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Pandemie: una lunga storia di vittime e rinascite

Alle porte di un nuovo possibile lockdown, la popolazione italiana e, più in generale, occidentale, è stremata ed ha l’impressione che questa pandemia, ad un anno esatto dalla sua conclamazione, sembri non dover più passare. Paradossalmente, se i vaccini funzioneranno, questa nostra risulterà essere tra quelle più brevi rispetto alle pandemie che hanno imperversato nel passato.

Questo articolo vuole elencare le più celebri e devastanti epidemie della storia, analizzandone l’origine, l’evoluzione e la durata, così da dare il giusto peso e significato al Covid-19 sebbene abbia già mietuto oltre due milioni di vittime nel mondo. Questa nostra analisi, infatti, vuole anche dimostrare che se in passato l’essere umano si è ripreso da situazioni peggiori di questa, può farlo anche in questo caso.

Sin dall’Antichità il genere umano è stato flagellato da pestilenze e malattie di vario genere che hanno causato un cospicuo numero di morti; fra queste sono degne di nota la “Peste di Atene”, anche se probabilmente si trattò di un’epidemia di tifo, che scoppiò, per l’appunto, nella città-stato di Atene durante la Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.). Il morbo, diffondendosi,costò la vita a circa 75 mila persone in tutta l’area del Mediterraneo orientale.  Anche la “Peste di Giustiniano”, dal nome dell’imperatore bizantino dell’epoca, pur durando dal 541 al 542 d.C., si ripresentò a più ondate fino al 750!! Dilagò in tutto l’Impero romano d’Oriente, mietendo, si stima, almeno 25 milioni di vite.

La pandemia però che ancora oggi risulta essere la più celebre, è senza dubbio la “Peste nera” che a partire dal 1346, e nel giro di circa sette anni, uccise un terzo della popolazione europea: più o meno 20 milioni di persone. La quasi unanimità degli studiosi identifica la Peste nera con un’infezione provocata dalloYersiniapestis, batterio isolato nel 1894  che si trasmette generalmente dai ratti agli uomini per mezzo delle pulci. Se non trattata adeguatamente, come non poteva esserlo all’epoca, la malattia risulta letale dal 50% alla quasi totalità dei casi. Oltre alle devastanti conseguenze demografiche, questa malattia ebbe un forte impatto nella società del tempo: la popolazione, in cerca di spiegazioni e rimedi, arrivò a ritenere responsabili del contagio gli ebrei, dando così luogo a persecuzioni e uccisioni. Non solo. L’ignoranza e il fanatismo religioso accentuarono non poco la diffusione dell’epidemia. E’ infatti da evidenziare che, per placare l’ira di Dio verso un’umanità peccatrice, furono organizzati processioni e pellegrinaggi all’interno dei quali sfilarono nuovi movimenti religiosi, tra cui uno dei più celebri fu quello dei “flagellanti”, andando a costituire un’ottima occasione per la diffusione del contagio. Stesso risultato si ebbe nella diffusa pratica di chiudersi in massa nelle chiese per lasciare “fuori” la malattia. Questa Peste nera funse da cornice anche per uno dei capolavori della letteratura italiana: il Decameron di Giovanni Boccaccio.

Terminata la grande epidemia del Trecento, la peste continuò comunque a flagellare la popolazione europea, seppur con minor intensità, a cadenza quasi costante nei secoli successivi, fin quasi a scomparire agli inizi del Settecento. Di una di queste ondate, precisamente quella che va dal 1629 al 1633, narrerà Manzoni nei suoi Promessi Sposi, tanto da essere definita “Peste manzoniana”. Facendo un passo in avanti di qualche secolo, arriviamo alla fine della Prima guerra mondiale quando un’altra terribile epidemia sconvolse tutto il mondo: l’ “Influenza spagnola”. La “spagnola” fu così chiamataperché la sua presenza fu riportata per la prima volta dai giornali spagnoli i cui cronisti non erano impegnati a rispettare la censura di guerra in quanto il loro paese non ne fu coinvolto. Il morbo durò due anni e infettò circa il 25% della popolazione mondiale, pari a due miliardi di abitanti, uccidendone 50 milioni. L’elevatissimo tasso di mortalità le vale la definizione di più grave forma di pandemia della storia dell’Umanità. Per un confronto con il Covid, facciamo notare che al momento risultano contagiate “appena” 112 milioni di persone,  pari all’1,4% del genere umano, con un tasso di mortalità dell’1,7% contro il 10% della spagnola!!

Si pensi che questa pandemia ridusse notevolmente l’aspettativa di vita rispetto ai primissimi anni del Novecento. Infatti, solo nel primo anno dalla sua diffusione, risultava diminuita di circa 12 anni.

La maggior parte delle epidemie influenzali, compreso il Coronavirus, uccide quasi esclusivamente pazienti anziani o già indeboliti, al contrario la pandemia del 1918 provocò la morte, per lo più, digiovani adulti sani. Alcune ricerche moderne suggeriscono che la suddetta variante specifica dell’Influenzavirus A sottotipo H1N1 (ovvero la “spagnola”) avesse una natura insolitamente aggressiva anche a causa, secondo ricercatori italo-americani dell’Harvard University, di un sensibile abbassamento della temperatura media del pianeta che, insieme alle cattive condizioni alimentari ed igieniche all’interno delle trincee, crearono le condizioni favorevoli per un contagio esponenziale.

Per concludere facciamo un excursus sulle pandemie/epidemie degli ultimi sessant’anni cominciando con “l’Asiatica” (1957-1960) e la “Spaziale” (1968-69 con ricadute fino al 1972) per finire alla “Sars-Aviaria” (2002-2004) e alla “Suina” (2009-2010) le quali complessivamente causarono nel mondo circa 4 milioni di morti.

Pur essendo comprensibile lo sfinimento di tutti noi di fronte al Covid-19 e ai continui cambiamenti cromatici delle Regioni, ribadiamo che quella in atto è una delle pandemie meno virulente e sicuramente meno durature. Questa nostra ricostruzione storica deve spingerci all’ottimismo, anche perché a seguito di queste crisi sanitarie l’umanità è sempre stata in grado di esprimere il meglio di sé: è stato così dopo il Trecento, quando il morbo spalancò le porte all’Umanesimo-Rinascimento, e nel Settecento, il Secolo dei Lumi che seppellì per sempre lo Yersiniapestis.

E oggi? Cosa sarà dell’umanità dopo il Covid-19?

Ci auguriamo che il Coronavirus abbia fatto comprendere che tagliare la spesa sanitaria significa falcidiare vite umane, distruggere economie ed impoverire chi sopravvive. Speriamo che il Covid-19 ci faccia ripensare concretamente il nostro modello di sviluppo ormai non più compatibile con la salubrità ambientale del Pianeta. Nutriamo infatti fiducia che il sacrificio di milioni di vittime umane aprano ad un Rinascimento ambientale di cui potranno godere le future generazioni.

Cesare Vicoli

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