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D’Alessandro: “Il no alla Lega è pericoloso”

Dal chiacchiericcio politico quotidiano, che non porta da alcuna parte, va tenuta distinta la posizione della Lega di Vasto. La Lega di Vasto non solo ha ufficializzato all’unanimità il proprio candidato sindaco, cosa che non è ancora avvenuta in nessun altro partito, ma essendo una forza responsabile, oltre a essere la prima in Italia, in Abruzzo e a Vasto, non ha avuto la presunzione di dire “o Cappa o morte”.

Ha messo a disposizione dell’intera coalizione di centrodestra e delle formazioni civiche il nome di Alessandra Cappa, ma ha anche precisato che un nome come quello di Etelwardo Sigismondi, per ciò che rappresenta, ci farebbe chiudere in positivo la questione in pochi secondi. L’amico Etel non ha raccolto l’invito, dimostrando evidentemente di non essere interessato e ne prendiamo atto, mentre da altre parti c’è un eccesso di agitazione a porre veti, a dire no a quello, no a quella, no al metodo, generando una gran confusione, con esponenti di partito travestiti da civici e civici travestiti da esponenti di partito.

La questione, tuttavia, resta esclusivamente politica. Se si dice no alla candidatura ufficiale della Lega, che non lancia i candidati dalla finestra, si sta dicendo no alla Lega, non a questo o a quel candidato, e tutto ciò può essere un tantino pericoloso per gli equilibri politici. Trovare in giro per il mondo, non solo a Vasto, un candidato totalmente condiviso, che non faccia venire il mal di pancia a qualcuno, è uno sport sempre praticabile ma destinato all’insuccesso. In politica conta la mediazione e, a fronte di elezioni comunali che si svolgono in ben 72 Comuni d’Abruzzo, la mediazione è necessaria per garantire la giusta ed equilibrata rappresentanza, non secondo le isterie di qualcuno, ma secondo i numeri che una forza politica è in grado di far valere. Dopo la mediazione, però, arriva la decisione.

Chiarezza va fatta anche in merito all’universo civico e alle possibili liste considerate minori. Solo uno sciocco può sottovalutare l’importanza di un’aggregazione larga, politica e civica, ampia e compatta, ma se aumenta il numero dei galli e dei galletti, il numero di chi si crede Napoleone mentre è soltanto un brav’uomo o una brava donna in grado di dare una utile mano alla causa, il problema diventa ingestibile. Di grazia, tra i civici, tutti rispettabili, avete individuato un qualche fenomeno o fenomena?

Ho già avuto modo di dire sulla stampa (perché a me piace la stampa e resto un po’ allergico ai tavolini dove si mette in scena la tragica opera del mozzare le orecchie al malcapitato di turno) che nella sesta città d’Abruzzo, Regione guidata da due anni, e bene, dai partiti del centrodestra (non dai civici), non si può non avere un candidato identitario. Se altri hanno paura di mettere faccia e simbolo, la Lega no. Se la Lega ha il candidato, che cosa le dovrebbe impedire di offrirlo alla coalizione? Lo comunica alla stampa, cioè alla città, e lo comunica al tavolo regionale per la decisione finale. Se la Lega, con i consiglieri regionali Bocchino e Marcovecchio, con il segretario cittadino Tascione, con i due consiglieri comunali, con tutta la sua comunità di iscritti, offre alla luce del sole, come abbiamo fatto, non sopra o sotto i tavolini, il nome del candidato, che potrebbe diventare il primo sindaco donna della storia di Vasto, dov’è il problema? Si pensava forse che la Lega non fosse unita, che la Lega giocasse alla fucilazione interna? Errore, clamoroso errore. La Lega, dall’estate scorsa, a Vasto Marina, in presenza e per bocca dell’On. Luigi D’Eramo, ha rivendicato la possibilità di esprimere a Vasto un proprio candidato. La Lega non si è mai nascosta né si nasconderà.

Se il centrodestra saprà essere umile, compattandosi intorno a ciò che è realistico e non utopistico, potrà affrontare la competizione a testa alta e puntare alla vittoria. Se, invece, com’è accaduto in passato, i veti superassero i voti, allora sarebbe grave. So bene che, tra coloro che hanno perso tre volte, c’è anche chi non disdegnerebbe la quarta sconfitta. Ma questo è masochismo, non politica. Dentro la Lega, fortunatamente, i Tafazzi non ci sono.

Davide D’Alessandro

Capogruppo Lega

 

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