973) e “Nessuno mai” (1974).

Nel 1974 Gianni comincia la sua carriera di cantautore, coadiuvato dal solito Bigazzi, col brano “Più ci penso” che per tre mesi resta nella Top Ten della Hit Parade. Nel 1976 vince il Festivalbar con la canzone “Non si può morire dentro” e poi un successo dietro l’altro:Io canto e tu” (1977), “Noe Toc toc” (1978), “Dolce uragano” (1980), “Questo amorenon si tocca”(1981). Sempre nel 1981, insieme a MogolGianni Morandi e Andrea Mingardi, è uno dei fondatori della Nazionale Cantanti. Negli stessi anni comincia una collaborazione con grandi musicisti tra cui l’inglese GeoffWestley, col quale realizzerà alcuni  lavori discografici  come “G.b.1 (1983), “Una luce (1986) e “Due cuori rossi di vergogna (1988).

Sempre agli inizi degli anni Ottanta comincia la sua collaborazione con Mogol che insieme firmano altri grandi successi di Marcella come“Nell’aria” (1983) e “L’ultima poesia” (1985).

Si ricordano inoltre i successi scritti per altri grandi interpreti della musica italiana: “Innamorarsi” per Ornella Vanoni (1982); “La mia nemica amatissima”per Gianni Morandi (1983); “L’emozione non ha voce” per Adriano Celentano(1999).

Agli inizi degli anni Duemila, il cantautore siciliano conferma la sua bravura di compositore nel realizzare le colonne sonore di importanti fiction tv: “Uno bianca” (2001) e “Il testimone” (2001), oltre a film come “La notte breve” (2006).

Nel 2010 Gianni viene colpito da un ictus, ma la malattia non interrompe il suo lavoro, oggi infattiegli, insieme ad altri artisti del calibro di Mario Biondi, Marcella Bella, Alessandro Haber e Duccio Forzano,  insegna  all’ “Accademia Master Music Play di cui la figlia Chiara è direttore artistico. Ed è stata proprio la figlia Chiara, divenuta la portavoce del genitore, ad averci gentilmente rilasciato questa intervista.

Buongiorno Chiara, se non le dispiace vorrei cominciare proprio dagli inizi della storia di Gianni. Come si è avvicinato alla Musica?

La musica ha sempre fatto parte della vita di mio padre, sin dall’infanzia. Infatti i suoi genitori, con i pochi risparmi, erano riusciti a  comprare una radio, quindi in casa loro la musica non mancava mai. Inoltre mio nonno era un grande appassionato di canto e faceva parte di un coro. Quando mio padre compì tredici anni un amico gli regalò la sua prima chitarra. Da quel momento iniziò a suonare, naturalmente imparando da autodidatta. Formò una band con alcuni amici e, almeno in un primo momento, si dedicò per lo più ad un solo genere: il “soul”.  Infatti la sua principale fonte di ispirazione era Othis Redding, uno dei maggiori esponenti di questa corrente musicale, che negli anni ’60 aveva segnato la scena internazionale con moltissimi successi. In seguito, assieme a sua sorella Marcella, si traferì a Milano. Poco dopo avvenne il loro debutto al Festival di Venezia del 1971 con la canzone “Hai ragione tu”, interpretata da Marcella e scritta da mio padre ed Italo Janne. Da lì a poco arrivarono anche i primi successi come la celeberrima “Montagne Verdi” (1972), che scrisse sempre per mia zia, stavolta assieme a Giancarlo Bigazzi, con cui avrebbe lavorato per anni. Il suo successo personale arriverà poco dopo, nel 1976, con la vittoria al “Festivalbar”, grazie a “Non si può morire dentro”, da lui stesso interpretata e composta sempre con Bigazzi.

Oltre Giancarlo Bigazzi, un altro grandissimo collaboratore di suo padre fu il celeberrimo Mogol. Cosa può dire a tal proposito?

L’incontro con il Maestro Mogol avvenne ali inizi degli anni Ottanta.Iniziare a collaborare con quest’ultimo portò mio padre verso stili musicali più raffinati e ricercati, pur rimanendo “fedele” al “soul” e al “blues”. Il primo lavoro realizzato con Mogol, a cui ne seguirono molti altri, fu l’album “G.b.1” del 1983. Opera poco conosciuta dal pubblico, ma davvero apprezzata dalla critica. Questo album fece guadagnare a mio padre il soprannome di “anti-Battisti”, poiché, come è noto, fino a qualche anno prima Mogol lavorava alle canzoni di Lucio Battisti. Inoltre curò gli arrangiamenti di questo disco il grande GeoffWestley, arrangiatore di fama internazionale. Anche il sodalizio con Geoff fu duraturo e pieno di successi e soddisfazioni.

A vedere la firma dei grandi successi, sembra che Gianni abbia perlopiù curato le musiche piuttosto che le parole. C’è stata qualche occasione, in cui suo padre si è cimentato anche come paroliere?

Effettivamente mio padre deve la propria fama soprattutto alla sua attività di compositore. Per i testi si è affidato la maggior parte delle volte a grandi parolieri, come i già menzionati Bigazzi e Mogol, ma anche Gino Paoli e suo fratello, mio zio Antonio. Però alcune volte è capitato cheGianni si sia dedicato anche alla stesura delle parole delle sue canzoni.

Con quali altri artisti suo padre ha collaborato durante la sua carriera?

Papà ha avuto la fortuna e l’onore di lavorare con moltissimi protagonisti della scena musicale nazionale e anche internazionale. A questo proposito, una delle sue più grandi soddisfazioni professionali ed artistiche l’ha avuta realizzando l’album “Vocalist” del 1994. Quest’opera è stata scritta, composta ed interpretata da lui stesso, e contiene il brano “Belladonna”, in cui duetta con Gino Vannelli, celebre artista italo-statunitense.

Un altro connubio ben noto è anche quello con Celentano.

La collaborazione con Adriano è iniziata nel 1999. Quando,insieme al “solito” Mogol che ne ha curato i testi, i due realizzarono l’album “Io non so parlar d’amore”, che al suo interno contiene il grande successo “L’emozione non ha voce”. La formazione Bella-Celentano-Mogol risultò essere vincente, dato che in dieci anni riuscì a pubblicare ben 5 album, che riscossero molta fama. Tutto ciò fu determinato dal fatto che all’interno del trio ci fosse una forte armonia, che rendeva più uniti ed in sintonia i tre. Mio padre, in particolare, in quel periodo si trovava in uno stato di grazia. Infatti, motivato, divertito e spinto da questo grande spirito di gruppo, intensificò al massimo il proprio lavoro. Mi ricordo che addirittura componeva un brano nuovo quasi ogni giorno.

Recentemente ha debuttato l’opera teatrale “Storia di una capinera”, tratta dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga, a cui Gianni stava lavorando da tempo, insieme a Mogol e a GeoffWestley. Come è nata questa iniziativa insolita per un cantautore?

Mentre collaborava con Celentano, mio padre sentì la necessità di realizzare qualcosa che potesse trascendere il genere “pop”. Per questo, grazie anche al fondamentale aiuto dell’autore e sceneggiatore, nonché carissimo amico di famiglia, Giuseppe Fulcheri, iniziò a lavorare a questa pop opera, ispirata per l’appunto al romanzo di Verga. La scelta di quest’opera fu consigliata dallo stesso Fulcheri, che la propose poiché la storia è ambientata a Catania, città natale non solo di Giovanni Vergama anchedi mio padre. Il poter comporre delle musiche per la sua terra e per uno degli scrittori più importanti della sua amata isola, stimolò ed entusiasmò tantissimo mio padre. Infatti si dedicò anima e corpo a questo progetto. Ma lo sforzo è stato talmente grande che,purtroppo, durante la stesura delle musiche fu colpito da un ictus. Per questo l’opera è riuscita a debuttare “solo” nel 2018 al “Teatro Bellini” di Catania, grazie all’impegno congiunto ed inesauribile di tutti coloro che vi avevano partecipato. Il lavoro, però, non è concluso: stiamo ancora ridefinendo i particolari e cercando una “piattaforma di lancio” che permetta alla “Storia di una Capinera” di raggiungere tutto il pubblico nazionale.

A quali, dei brani da lui cantati, Gianni è maggiormente affezionato?

Papà mi ha sempre detto che ogni sua canzone ha un enorme valore per lui, in fondo ciascuna di esse è una sua “creatura”. Naturalmente, però, ha alcune preferenze. Un brano a cui è particolarmente legatoè “L’arcobaleno”, anch’esso contenuto nell’album “Io non so parlar d’amore”, che ha composto di getto e freneticamente. Però ci tengo a ribadire che non esiste una canzone da lui preferita in assoluto.

Suo padre è stato anche uno dei fondatori della “Nazionale italiana cantanti”. Cosa può raccontare di questa sua esperienza?

Credo che la primissima idea di formare una squadra calcistica di cantati per scopi benefici fosse venuta a Mogol. Quello che so di certo è che mio padre fu uno dei sostenitori più convinti di questo progetto. Tant’è vero che, come da lei specificato, è stato uno dei fondatori della nazionale, insieme a celebri artisti quali Gianni Morandi, Riccardo Fogli, Umberto Tozzi, Sandro Giacobbe e altri.

Può raccontarci due aneddoti di Gianni, uno come padre e l’altro come uomo?

Ci sono tanti aneddoti di cui potrei parlarvi sia sulla sua vita privata sia su sulla sua carriera. Quindi anziché sceglierne soltanto un paio, preferisco dire che ciò che ha sempre contraddistinto mio padre, in qualsiasi momento della sua esistenza, sono la costanza e la grande passione per la musica. Una passione così profonda da spingerlo a volerla condividere sempre con noi figlie e con la moglie. Inoltre ciò che lo ha sempre caratterizzato è la sua allegria, peraltro contagiosa, che non lo abbandona mai.

Veniamo adesso a lei, Chiara. Ha respirato musica sin dalla pancia di sua madre, quali sono gli step che l’hanno portata a ricoprire il prestigioso ruolo di direttore artistico dell’ “Accademia Master Music Play”?

Sì, come ha detto, sono stata acontatto con la musica fin dalla primissima infanzia, forse anche di più di quanto non lo sia stato mio padre da piccolo. Ho avuto una formazione musicale a tutto tondo e mi sono diplomata in clarinetto. Ho fatto molta esperienza nel campo della didattica, dirigendo alcuni cori di bambini. Poi ho seguitomia zia Marcella in molti suoi concerti in qualità di assistente, cosa che continuo a fare ancora oggi. Ho lavorato anche in televisione per alcuni programmi musicali della RAI come “Io canto”, in cui svolgevo il ruolo di aiutoregista per l’audio. Infine collaboro con mio padre in molti suoi progetti. Fra questi uno che sento, in piccola parte anche mio,  è “Storia di una capinera”, a cui ho partecipato come coordinatrice artistica e di cui ho curato l’allestimento. È stato un lavoro estenuante ma davvero pieno di soddisfazioni ed emozioni. Per quanto riguarda invece l’ “Accademia Master Music Play” è un’idea nata qualche mese fa da Giuseppe Fulcheri, che subito mi ha coinvolto. È una scuola, basata sul modello statunitense, aperta durante i week-end per un totale di dodici ore alla settimana. La sede prescelta è stata Catania, proprio per permettere alla Sicilia di poter godere di una grande opportunità, che raramente ha l’occasione di avere. In questa accademia non si  insegna musica, almeno nel senso tradizionale del termine, piuttosto si dà la possibilità ai talenti isolani di esibirsi davanti ai docenti, tutti professionisti del campo, e di confrontarsi con loro dal vivo, al fine di imparare dai propri errori ricevendo utili consigli. Le lezioni sono rivolte a musicisti, interpreti, cantautori ed autori di tutte le età. Inizieremo ufficialmente sabato 15 maggio e concluderemo a settembre. A fine corso verrà organizzato un saggio e saranno consegnati agli allievi attestati di frequenza. Fra questi sceglieremo il migliore che avrà la possibilità di incidere uno o più brani, che poi verranno prodotti dalla nostra etichetta a Parma.

La ringraziamo ancora una volta per averci rilasciato questa intervista. Un grosso in bocca al lupo per l’Accademia e per la sua carriera ed un affettuoso saluto a Gianni che, con la sua musica, ha accompagnato balli e baci di milioni di innamorati.

Cesare Vicoli

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